VEGA
Arrendermi non era mai stata una possibilità nella mia vita e in quelle ore senza la protezione di Daniel avevo riscoperto la mia forza e il mio coraggio.
Il Direttore e il culto delle Sette Dame mi avevano insegnato a non cedere anche se tutto andava a puttane.
Io ero una sopravvissuta e quando mi ero trovata sola nella foresta, troppo infreddolita e debole per riuscire a muovermi, ricordarmi chi fossi mi aveva spinta a reagire.
Nella mia testa una voce mi sussurrava di lasciarmi andare, di chiudere gli occhi e di porre fine alla sofferenza, mentre la pioggia bagnava il terreno su cui ero stesa in preda al delirio per la febbre alta.
Ma era stato in quel momento che il viso di Umiko mi era apparso davanti agli occhi. Un'allucinazione sicuramente, ma mi intimava ad alzarmi, a combattere e resistere.
E io l'avevo seguita. L'avrei seguita ovunque.
E anche se non ero riuscita a portarla via con me, dovevo provare a salvare le mie ragazze. Avevo una responsabilità e fatto delle promesse, non potevo deluderle.
Ma l'unico modo per farlo era sfruttare le conoscenze di Daniel e il suo potere.
E quindi mi alzai. E trovai il modo, come ogni volta.
In quel momento ero in piedi alle spalle di Daniel, un'aria divertita e feroce sul mio volto, decisa a porre fine a quella faccenda.
Scesi le scale di marmo bianco e pregiato che portavano al piano dove Dale e Daniel stavano combattendo e che era ormai sporco del sangue degli uomini svenuti per terra. Avevo osservato tutto e mi ero infiltrata senza che nessuno se ne accorgesse, tutti troppo presi ad uccidersi a vicenda.
Conoscevo il piano e Dale non doveva trovarsi lì. Qualcosa era andato storto.
Mi si era fermato il cuore quando avevo visto Daniel con un'arma puntata sul petto e non ero riuscita a non intervenire.
Strinsi la pistola che nascondevo dietro la schiena e che avevo rubato ad un uomo privo di sensi, mentre il mio sguardo era fisso negli occhi dell'uomo per cui avevo perso la testa.
Daniel mi guardava paralizzato con gli occhi sgranati e il respiro concitato, avvolto nella sua tuta nera che gli fasciava i muscoli alla perfezione e mi deconcentrava.
L'adrenalina e l'eccitazione mi scorrevano nelle vene mentre percorrevo quei pochi metri che ci separavano, la villa avvolta nel buio e solo delle luci rosse d'emergenza a illuminare le stanze.
Il caos e rumori di oggetti che venivano distrutti, erano un sottofondo lontano, io e Daniel eravamo nella nostra bolla, mentre nel suo sguardo si alternavano stupore, confusione, felicità e furia, in quell'ordine esatto.
Ricambiai la sua occhiata incazzata e poi mi concentrai su Dale, che mi fissava con la bocca aperta, troppo preso ad analizzare ogni mia porzione di pelle scoperta per pensare a Daniel.
Lo superai con una spallata e la sua testa scattò nella mia direzione, senza voltarsi subito. Avvertivo la sua ira pungermi la schiena e lo vidi stringere i pugni lungo i fianchi e serrare la mascella, prima di proseguire verso Dale.
"Cazzo, che splendore", mormorò lui completamente stregato da me. Mi fermai a pochi centimetri dal suo viso e lo scrutai, poi gli girai intorno, sfiorandogli le spalle muscolose e la schiena con le dita. Lui sorrise contento, seguendomi con lo sguardo, e quando gli fui alle spalle, ne approfittai per osservare Daniel, che nel frattempo si era girato lentamente verso di noi, con una furia omicida negli occhi che mi eccitava da morire.
STAI LEGGENDO
LE SETTE DAME
RomanceLui era il mio Baron Samedi, il mio Signore della Morte. Non importava quanto mi ribellassi o quanto trasgredissi le regole, la mia vita ormai era nelle sue mani. Lei era la luce intensa nel mio buio, tumultuosa pace nel caos della mia vita e linf...
