CAPITOLO 19

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VEGA

Aprii gli occhi confusa e stordita, ma riposata come non mi capitava da tempo. Un profumo familiare mi avvolgeva e strinsi il cuscino inspirando profondamente.

Ero sola e seminuda in un letto che non era il mio, ma ricordavo perfettamente a chi appartenesse. Chiusi gli occhi per bearmi ancora di quella sensazione, ma la porta che si aprì mi spaventò. Finsi di dormire e sentii i passi di Daniel per la stanza, cassetti che si aprivano e poi silenzio.

"Buongiorno, Stella".

Sussultai e lui rise, così decisi di non fingere più.

Mi misi seduta sbuffando mentre lo incenerivo con lo sguardo, ma sgranai gli occhi e strinsi le cosce per la visione che mi trovai davanti.

Daniel era appoggiato con il sedere alla cassettiera grigia alle sue spalle, completamente bagnato e ricoperto solo da un asciugamano che cadeva sui suoi fianchi ma lasciava intravedere la v dei suoi addominali. Studiai accuratamente i suoi muscoli scolpiti e deglutii quando una gocciolina d'acqua attraversò il suo petto, lo stomaco, l'ombelico e poi sparì più giù, sotto il mio sguardo attento.

I suoi occhi non avevano più nessuna traccia di divertimento, mi guardava come se volesse ... mangiarmi. Come se potesse leggermi nella mente e sapesse quanta voglia avevo di fermare quella gocciolina con la lingua.

"Vega" fu il suo unico avvertimento, ma bastò per ridestarmi e tornare in me.

"Buongiorno" risposi distogliendo lo sguardo dal suo corpo e portandolo al suo viso.

"Dormito bene?".

"Abbastanza".

Decisi di non rivelargli che era stato il sonno migliore degli ultimi due mesi e lo osservai mentre si girava e afferrava dietro di sé un bicchiere di succo d'arancia. Me lo porse e lo afferrai, mandando giù diversi sorsi.

"Oggi cominceremo gli allenamenti".

"Quali allenamenti?" chiesi confusa.

"Mi ha chiamato il Direttore poco fa".

Al suo nome, una nota di panico mi strinse lo stomaco e mi sbatté in faccia la realtà. Rimasi in silenzio e aspettai che continuasse.

Sospirò e incrociò le braccia al petto, notando il mio cambio d'umore.

"Hai un impegno domani sera come Dama del Fuoco, quindi dovrai esserci".

"Cosa dovrò fare?" chiesi fissando un punto della stanza.

"Credo accendere un cero e fingere che quella merda assicuri a tutti calore, purificazione e queste stronzate qua".

Annuii e riflettei per un istante.

"Gli allenamenti a cosa servono?".

"A imparare a difenderti. Ho visto le prove e sei stata brava, ma dobbiamo lavorare su alcune cose e dovrò insegnarti delle tecniche".

Alzai lo sguardo su di lui e corrucciai la fronte per la sorpresa.

"Cosa? E se non volessi?".

"Sappiamo bene entrambi che non diresti mai no ad una proposta simile. Potresti addirittura riuscire a scappare un giorno se diventassi esperta" mi rispose con un sorriso sornione.

Trattenni anche io un sorriso e mi morsi l'interno guancia per non farglielo notare.

Ci guardammo in silenzio per qualche secondo, immobili e distanti.

Avevo lasciato in quel letto la mia rabbia e mi sentivo più calma e conciliante, meno nervosa. Forse era stato il sonno magnifico.

"Ti devo delle informazioni, come ti avevo promesso". Tornò serio e in quel momento mi ricordai. Come avevo fatto a scordare una cosa così importante?

LE SETTE DAMEDove le storie prendono vita. Scoprilo ora