VEGA
Non ero mai stata una bambina dolce e gentile. Non giocavo con le bambole, piuttosto staccavo loro gambe e braccia per costruire altri giocattoli.
Mi piaceva distruggere le cose per rimetterle insieme. In oggetti nuovi.
E mi piaceva farlo da sola.
Ero quella bambina dai capelli rossi sempre spettinati, il volto pieno di lentiggini e due occhi verdi sempre arrabbiati.
Avevo una sola amica. Poi i suoi si trasferirono dall'altra parte del globo e io rimasi sola. Ero sempre stata un po' fuori dalle righe, nessuno sapeva mai cosa mi passasse per la testa, ma a me andava bene così.
Quando era nata Ottavia, le cose erano cambiate. Io ero cambiata.
Mi bastava averla vicino e la gente intorno a me e la rabbia sparivano. C'eravamo solo io, lei e quell'istinto di protezione che mi rendeva delle volte paranoica.
Quella mattina mille pensieri mi invadevano la mente. Avevo conosciuto Matilde, la governante, che mi aveva preparato un caffè e lo stavo sorseggiando stravaccata sullo sgabello dell'isola della cucina, con i capelli in disordine e un top e un pantaloncino a coprirmi il corpo.
Dei passi attirarono la mia attenzione e mi girai, pentendomene subito. Daniel stava scendendo le scale già tutto sistemato nel suo completo, con i capelli laccati e uno sguardo rilassato.
"Buongiorno. Matilde?" chiese sistemandosi la cravatta.
"Sì signore, la colazione è pronta, l'auto è fuori che la aspetta e ho preparato tutto per questa sera".
Vidi con la coda dell'occhio Daniel annuire e poi il silenzio calò nella stanza. Continuai a sorseggiare il mio caffè con lo sguardo fisso nel vuoto, ignorando gli occhi di Daniel che mi scrutavano aspettando una parola da parte mia. Rimasi impassibile, ferma nella mia posizione mentre Matilde ci osservava divertita.
Daniel sospirò e si allontanò, avvicinandosi alla porta d'ingresso.
"Fatti trovare pronta alle otto questa sera. Troverai il vestito sul tuo letto". Corrugai le sopracciglia, confusa, e mi girai nella sua direzione per capirci qualcosa di più, ma lui mi dava le spalle ed era già sull'uscio, poi si chiuse con forza la porta alle spalle.
"Cosa c'è questa sera? Per cosa devo essere pronta?" chiesi a Matilde, intenta ad asciugare piatti.
"Mi dispiace signorina, non posso dirle nulla".
"Ma certo, era scontato" sbuffai e mi alzai. "Allora può pure scordarsi di trovarmi pronta. Non andrò da nessuna parte". Mi avviai verso la mia stanza, ma le sue parole mi bloccarono a metà strada.
"Se fa come dice, le dirà cosa ha scoperto sulla sua famiglia". Mi girai, reggendomi al corrimano delle scale, e schioccai la lingua al palato. Matilde nascondeva un sorrisetto, fingendo di non aver appena dato una notizia bomba e continuando ad asciugare stoviglie con una pezza, senza guardarmi. Inclinai la testa per osservarla meglio e decisi di provare una nuova tattica.
Matilde era una donna sulla sessantina, robusta e furba. I suoi capelli castani e lisci erano raccolti in uno chignon e indossava una divisa che sembrava farla uscire da una sitcom degli anni 80. Il viso paffuto e dolce risaltava grazie a quegli occhietti vispi e attenti, che avevo sottovalutato. Mi avvicinai di nuovo all'isola e ci appoggiai sopra i gomiti, osservandola nel suo lavoro.
"Da quanto tempo lavori per Daniel?".
"Quasi nove anni". Un sorriso continuava ad incorniciarle il volto e assottigliai gli occhi.
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LE SETTE DAME
RomanceLui era il mio Baron Samedi, il mio Signore della Morte. Non importava quanto mi ribellassi o quanto trasgredissi le regole, la mia vita ormai era nelle sue mani. Lei era la luce intensa nel mio buio, tumultuosa pace nel caos della mia vita e linf...
