VEGA
Amavo il vudù fin da piccola, l'unica religione in cui avevo sempre avuto fiducia. A differenza di ciò che si crede, il vudù non è legato solo alla magia nera, ma è un vero e proprio culto con dottrine morali e sociali.
Non mente.
Non attira delle ragazze con metodi subdoli, non le manipola e non le costringe a fare cose spregevoli.
Ha una storia, delle credenze e i Loa.
I Loa sono degli spiriti che fanno da intermediari fra il mondo sovrannaturale e l'uomo, rappresentano ognuno un particolare aspetto della vita.
Baron Samedi è il traghettatore dei morti, incarna la morte e la sessualità.
Lui era il mio Baron Samedi, il mio Signore della Morte.
Avevamo lasciato il lussuoso ristorante, io appoggiata al braccio di Daniel più per continuare la nostra recita che per reale bisogno, mentre l'alcol aveva smesso di rendermi euforica a causa della conversazione con Daniel, che era stata come una doccia d'acqua ghiacciata. Il tragitto in macchina era stato, di nuovo, silenzioso, lui con una sigaretta tra le labbra ed io lo sguardo corrucciato verso il paesaggio. Entrammo nei cancelli della sua villa e fermò la macchina davanti al portico, mentre una delle sue guardie si avvicinò per parcheggiarla al suo posto. Scesi velocemente, desiderosa di struccarmi e buttarmi nel letto, mentre un forte mal di testa mi rendeva irrequieta. Salii gli scalini, liberandomi dei tacchi, e aspettai che mi raggiungesse Daniel per aprire la porta.
"Chiuditi in camera e non uscire". Il suo ordine perentorio e il suo tono glaciale mi sorpresero e assecondai l'istinto.
"Cosa? Perché?".
"Sta arrivando Bobby, dobbiamo discutere di alcuni affari nel mio studio".
Aprì la porta ed entrò, non degnandomi di uno sguardo. Lo seguii in cucina scalza, con i tacchi in una mano e l'orlo del vestito nell'altra per non inciampare e lo osservai silenziosa mentre si versava un liquido scuro in un bicchiere.
"Affari?" chiesi curiosa.
Alzò lo sguardo dal bicchiere e fermò i suoi movimenti, confuso. Probabilmente non riusciva a comprendere il motivo della mia curiosità e non avrei potuto certo dargli torto. Non lo capivo neanche io.
"Sì, affari. Non posso dirti di cosa si tratta, tu fa' solo quello che ti dico, okay?". Alzai gli occhi al cielo e me ne andai sbuffando, mordendomi la lingua per non litigare ancora. Ero troppo stanca.
Mi tuffai sul letto completamente nuda, abbandonando tutto sul pavimento, e pensai a quanto fosse diversa la mia vita in quel momento.
Niente avrebbe potuto riportarmi indietro.
Mi sfiorai le cicatrici fresche sparse qua e là sul mio corpo, come se fossero un promemoria per ricordarmi di tutto quello che avevo vissuto.
Pensai a Umiko, a Zoe e alle altre ragazze. Non sapevo di preciso cosa Daniel avesse deciso di fare con Ivan, ma mi bastava che soffrisse.
Poi pensai a Daniel.
Rude, rigido e manipolatore. Era riuscito ad entrarmi in testa, forse anche grazie alla chimica che c'era stata tra noi fin dal primo momento.
Rotolai su me stessa e afferrai un cambio per la notte, poi sentii delle voci provenire dal piano di sotto e mi avvicinai alla porta per sentire meglio.
Riconobbi Bobby dal suo accento italiano e quella di Daniel, cupa e poco accogliente, ma una terza voce, melodiosa e femminile, mi costrinse ad aprire lentamente la porta e affacciarmi per sentire meglio.
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LE SETTE DAME
Storie d'amoreLui era il mio Baron Samedi, il mio Signore della Morte. Non importava quanto mi ribellassi o quanto trasgredissi le regole, la mia vita ormai era nelle sue mani. Lei era la luce intensa nel mio buio, tumultuosa pace nel caos della mia vita e linf...
