CAPITOLO 8

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DANIEL

Mi alzai dal letto ancora un po' ubriaco e mi strofinai la faccia con le mani, prendendo una sigaretta dal pacchetto deformato, poggiato sul comodino affianco alla pistola. Mi stiracchiai e mi avvicinai ai computer ancora scalzo e con solo il pantalone di tuta addosso. Giorni prima avevo lasciato una cimice nei vestiti di Vega e ascoltavo ogni sua conversazione per tenerla d'occhio. Avevo sentito il rumore di uno schiaffo e Richard accusarla di aver ucciso il suo uomo, per poi farle dei complimenti. Doveva ringraziare di essere ancora vivo. Ma se volevo Vega tutta per me, dovevo avere pazienza. Richard era solo una pedina nel mio grande piano. 

Guardai gli schermi davanti a me e non vidi nulla di interessante. Grazie a Jake avevo libero accesso alle videocamere di sorveglianza del posto in cui era rinchiusa Vega e osservavo tutti per essere sempre aggiornato.

"Buongiorno signore, le preparo un caffè?" mi chiese la governante dalla soglia della porta. 

"No Matilde, grazie. Ho del lavoro da sbrigare". Lei annuì e andò via, mentre il mio cellulare squillava. Il nome di Richard lampeggiava sullo schermo e sorrisi divertito, rispondendo al telefono. 

"Richard, che piacere sentirti" mi sedetti sul divanetto di pelle nera e poggiai il braccio sullo schienale.

"Non posso più dire lo stesso, Daniel. Hai ucciso tu il mio uomo durante la prima prova nella foresta, giusto?" chiese con tono seccato.

"Di che stai parlando?".

"Non dovevi farlo. Vega avrebbe perso se non fossi intervenuto" ringhiò infastidito.

"No, Vega sarebbe morta se non fossi intervenuto. Non era negli accordi, perciò eccoci qui". Poggiai i piedi sul tavolino di fronte a me e lo sentii sospirare.

"Ma a te non dispiace, vero Richard?". Rimase in silenzio e proseguii. "In fondo Vega è molto, molto carina" enfatizzai sull'ultima parola e quando lo sentii trattenere il respiro, compresi che aveva capito. 

"Ora ti dico come andranno le cose, Richard, e lo farò solo una volta, quindi apri bene le orecchie e stammi a sentire perché non mi ripeterò" mi feci serio e tolsi i piedi dal tavolino, poggiando i gomiti sulle ginocchia e sporgendomi in avanti. 

"Tu non la toccherai mai più, non guarderai mai nemmeno nella sua direzione, perché tanto io lo verrò a sapere. E non pensare minimamente di farla perquisire, è del tutto inutile. Sono entrato e uscito facilmente da quella che tu ritieni essere una fortezza, senza nemmeno essere visto ed è stato un gioco da ragazzi. Sto tenendo fede al patto solo perché sono un uomo di parola, ma un'altra stupida mossa da parte tua e vengo lì, ti uccido e porto Vega con me. Tutto chiaro?".

Seguirono attimi di silenzio, interrotti poi dal suo respiro pesante.

"Brucia all'inferno, Daniel". Riattaccò e sorrisi. Oh Richard, lo sto già facendo.



Caricai la pistola e la nascosi dietro la schiena, camminando a passo felpato per non farmi sentire. L'edificio era immerso nel buio e la luna rifletteva la mia ombra sulle pareti mentre mi affacciavo sulla soglia della camera di Vega. Era tornata da poco in camera e l'avevo vista per caso sgattaiolare fuori dall'edificio e dirigersi verso lo studio del Direttore, grazie ai computer nella mia camera. Ero stato tutto il giorno in banca ed ero tornato distrutto, ma non avevo esitato a correre lì quando l'avevo vista. Mi affacciai e vidi la sagoma del suo corpo sotto le lenzuola, perciò entrai più rilassato, allentando la presa sulla pistola. 

Chiusi la porta alle mie spalle senza fare rumore e mi avvicinai al letto, silenziosamente. Mi accorsi dopo qualche secondo che in realtà quelli sotto alle lenzuola erano cuscini, ma sorrisi e feci comunque finta di non rendermene conto, aspettando la sua mossa. Non aspettai molto.

LE SETTE DAMEDove le storie prendono vita. Scoprilo ora