37 - Pensi mai al futuro?

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"Nessun dolore è maggiore che ricordarsi del tempo felice ne la miseria." D. Alighieri

Sono passati pochi giorni da quando ho visto Donn. Sono passati pochi giorni da quando ho scoperto che dovrò dire addio ad Aaron.

Le giornate si sono susseguite come macigni giganti spinti lungo il pendio di una montagna aguzza e sapevo che l'unica persona al mondo che poteva consolarmi senza giudicare era come sempre la mia Ellie. Ho chiesto alla mia coinquilina del tempo per stare da sola, ma in fondo è bastato guardarmi negli occhi per capire che qualcosa non andava. Emma è sempre stata delicata e gentile e queste sono solo due delle ragioni per cui la adoro come compagna di camera, ma credo che ormai sospetti che io soffra di una specie di depressione, vista la quantità di volte in pochissimo tempo in cui mi ha vista devastata.

«Sono qui, amore. Sono qui» è bastato scriverle un messaggio con quel nome per farle capire tutto ed in pochissimo si è catapultata nella mia stanza. Tipico di Ellie: è proprio una di quelle persone a cui puoi letteralmente scrivere a qualsiasi ora del giorno, chiamare in qualsiasi momento e lei lascerà tutto, metterà la sua vita in stand-by per te e questo la rende una delle anime più pure che abbia mai incontrato.

Nemmeno 30 minuti dopo che Donn mi aveva lasciata da sola, Ellie ha aperto la porta con una chiave di riserva e mi ha trovata esattamente come sospettava, sotto le coperte, in lacrime. «Non piangere, ti prego» si è avvicinata al letto, ha sollevato il piumone e si è stesa accanto a me abbracciandomi. «Shh, va tutto bene. Va tutto bene»

Ma ho continuato a piangere a dirotto e nella stanza risuonava solo il rumore dei miei singhiozzi.

Gli altri intorno a te muoiono e tu resti qui, da sola, a piangerli, ma sei tu. Sei tu la sola causa di tutto questo.

Abbiamo passato più di un'ora così, immobili a letto, finché ad un certo punto ha capito che non bastavano le carezze e, dopo aver infilato una ciocca di capelli dietro l'orecchio, ha rivelato una verità che ha risvegliato la mia coscienza.

«Rebeca ora devi ascoltarmi bene» il suo tono serio, ma composto ha attirato subito la mia attenzione «Stavolta non puoi permetterti di scappare. Devi dirgli addio, devi goderti questi ultimi momenti insieme. Non tirarti indietro prima del tempo come tuo solito, lui merita più che vederti sparire senza una motivazione»

Ha ragione. Non posso fuggire dal bene che provo per Aaron. Il minimo che potevo fare per lui era godermi ogni momento insieme, assaporare la sua vitalità che stava per spegnersi e fare i conti con ciò che io da sempre rappresentavo per gli altri: una disgrazia.

«Ellie» ho detto in un soffio «Sì?» le sue ciglia lunghe accarezzavano la mia guancia «Prego ogni giorno che anche tu non sia vittima della nostra amicizia» confesso. Ci penso da sempre, ma per quanto abbia ridotto sempre all'osso le interazioni ed i rapporti con gli altri, non ho potuto fare a meno di volere bene a poche persone, come lei. Lei che illumina una giornata grigia con la sua voglia di vivere. Lei che mi guarda con quegli occhi giganti e leggeri come piume a cui spesso mi appoggio per non crollare.

«Cerca di pregare bene, ok?» ha sorriso.

***

La mia pausa fuori dal mondo in cui mi sono crogiolata nel mio dolore, è durata un battito di ciglia perché la vita, come la morte, va avanti e non guardava in faccia nessuno. Nemmeno un'umilissima seguace del Dio dell'oltretomba.

Dopo aver finto per qualche giorno di avere l'influenza infatti, ho dovuto fare i conti con la realtà e mi sono trascinata a lavoro. Delle occhiaie spaventose fanno da cornice ai miei occhi spenti, i capelli sono raccolti in uno chignon morbido e sul mio viso non c'è quasi traccia di trucco, ad eccezione di un rossetto nude.

Before your touch - Tocco mortaleLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora