32 - Un respiro alla volta

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"Finirà anche la notte più buia e sorgerà il sole"
Victor Hugo

AXEL

Soccombere. Questo è il termine che più mi si addice ultimamente.E' come annegare, annaspare per un briciolo d'aria e invece sprofondare giù. Sempre più a fondo. Questo sono io, il grande Axel Hill. Questo è il sex symbol della California. Un ragazzino tormentato dai demoni del passato. Un succube di se stesso. 

Sono così stanco. 

Stanco di fingere che tutto sia sotto controllo quando invece ogni cosa cade a pezzi.

«Ecco il programma di oggi pomeriggio: alle 14:00 è previsto il briefing con il marketing per la campagna del nuovo prodotto per la Nike, subito dopo c'è una chiamata con il partner internazionale per definire i dettagli del contratto e forse ci resta ancora un'ora per rivedere la presentazione di venerdì»

«Axel, mi stai ascoltando?» La voce di Alfred, il mio assistente ed angelo custode, diventa sempre più ovattata e le orecchie cominciano a fischiarmi.

Un tremore fin troppo conosciuto si impossessa delle mie mani.

Ci risiamo.

Lo sento arrivare dallo stomaco prima ancora che inizi davvero. Un formicolio risale tra le costole e il cuore inizia a correre più veloce, come in preda ad un infarto, fino ad arrivare al cervello.

«Ti senti bene?» Alfred, mi accarezza la spalla. Conosce bene i miei punti deboli e le mie crisi di panico, d'altronde è il braccio destro dell'azienda da quando praticamente ero uno sbarbatello incosciente. «Ho bisogno di prendere una boccata d'aria» riesco soltanto a dire prima di alzarmi come una furia «Prenditi il tempo di cui hai bisogno, vado a farmi una tisana»

Non è certamente la prima volta che assiste alla scena.

Quasi corro verso il lungo corridoio pieno di uffici in cui lavora il mio personale e per fortuna tutte le porte sono chiuse, così da non dover incontrare o dare spiegazioni a nessuno.

Con un colpo secco apro la porta di emergenza che spunta su un enorme terrazzo dove ogni tanto facciamo piccole feste o semplicemente ci rilassiamo quando non fa troppo caldo. È piuttosto alto e da qui si vedono gli altissimi edifici che circondano la mia azienda e che formano la rinomata zona della Silicon Valley.

Calmati.

Non è la prima volta e non sarà nemmeno l'ultima.

Allento il nodo di questa maledetta cravatta che ormai è diventata una seconda pelle e mi avvicino al bordo per toccare la superficie ruvida del cornicione. Avere qualcosa sotto i polpastrelli mi calma, mi dà la sensazione di essere ancora nel mondo reale, anche se intorno a me tutto diventa buio.

Anni di terapia e migliaia di soldi spesi in psicologi diversi, mi hanno fatto capire che bisogna solo imparare a convivere con il mostro dell'ansia. E voi direte che tutti ne soffriamo, che è una costante della vita perché chi crede di avere un'esistenza serena e tranquilla, in realtà è un povero sciocco, ma solo chi soffre di attacchi di panico sa bene di cosa parlo.

Faccio respiri profondi, il petto si alza ed abbassa in maniera irregolare e frettolosa e per un attimo chiudo gli occhi. Soccombo al buio e lascio che l'aria fresca mi dia un po' di sollievo. Spesso durante i miei attacchi di panico, riaffiorano vecchie conversazioni con i vari terapisti, in particolare quelle della dottoressa Kelly.

"Pretendi troppo da te stesso. Cos'è che ti fa pensare di dover essere sempre perfetto?" L'ufficio che sapeva di vaniglia e la poltrona di pelle marrone su cui sprofondavo più del dovuto ogni volta che parlavo delle mie insicurezze, rendevano tutto molto professionale.

Before your touch - Tocco mortaleLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora