DANIEL
Arrivammo a casa immersi in un silenzio assordante. Vega era incazzata, ma sembrava anche triste e questa volta la colpa era mia. Mi stavo comportando da stronzo. Lasciai le chiavi all'ingresso e la cercai con lo sguardo, pronto a chiarire la situazione, ma lei si era già sfilata i tacchi e, senza guardarmi, stava sgattaiolando al piano di sopra.
"Vega aspetta, dobbiamo parlare", la seguii facendo un respiro profondo e ammirai le sue forme mentre saliva le scale, tenendosi il vestito in una mano per non inciampare e i tacchi nell'altra.
"Non ho niente da dirti", fu la sua risposta secca.
Entrammo nella sua stanza e si disfò del mantello, poi cominciò a spogliarsi.
"Non mi chiudi fuori?", chiesi appoggiandomi allo stipite della porta.
"Che senso ha? Troveresti comunque il modo di invadere i miei spazi".
Incassai la frecciatina e sorrisi divertito. Discutere con lei era divertente e in assoluto tra le cose che preferivo. Sospirai e mi misi dritto, con le mani nelle tasche.
"Hai ragione. Ti devo delle scuse".
Finalmente si fermò e mi scrutò dubbiosa, valutando la mia sincerità senza dire una parola.
"Per averti spiata dalle telecamere, per essermi intromesso e per aver dato per scontato che per te fosse meglio. Ma devi fidarti quando dico che tutto quello che faccio è per proteggerti", le dissi avvicinandomi lentamente.
"Come posso fidarmi se continui a tenermi all'oscuro sulla tua vita? Io non so chi sei, non so cosa fai, non so nulla!"
"Anche questo l'ho fatto per proteggerti".
"Non hai mai pensato che invece non ne avessi bisogno?".
Sospirai e serrai la mascella guardando altrove e cercando di tenere bada il nervosismo.
"Va bene allora. Ti dirò quello che vuoi sapere. Ma non provare a tradirmi, Vega, o sarà l'ultima cosa che farai". La osservai severo e con un cenno del capo la invitai a sedersi sul letto. Titubante, eseguì e si mise comoda, pronta ad ascoltare.
La seguii e mi sedetti di fronte a lei, maledicendo che non ci fosse una bottiglia di whiskey nella sua stanza. Sarebbe stato un discorso duro da affrontare.
"Sono nato e cresciuto a Central City, mia madre è sempre stata una tossica e non ho sue notizie da anni, mio padre è morto per una polmonite. Così, io ho dovuto portare avanti la casa, pagare le bollette e la droga di mia madre. Ho cercato di fermarla e costringerla in tutti i modi a curarsi e mettere la testa a posto, ma la sua dipendenza era più forte del bene per suo figlio. A sedici anni ovviamente ho dovuto abbandonare la scuola e guadagnarmi da vivere e l'unico modo per farlo era spacciare o fare piccole rapine". Raccontavo la mia storia sotto lo sguardo impassibile di Vega, con la speranza di non scorgere compassione. Io lo avevo accettato e superato ormai da tempo.
"Mi hanno beccato ovviamente, ero piccolo e inesperto. Ho passato tre anni in cella e quando sono uscito, mia madre era sparita. Nel frattempo, l'amico più caro che avevo, Dale Garcia, mi ha voltato le spalle e mi ha tradito quando avevo bisogno di una mano. Era stato lui a fare il mio nome alla polizia, per uscirne pulito".
"Che bastardo", sussurrò assorta mentre incrociava le gambe.
"Quando sono uscito la prima cosa che volevo fare era ucciderlo. In prigione ho avuto tempo per pensare, pianificare, allenarmi" continuai senza battere ciglio.
"Ma?" chiese lei. Schioccai la lingua al palato, conscio di essere arrivato alla parte più importante della storia.
"Ma suo padre mi ha rintracciato e ha insistito affinché firmassi un accordo con lui".
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LE SETTE DAME
RomanceLui era il mio Baron Samedi, il mio Signore della Morte. Non importava quanto mi ribellassi o quanto trasgredissi le regole, la mia vita ormai era nelle sue mani. Lei era la luce intensa nel mio buio, tumultuosa pace nel caos della mia vita e linf...
