"Un po' di sincerità è una cosa pericolosa e molta è assolutamente fatale."
O. Wilde
Gli attimi di felicità che abbiamo vissuto, anche se per un tempo breve quanto un battito di ciglia, a volte ci costano tutto.
1, 2, 3, 4... respira.
Scorporiamo ogni momento felice, lo smembriamo credendo che così durerà di più. Pretendiamo da noi stessi che quei ricordi restino ovattati, custoditi sotto una cupola di vetro trasparente che può essere costantemente ammirata.
E soffriamo nella reminiscenza di quanto siamo stati bene. Di quanto abbiamo amato quella persona. Di quanto è stato confortante quel bacio.
I nostri battiti di felicità, pochissimi, rari e fragili come cristalli, sono tutti avvolti in spessa carta di giornale e poggiati in una di quelle scatola di cartone che finiscono in soffitta.
O almeno questo è quello che ho fatto io. D'un tratto sono tornata alla mia quotidianità fatta di quei 3 amici che mi sono accanto, di voci insistenti che ad intermittenza mi dicono cosa fare e del mio lavoro nell'agenzia letteraria.
Niente di più, niente di meno.
Come un condannato a morte che sconta la sua pena nell'attesa di farla finita, così si sono susseguiti i miei giorni dopo avergli detto addio, consapevole di essere colpevole di averlo messo in pericolo per il mio stupido desiderio.
In questi 20 giorni sono stata irremovibile. I pezzi di puzzle che all'inizio continuavano a restare fuori la porta della mia stanza, hanno smesso di accumularsi e persino i messaggi che i primi giorni inondavano il mio cellulare, pian piano si sono silenziati.
Persino suo fratello non ha avuto più nulla da aggiungere a questo mio cambiamento così drastico e la vita di Axel mi è scivolata lentamente tra le dita come un sogno che ho vissuto e dal quale mi sono svegliata troppo presto.
«Amica mia, finirai per sciupare quel bel viso che ti ritrovi» la voce squillante di Ellie mi risveglia dal torpore nel quale aleggia ormai la mia anima. «Eh?» la guardo perplessa «Hai la stessa faccia di quando partecipi ai funerali delle tue vittime. Datti una regolata!»
Ellie è il mio grillo parlante. Estroversa, solare, sfacciata, ribelle, ma anche riflessiva. «Non ho la faccia da funerale» rispondo seccata, prendendo la busta di patatine dal comodino «E se non la smetti di mangiare qualsiasi cosa ti capiti a tiro, farai il culo di una mongolfiera. E tu non vuoi rovinare il tuo bel sedere, vero?» ammicca facendomi l'occhiolino. In realtà lei ha un fisico anche migliore del mio ed è ossessionata dalla sala pesi, perciò sa bene quanti sacrifici ci vogliano per mantenere un corpo tonico, ma io no. Io ho vissuto con poco cibo per anni e ho fatto le scale del mio palazzo fatiscente per talmente tante volte da avere il culo alto solo per quello. «Tanto tutti quelli che lo toccano, poi rischiano di morire» infilo un'altra patatina in bocca masticandogliela in faccia.
«Rebeca, ascoltami» mi strappa dalle mani il cibo calorico in cui vorrei affogare la mia frustrazione. «Hai preso la decisione giusta. Axel non merita di trovarsi in mezzo a questo casino» i miei occhi non sostengono il suo sguardo e finisco per guardare la scrivania dietro di lei sul quale sono poggiati tutti quei maledettissimi pezzi di puzzle.
«Lo so» non aggiungo altro «è anche colpa mia. Non dovevo spingerti verso di lui» ammette accarezzandomi le spalle «Pfff, tu non c'entri nulla, sei solo una buona amica. La migliore di tutte» mi tira a sé stritolandomi in un abbraccio caldo, rassicurante.
«Ti sei presa una bella sbandata eh?» Sussurra al mio orecchio e con la mano mi tocca piano la schiena «Già»
Sbandata è uscire di strada e poi ritrovare il senno. Quello che è capitato a me è stato uno scontro mortale e poi dritti giù, in un precipizio.
STAI LEGGENDO
Before your touch - Tocco mortale
Fantasi✨️ Romantasy incentrato sulla Mitologia Celtica✨️ Vol. 1 completo «Non voglio trascinarti nel mio oblio» «Finché saremo l'uno con l'altro, che importa se è buio?» Rebeca ha 25 anni e custodisce un segreto terribile: è una seguace del Dio dei morti...
