25 - Una becchina elegante

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"Ambo le man per lo dolor mi morsi." D. Alighieri

Axel è avanti al mio letto con in una mano un sacchetto con dentro un cornetto al cioccolato e nell'altra un caffè lungo.

L'odore della colazione mi risveglia come da un coma profondo e non posso credere di avere avanti a me un simile dio.

«Buongiorno dolcezza, ti senti meglio?» Si avvicina poggiando le labbra sulla mia fronte. Annuisco stiracchiandomi e accetto volentieri il contenuto del sacchetto e il caffè, ancora bollenti.

«Com'è stato dormire sul divano?» Faccio una smorfia imbarazzata perché è ovvio che avrei potuto fargli spazio nel mio letto, ma sappiamo entrambi cosa sarebbe successo.

C'è una linea davvero sottile che ormai ci impedisce di passare quel limite e il muro che ho cercato di erigere in questi mesi è fragile quanto una cristalliera.

Provare a stare lontana da uno come lui mi sembra ogni giorno un'impresa titanica, ancora di più dopo aver scoperto la sua vera e fragile natura, quella che non mostra quasi a nessuno.

«Dovrò tenere il busto per un mese.» Allude alle molle rotte del divano, mentre si siede sulla sedia accanto alla scrivania che di solito raccoglie i miei vestiti per una settimana. Addenta una fetta di crostata alla marmellata, stando attento a non far cadere le briciole.

Dio, è sexy anche quando mangia. 

«La prossima volta dormiamo da me» e per poco non mi strozzo col caffè, che inevitabilmente mi va di traverso.

Resto in silenzio, non so bene cosa dire e dopo la serata di ieri sento che abbiamo superato un altro livello di confidenza che mi porterà ancora di più verso il baratro.

Ma io sono abituata a camminare sul bordo del precipizio e anzi, guardo di  sotto con la speranza, un giorno, di morirci.

«Mi aspettano in ufficio.» Si sistema la camicia mentre infila la giacca, la stessa di ieri sera. «Il grande Axel Hill che indossa due volte lo stesso completo.» Blatero ingoiando il desiderio misto alla sfoglia del cornetto.

«Presumo che dovrò portare qui qualche cambio di riserva.» Mi trafigge con lo sguardo e mi sento tagliata in due parti ben distinte: quella che vorrebbe essere presa su questo letto e l'altra, la solita che lo respinge per paura che la mia maledizione possa ucciderlo. 

«Non ho molto spazio nei cassetti.» È tutto ciò che riesco a dire, pentendomi subito di una frase davvero sciocca come quella. E il mio bel magnate dell'informatica, ricco fino al midollo, pieno di donne che diventerebbero zerbini per lui, mi guarda e ride ancora, senza evidentemente fare più caso alle mie risposte strampalate. I suoi occhi verdi, illuminati dallo spiraglio di luce che filtra dalla finestra, mi scrutano di nuovo prima di rivolgermi un ultimo saluto.

Deve aver capito bene che sono imprevedibile, instabile e che probabilmente mi pentirò di qualsiasi atto di confidenza che ci concederemo e, per questo, mi scruta più a lungo del dovuto, come a imprimere nella mente una scena intima come questa: due semplici ragazzi che, dopo una serata insieme, si salutano fino alla volta successiva.

Ma io non sono una qualunque e tu questo non lo sai, non puoi saperlo, anche se sei troppo intelligente per non immaginare che ci sia qualcosa che non va.

Mi alzo dal letto cercando di sistemare la camera che è un vero caos, con i vassoi ancora sulla scrivania e l'ambiente impregnato dei nostri respiri corti e dei pensieri che non abbiamo avuto il coraggio di rivelarci. Oggi sarà una giornata dura perché, se ieri le voci mi assillavano senza darmi tregua, questo è invece il momento di riscuotere delle vite.

Before your touch - Tocco mortaleLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora