Epilogo

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"Amore non soggiace al tempo. Amore non muta in brevi ore e settimane,

ma impavido resiste fino al giorno del Giudizio."W. Shakespeare

8 mesi dopo...

Il sole sta calando dietro il Golden Gate, tingendo la baia e la città di riflessi arancio e rame. Appoggiata alla ringhiera, tra la gente che ogni giorno fa il mio stesso tragitto, osservo le ombre di una nuova notte farsi sempre più vicine. Questo è il momento della giornata che preferisco: il crepuscolo, la linea sottile che divide il giorno dalla notte, la luce dal buio, la speranza dalla rassegnazione.

Respiro a pieni polmoni godendomi il panorama. La città mi saluta come ogni giorno e le luci dei grattacieli brillano come piccole stelle sul punto di esplodere. La mia vita è cambiata, ma non del tutto. Ho detto addio al campus di Stanford, a quella camera doppia che mi ha accompagnata per anni, ai corridoi che ho percorso con le mie converse consumate. 

Ora ho un appartamento carino che condivido con Ellie. Ogni tanto prova a convincermi ad organizzare qualche pazza festa in casa e, puntualmente, mi ritrovo a farle da complice riluttante, salvo poi sparire dopo un'ora, rifugiata sul terrazzo con un calice di vino tra le mani. La mia migliore amica dice che sono un'anima romantica, ma anche un po' vecchia, e forse ha ragione. Dopo il lavoro passo spesso in quella che un tempo era la mia casa e lascio che mia madre mi accarezzi i capelli mentre guardiamo una commedia romantica che ci farà piangere. 

Ogni tanto mi godo la mia solitudine, altre invece, lascio che le persone del Cerchio disinfettino le mie ferite. Il lavoro continua a gonfie vele e ho ricevuto una promozione, così Mark, il mio capo, mi ha dato la possibilità di gestire il nuovo ufficio dall'altra parte della città. Quindi eccomi qui, come ogni giorno, su questo traghetto che avanza placido tra le acque della baia. Il mare si increspa appena sotto il tocco lento del ferry boat e l'aria salmastra mi pizzica il viso, come un promemoria del fatto che sono viva, che qualcosa ancora può sorprendermi, come questo panorama mozzafiato.

È diventata una specie di rituale, questa traversata e mi ricorda che esisto anche fuori dalle pagine che scrivo, dai libri che mi commissionano, dalle cicatrici che mi porto dentro.

A volte penso che l'Oceano sappia tutto di me, dei miei silenzi, dei miei se. A volte invece sono convinta che, quel ponte che collega il mare al cielo, su cui anni fa stavo per porre fine alla mia vita, sia il punto di sutura tra ciò che ho perso per sempre e la mia rinascita.

E poi accade.
In un groviglio di anime che percorrono quotidianamente i miei stessi passi stanchi, un'ombra si ferma accanto a me. Sento la presenza e mi volto, lentamente.

Lui è qui.

Il sole all'orizzonte illumina il suo viso curato e il cuore accelera. O forse ritorna a battere dopo mesi di arresto forzato. 

Ci guardiamo. Un attimo, forse due, poi lui inclina la testa e lecca il labbro inferiore, con quel gesto che conosco fin troppo bene e che mi faceva perdere completamente il senno.

«Ciao. Ci conosciamo?» crede di attirare la mia attenzione, non immaginando quanto questo incontro sia fuori da ogni possibile traiettoria del destino. 

Resto immobile.
Tutto intorno si ferma: il vociare degli altri, il vento, le mie certezze sbiadite da un sentimento ancora troppo forte. E poi sorrido. Un sorriso piccolo, contenuto, ma sincero. Uno di quelli che riservi solamente a chi hai amato senza misura.

È la terza volta da quando le nostre esistenze si sono incrociate in questo pazzo mondo, che Axel mi pone la medesima domanda. 

La prima volta, ero una sciocca studentessa alle prese con la sua prima intervista. La seconda era stata un modo per ricordarmi che, nonostante tutto, ci stavamo ancora scegliendo. Una remiscenza di quanto ci appartenessimo, nonostante spesso avessi provato a non conoscerlo, a dirgli addio. E ora la terza, la più crudele di tutte. 

«No, non credo» sussurro stringendo le dita attorno alla ringhiera. 

È qui, è reale, vivo. 

Axel non ricorda nulla di me, di noi, ma ora non è questo ciò che conta. Nei suoi occhi verdi, intravedo la vita che lo aspetta, anche se somiglia terribilmente a quella che ho perduto per sempre. E mentre il traghetto continua la sua corsa e il sole affonda dietro i grattacieli, io gli resto accanto ancora per un po', pensando a quanto il destino, caparbio e silenzioso, abbia saputo ancora una volta dove riportarci. 

Proprio qui. Proprio ora.

Before your touch - Tocco mortaleLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora