CAPITOLO 18

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DANIEL

"Scusate l'attesa, i doveri coniugali possono essere davvero ... seccanti, delle volte". Irruppi nel mio studio e mi abbottonai la giacca, mentre i due ospiti aspettavano seduti sulle poltroncine di pelle nera dietro la mia scrivania in vetro.

"Ah quanto ti capisco, ragazzo mio. Con Grace sono sempre state divertenti solo le scopate. Le ho insegnato ad aprire bocca quando le permettevo di farlo e adesso è meno snervante la sua presenza. Dovresti insegnarlo anche tu a tua moglie, è parecchio indisponente quella ragazza". La donna bruna al suo fianco rise e la riconobbi. Era la stessa che mi aveva aperto la porta della taverna di Bobby e che mi aveva condotto nel suo studio la prima volta.

"Quando mi serviranno consigli su come gestire mia moglie, prometto che ti chiamerò. Fino ad allora, non parlare di lei così o mi vedrò costretto a interrompere i nostri affari. Chiaro?". Ero in piedi di fronte a loro e li guardavo dall'alto con le mani poggiate sulla scrivania che ci divideva. I sorrisi divertiti scomparvero dal volto di entrambi e Bobby borbottò delle scuse in risposta.

"Bene", continuai sedendomi, "Ora veniamo a noi. Non abbiamo detto che era una riunione per soli uomini? Lei che ci fa qui?". Ignorai la ragazza che cercava di sedurmi con lo sguardo e rivolsi la mia attenzione unicamente all'unico altro uomo presente in quella stanza.

"Lei fa parte della mia squadra, dopo che finiremo di parlare ti condurrà nel luogo dove ho custodito le tue armi".

"Perfetto, allora può tranquillamente aspettare fuori."

La ragazza sgranò gli occhi e guardò Bobby per cercare supporto, ma lui, controvoglia, le ordinò di uscire con un cenno del capo. Lei si alzò indispettita dalla poltrona e andò via.

"Ora possiamo parlare di Garcia?". L'irritazione nella voce e sul viso di Bobby era ben visibile, ma la ignorai.

"Certo. Ho letto attentamente l'accordo che mi hai proposto e, tranne per qualche piccola correzione che ho appuntato, va bene. Un 50% a me e l'altro a te. Procederemo con l'operazione fra due settimane. Prepara i tuoi uomini e tutte le armi che hai a disposizione, non sarà semplice".

"I miei uomini sono pronti per queste cose. Mi posso fidare di te, Lacroix?".

Ci guardammo in silenzio, cercando nell'altro la sicurezza che nessuno sarebbe venuto meno all'accordo. Cercando la lealtà.

Annuii con un cenno secco del capo e poi chiesi: "E di te?".

"Certo ragazzo, sta' tranquillo".

"Bene. Un'altra cosa, Bobby. Mia moglie non deve sapere niente di tutto questo. E nemmeno la tua. Teniamo le cose segrete fino alla fine dell'operazione, così possiamo stare tutti tranquilli".

"Mia moglie conosce i miei affari, Daniel. Ma ti posso assicurare che se ne sta a cuccia per i fatti suoi. Tua moglie non sa niente di quello che fai?".

"Per ora no, voglio proteggerla" risposi mentre riempivo due bicchieri di whiskey. Ne allungai uno verso di lui sotto il suo sguardo indagatore.

"Tu la vuoi davvero quella donna, eh?".

Alzai gli occhi su di lui e non parlai, consapevole che il mio silenzio avrebbe risposto per me.

Il problema era che non avevo mai avuto un punto debole. Questo mi aveva portato dov'ero. Avevo dei sentimenti, certo, ma la vita mi aveva costretto a metterli da parte per sopravvivere. In Vega avevo visto la stessa cosa.

E la stessa rabbia, la stessa determinazione.

Glielo avevo letto negli occhi quella sera al suo locale.

Non mi era mai piaciuto dare spettacolo, ma lei mi aveva completamente stregato. Il suo profumo, i suoi capelli folti e ribelli e quel lampo di sfida nei suoi occhi.

Non mi aspettavo che si innamorasse di me subito e soprattutto avevo previsto che mi avrebbe causato un sacco di problemi, ma speravo che prima o poi si calmasse. Volevo ogni parte di lei, ma la mia pazienza aveva comunque un limite. Speravo non l'avrebbe mai superato. In ogni caso, in quel momento era evidente che fosse lei il mio punto debole. Una donna.

Una donna che non mi voleva.

Ma questo non mi avrebbe mai fermato. Lei sarebbe stata mia.

E soprattutto sarebbe stata dalla mia parte.

"Non ti facevo un tipo da una donna sola, sai? Pensavo fossi più furbo". Ridacchiò e finì il suo drink, poggiando il bicchiere sulla scrivania.

"Che ne sai tu di cosa significhi essere furbo?" sorrisi e gli versai altro whiskey.

Rise sguaiatamente e portò le sue mani grassocce sulla pancia.

"Sei simpatico, ragazzo. A proposito di donne, volevo regalarti una Dama per ringraziarti della collaborazione, poi ho scoperto che in realtà ne hai già una".

Smisi di sorridere immediatamente e cercai di controllarmi. Bobby se ne stava seduto sulla sua poltroncina con un sorriso sornione in faccia, come se mi stesse dicendo ti ho beccato stronzo, non sottovalutarmi.

"Fuoco, eh? Ora capisco perché hai accettato l'affare Garcia". Serrai la mascella e bevvi un sorso dal mio bicchiere per non sembrare troppo interessato.

"Come lo sai?" chiesi.

"Il Direttore mi doveva dei favori. So che non sono affari miei, ma spero che il tuo interesse per l'operazione non si limiti soltanto a marcare il territorio".

Non avevo mai sentito Bobby così serio, perciò raddrizzai le spalle e mi appoggiai allo schienale della poltroncina.

"Ti posso assicurare che non è così".

"Bene, volevo solo chiarire questo. Detto ciò, credo sia ora per me di tornare a casa. Saluti a tua moglie, Daniel". Si alzò e mi strinse la mano, poi si avviò verso la porta.

"Manderò alcuni uomini a ritirare le armi. A presto Bobby".

Uscì dallo studio e chiamai due delle mie guardie, mandandole con loro a riprendere ciò che mi apparteneva.

Volevo solo andare da Vega. Dal giorno seguente ci avrebbero atteso delle giornate estenuanti. Lasciai il mio studio con passi pesanti e salii nella mia camera, togliendomi la giacca e lanciandola sulla sedia. La stessa sorte toccò ai pantaloni.

Era stata una lunga serata e il respiro flebile della ragazza stesa sul mio letto mi stordiva così tanto che faticavo a tenere gli occhi aperti. Recuperai la chiave e le liberai il collo, mentre lei mugugnava qualcosa nel sonno.

La luce della luna filtrava dalle finestre e l'abat-jour le illuminava parte del volto. Mi stesi accanto a lei e, con il braccio circondato al suo fianco, la spostai più in là per avere spazio, mentre lei apriva lentamente gli occhi assonnati. Si era liberata di quel vestitino di pelle e vederla tra le mie lenzuola grigie, in intimo, mi mandò una scossa direttamente all'inguine. Piano piano riprese coscienza e si toccò il collo, cercando il cinturino di cui ormai non c'era più traccia.

I segni rossi però spiccavano sulla sua pelle chiara e mi sentii male al pensiero di essere stato io a costringerla in quella posizione.

"Scusa piccola, non era mia intenzione farti male" le sussurrai all'orecchio.

La strinsi a me, schiena contro petto, e notai i brividi sul suo braccio.

Era fredda, perciò le misi anche l'altro braccio sotto al collo e l'attirai a me, abbracciandola. Borbottò qualcosa mentre si girava e sorrisi quando strofinò il naso sul mio collo, rannicchiandosi sul mio petto.

"Cosa hai detto?" le chiesi guardandole il broncio e desiderando di baciarla.

"Stronzo" mi rispose prima di cadere in un sonno profondo.

Risi e le baciai la fronte, non molto stupito che fosse arrabbiata anche mentre dormiva.

Non molto stupito, in realtà, che fosse adorabile anche così.

LE SETTE DAMEDove le storie prendono vita. Scoprilo ora