VEGA
"Allora? Cominciamo o no con questi allenamenti?". Entrai nella sua stanza senza bussare e lo trovai seduto alla sua scrivania con una canotta bianca a costine che lasciava scoperte le sue spalle e le sue braccia possenti, un pantalone di tuta nero e i capelli umidi. Strinsi i denti per costringermi a non sbavare dietro il suo fascino innegabile e incrociai le braccia sotto il seno.
"Ti stavo aspettando. Andiamo". Si alzò e mi venne incontro, guardando dritto davanti a sé con espressione seria. Sbuffai e corsi per stargli dietro, poi lo affiancai, decisa a capire il perché del suo cambio d'umore.
"Cos'hai? Ti ho lasciato dieci minuti fa ed eri tranquillo".
"No Vega, IO ti ho lasciata andare via. Ricordati sempre chi è che comanda qui dentro".
"Oookay, sei decisamente incazzato e non abboccherò alle tue provocazioni. Dimmi che succede".
"E perché dovrei farlo?", mi chiese continuando a camminare velocemente. Faticavo a stare al passo e per poco non inciampai.
"Perché sono tua moglie" risposi allusiva, citandolo.
Si fermò all'improvviso e lo imitai, mantenendo le distanze. Mi scrutò in silenzio per qualche secondo, poi si avvicinò lentamente, come se fossi una preda accerchiata.
"Attenta a quello che dici", sussurrò con voce roca ad un passo dal mio viso.
"Perché?". Non abbassai lo sguardo e lasciai che mi sfiorasse le labbra con il pollice.
"Potrai dirlo solo quando lo sarai davvero".
"Altrimenti?" chiesi subito con voce angelica.
"Non vuoi saperlo". Mi accarezzò la guancia, scese sul collo e mi strinse la nuca, costringendomi ad alzare la testa.
"Va bene capo" sussurrai, stringendo i muscoli dall'eccitazione.
Mi lasciò andare e, dopo un'ultima occhiata, continuò la sua strada verso la palestra.
"Okay, ora cominciamo a fare sul serio. Spogliati", mi ordinò una volta arrivati.
"Mh, di già? Niente preliminari? Niente frasi sporche o ...".
"Vega, sta' zitta. La giacca", mi indicò con un cenno ed eseguii sbuffando.
"Ora ti farò vedere alcune tecniche che dovrai usare se qualcuno dovesse attaccarti. Cominciamo".
"Daniel basta, ti prego. Sono esausta e sudata. Ho bisogno di una doccia".
Erano passate due ore e mezza tra esercizi, corse e lezioni ed ero stanca.
"Rifacciamolo l'ultima volta, poi potrai andare". Si mise in posizione, pronto per attaccarmi e mi preparai per difendermi.
"Quando vuoi baby", risi per la sua espressione spazientita, poi urlai quando si avventò su di me senza preavviso. Nonostante la sorpresa, eseguii quello che mi aveva insegnato, fingendo di colpirgli gli occhi e la pancia, per poi scappare. Risi ancora di più quando mi afferrò da dietro e mi fece il solletico.
"No! Daniel! Smettila subito!". Mi contorsi e mi divincolai, ma non riuscivo comunque a liberarmi dalla sua presa ferrea.
"Tu smettila di prendermi per il culo e ti lascerò", borbottò al mio orecchio.
Risposi con un'altra risata e rovinai al suolo per fuggire dalle sue mani. Mi distesi per terra, sfinita e divertita, sotto lo sguardo attento e rilassato di Daniel.
STAI LEGGENDO
LE SETTE DAME
RomanceLui era il mio Baron Samedi, il mio Signore della Morte. Non importava quanto mi ribellassi o quanto trasgredissi le regole, la mia vita ormai era nelle sue mani. Lei era la luce intensa nel mio buio, tumultuosa pace nel caos della mia vita e linf...
