CAPITOLO 15

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VEGA

La sua frase mi tormentava da quando, due ore prima, era uscito di casa sbattendo la porta. Era ormai sera e mi annoiavo tremendamente. Il pensiero di quello che avrebbe fatto, qualsiasi cose fosse, mi rendeva nervosa e impaziente. Ero sdraiata per terra, con i capelli sparsi disordinatamente sul pavimento lucido e le gambe poggiate alla parete, fissando il vuoto e mordendomi le labbra.

Sentii la porta d'ingresso sbattere e mi alzai in piedi, il respiro sempre più corto mentre aspettavo che la mia porta si aprisse. Passi felpati e lenti erano sempre più vicini e si fermarono dietro la mia stanza. Fissavo la maniglia con ansia e dopo secondi che parvero interminabili, finalmente la porta si aprì.

"Vieni con me".

Daniel era di fronte a me, imponente nella sua altezza, ancora con indosso lo stesso completo che lo rendeva attraente e pericoloso. Non risposi, indecisa su cosa fare, e lo fissai guardinga.

La sua espressione era indecifrabile, la sua voce piatta e profonda, gli occhi neri senza anima e la mascella appuntita che gli conferiva un'aria minacciosa.

Ancora scalza, lo seguii fuori dalla stanza e giù in sala, mentre dei brividi cominciavano a ricoprirmi il corpo di pelle d'oca.

Non avevo detto nemmeno una parola, lui si limitava solamente a darmi le spalle e scortarmi in un angolo della casa nascosto da un quadro.

Schiacciò un pulsante e si aprì la parete, rivelando delle scale nere che conducevano in una specie di seminterrato buio.

Alzai un sopracciglio, guardando quello che c'era davanti a me con espressione confusa e stupita.

"Scendi" mi ordinò pacato Daniel, facendosi da parte per farmi passare.

"Così puoi uccidermi e non farlo sapere a nessuno? No grazie, credo che passerò" feci un passo indietro e mi girai, pronta ad andarmene, ma Daniel era stato più veloce e mi aveva bloccato la strada con il suo corpo muscoloso, sgridandomi con il suo sguardo accusatorio. Sospirai e alzai gli occhi al cielo, decidendo di assecondarlo per una volta. In realtà ero spinta da ben altri motivi: la curiosità di conoscere qualcosa di lui, di sapere cosa ci fosse in quel posto buio e inquietante in cui stavo scendendo e di alimentare quel brivido di adrenalina e pericolo che mi scorreva nelle vene.

Ogni scalino che toccavo con i miei piedi nudi, mi immergeva nel buio e continuai lentamente e a tentoni per alcuni secondi, fino a quando scorsi una luce bianca e scesi con più sicurezza. Daniel dietro mi seguiva, senza mettermi fretta e senza sfiorarmi.

Serrai gli occhi per abituarmi alla luce bassa e li aprii piano per vedere meglio, mentre un forte odore di pipì mi costrinse a tapparmi il naso con le dita.

"Ma che diavolo è questo posto?" chiesi disgustata.

"Guarda alla tua sinistra". Calmo. Troppo tranquillo.

Feci come mi disse e, per lo spavento, indietreggiai, andando a sbattere sul suo petto con la schiena. "Cosa -".

"Ssh. Lo riconosci?".

La voce vellutata e suadente di Daniel mi arrivava lontana, eppure mi colpiva dritta nel petto, mentre il suo respiro caldo mi batteva sulla nuca. Mi sentivo come circondata da muri che mi schiacciavano e mi impedivano di pensare razionalmente per la mancanza d'ossigeno, immobile con lo sguardo fisso sullo spettacolo raccapricciante davanti ai miei occhi.

Deglutii e annuii, mentre lui cominciava a sfiorarmi le braccia con i polpastrelli, provocandomi dei brividi.

"Avvicinati" mi sussurrò all'orecchio.

LE SETTE DAMEDove le storie prendono vita. Scoprilo ora