"Lui conobbe lei e sé stesso, perché in verità non s'era mai saputo. E lei conobbe lui e sé stessa perché, pur essendosi saputa sempre, mai s'era potuta conoscere così." I. Calvino
Lasciare andare chi amo è sempre stata una dote innata. Axel si era chiuso la porta alle spalle ed io non lo avevo rincorso né avevo emesso una parola che potesse convincerlo a restare, come sempre. Ma il lavoro era rimasto incompleto e sapevo che avrei dovuto raffrontarlo su un ring fatto di domande e di risposte che mi prendevano a cazzotti dritta in faccia.
El-love
A che ora andrai nel suo ufficio?
Sono già nella hall del suo grattacielo...
Poche parole per avvisare la mia amica e poso il cellulare in borsa. Respiro, anche se l'aria sembra scorticarmi i polmoni per l'ansia e un passo dietro l'altro mi avvicino all'ascensore.
Mai mischiare lavoro e vita privata, dicevano tutti ed è proprio vero, solo che non è dipeso da me. A dire il vero nulla della mia vita dipende da me. Le scelte che apparentemente sono mie, sembrano pilotate costantemente dal destino ed ogni volta che provo a cambiare strada, a modificare il finale, tutto ricomincia da capo. Ancora ed ancora.
Ed eccomi qua, di nuovo nella sua hall. Di nuovo sull'orlo di un precipizio emotivo. Ancora qui a rischiare che il Dio dei morti me la faccia pagare più di quanto non abbia già fatto.
Le porte dell'ascensore si aprono con un suono metallico che mi fa sussultare. Entro, premo il pulsante del piano ed il mondo si contrae velocemente in una scatola d'acciaio che sale verso l'alto. Evito di guardarmi allo specchio. Sono giorni che non dormo, ma come potrei? La mia mente non fa altro che pensare all'addio che non vorrei mai dire, al suono di una risata che tra poco non sentirò mai più. Ogni volta che mi guardo, io vedo ciò che perderò. Vedo gli occhi furbi di Aaron, sento i suoi abbracci caldi, le canzoni che non ascolteremo più.
È tutto così surreale ed allo stesso tempo concreto da far male.
Come reagirà Axel? Come farò a stargli vicina? Come potrò fingere?
Mi passo una mano tra i capelli, come se bastasse per riprendere un minimo di controllo. Le porte si riaprono e mi ritrovo davanti la stessa segretaria di mesi fa, che però non mi riconosce. «Buongiorno, sono Rebeca James, ho un appuntamento con il signor Hill» scandisco il suo cognome come se lui non fosse l'attrazione principale di questo posto. «Buongiorno. Il signor Hill è in riunione, ma ha detto di farla accomodare in ufficio. La raggiungerà presto»
Annuisco e la seguo lungo il corridoio.
Quando la porta dell'ufficio si apre, è tutto perfettamente in ordine e profumato, come lui.
«Si accomodi. Posso portarle qualcosa?»
Una bottiglia di alcol, grazie.
«No, la ringrazio, sto bene così»
Approfitto dell'attesa per dare un'altra occhiata alle ultime domande rimaste in sospeso e alla scaletta lavorativa che stileremo per i prossimi mesi.
Rido nervosamente al pensiero che dovranno esserci dei "prossimi mesi" ed è un tempo particolarmente lungo per chi, come me, gioca una partita sleale con la morte.
Il nostro tempo appartiene ad un orologio con ingranaggi rotti, consumati, che tentano in ogni modo di incastrarsi ancora.
Mi avvicino all'enorme finestra che si affaccia su uno dei quartieri più costosi della città e guardo le macchine sfrecciare. Quasi sobbalzo quando una voce familiare mi sussurra maliziosa: «Ciao, ci conosciamo?»
STAI LEGGENDO
Before your touch - Tocco mortale
Fantasy✨️ Romantasy incentrato sulla Mitologia Celtica✨️ Vol. 1 completo «Non voglio trascinarti nel mio oblio» «Finché saremo l'uno con l'altro, che importa se è buio?» Rebeca ha 25 anni e custodisce un segreto terribile: è una seguace del Dio dei morti...
