DANIEL
Era tutta colpa mia.
Non avrei mai dovuto coinvolgerla e farla entrare nella mia vita, non avrei mai dovuto mandarla via e dirle quelle cose orribili.
Era ormai pomeriggio inoltrato, tutta la mia squadra la stava cercando da ore ma di lei nessuna traccia. Pioveva a dirotto, c'era nebbia ovunque e insetti di ogni tipo.
"Vega!", urlai con tutta l'aria che avevo nei polmoni, affiancato da Jake e dai miei uomini. Si moriva di freddo, nonostante fossimo coperti dalle tute termiche. Avevamo già controllato più della metà della foresta, ma secondo i calcoli, Vega non sarebbe potuta arrivare così lontano, non con quel tempo e con quella poca visibilità.
In realtà, per le nostre previsioni, Vega doveva già essere morta.
La temperatura era troppo bassa e lei quella mattina aveva indossato solo un completo estivo.
"Vega!", gridavo mentre controllavo in ogni buca e angolo della foresta, con la speranza che si affievoliva di minuto in minuto. Giravo come un pazzo a destra e a sinistra, con la pistola in mano, i capelli appiccicati alla fronte e i vestiti inzuppati, la pioggia che batteva sul mio viso che diventava sempre più forte.
"Da questa parte!", indicai alla mia squadra, alzando la voce per farmi sentire.
Avanzai in quella direzione ma mi fermai quando sentii il mio amico gridare il mio nome. Socchiusi gli occhi per ripararli dalla pioggia e la sua espressione fu un colpo al cuore. Mi guardava con compassione, avvolto nel suo K-Way verde oliva e gli stivali alti fino alle ginocchia.
"Daniel, abbiamo controllato ovunque, sono le 19:30, rischieremo di morire anche noi qui dentro se non torniamo indietro adesso".
Eravamo costretti ad urlare per sentirci a causa della pioggia, ma aveva detto ogni parola con delicatezza, forse per paura della mia reazione.
"Di là non abbiamo controllato, c'è ancora una possibilità che si trovi lì", insistetti, ma lui era ancora fermo con quell'espressione che mi faceva incazzare.
"Jake, lei è da qualche parte, io lo so. Non può ...".
"Daniel", mi chiamò piano Jake, ma continuai con il mio monologo.
"Non può essere sparita nel nulla -".
"Daniel".
"Deve per forza essere da qualche parte".
"Amico!".
Smisi di parlare e fulminai Jake con lo sguardo, ma rimasi in silenzio, consapevole avesse ragione.
Non potevo mettere in pericolo senza una ragione valida i miei uomini e ormai le possibilità di trovare Vega erano nulle. Continuare a cercare ci avrebbe solo uccisi tutti.
Jake si avvicinò e mi posò una mano sulla spalla, stringendola per infondermi sostegno.
"Mi dispiace, amico. Ma lei sarà sicuramente morta. È impossibile sopravvivere così tante ore con queste temperature. Possiamo annullare l'operazione Garcia e venire a cercare il suo ... ecco, a cercarla domani, quando questa pioggia sarà finita".
Rimasi con lo sguardo fisso nel vuoto, incredulo e incapace di accettare la realtà.
Il dolore intanto si faceva strada tra le crepe del mio cuore, mi soffocò i polmoni e mi mozzò il respiro, mi squarciò il petto e chiusi gli occhi, facendo respiri profondi per gestirlo. Fu come un pugno nello stomaco, mi tolse la lucidità e qualsiasi briciolo di umanità. Il freddo pungente mi aveva intorpidito il corpo, non avevo più sensibilità alle dita e mi costrinsi a parlare per non mostrare quanto mi stessi rompendo all'interno.
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LE SETTE DAME
Storie d'amoreLui era il mio Baron Samedi, il mio Signore della Morte. Non importava quanto mi ribellassi o quanto trasgredissi le regole, la mia vita ormai era nelle sue mani. Lei era la luce intensa nel mio buio, tumultuosa pace nel caos della mia vita e linf...
