CAPITOLO 24

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VEGA

Ero ferma da cinque minuti ad osservare quelle maledette scale, con due borse ai piedi piene di quei pochi vestiti che avevo scelto di portare con me, ovunque fossi diretta, con la stupida speranza di veder scendere Daniel e sentirgli dire che era tutto uno scherzo, che potevo rimanere lì con lui, in quella casa che avevo odiato per tanto tempo, ma che in realtà mi aveva fatta sentire al sicuro come non capitava da anni.

Mi ripetevo di non essere debole, di andarmene senza tornare indietro, che finalmente mi era stata concessa dal destino la libertà che avevo sempre desiderato, che non dovevo essere ipocrita e così ... illusa.

Ero dilaniata dall'incontrollabile desiderio di rimanere lì con Daniel e dal pensiero costante e ossessivo di essere indipendente, forte e libera.

Mi era stato sempre insegnato che l'amore era una debolezza e stavo provando sulla mia pelle quanto fosse vero. Mi rifiutavo di pensare che proprio io, la ragazza stronza e senza sentimenti, mi fossi legata emotivamente così tanto ad un uomo.

Mi sentivo davvero una stupida.

Dopo le sue parole e i suoi gesti di quelle settimane, avevo scelto di fidarmi, di lasciarmi andare e aprirmi un po' e proprio quando finalmente avevo deciso di dargli tutto di me, Daniel voleva mandarmi via. Era ... umiliante.

Ci ero cascata come una ragazzina alla sua prima cotta.

"Signorina, è ora".

Distolsi lo sguardo dalle scale e fissai Matilde, che mi scrutava con la sua solita aria indagatrice ma dolce.

"Quante volte ti ho detto di chiamarmi ... ora non importa più".

Sospirai e afferrai i miei bagagli, mentre lei mi accompagnava alla porta. Poco prima di uscire, girai la testa. Sapevo che non era lì, ma io sentivo che c'era e che mi stava guardando. Puntai gli occhi nella telecamera dell'atrio, in alto.

Avrei voluto urlare e dirgli che era un codardo, ma in fondo lo ero anche io.

Matilde mi lasciò il mio tempo e aspettò nel fresco della mattina.

Non erano neanche le cinque, e il fatto che lei fosse lì così presto era un'ulteriore conferma del fatto che lui non volesse vedermi.

Strinsi i manici dei borsoni e mi costrinsi ad uscire da quella casa. Una macchina mi stava aspettando nel giardino e l'autista mi aiutò con i bagagli.

"Beh, è stato un piacere conoscerti", salutai Matilde un po' imbarazzata e lei mi abbracciò calorosamente.

"Cara, ricordati che tutto avviene per una ragione e dietro ogni grande scelta c'è un grande responsabilità", mi disse Matilde con uno sguardo che non riuscii a decifrare.

Rimasi in silenzio, confusa e stranita, poi entrai in macchina salutandola con un cenno della mano.

L'auto partì e io guardai quella villa che avevo considerato una gabbia ma che era diventata casa, svanire lentamente.

L'aeroporto privato di Daniel era a mezz'ora di strada dalla villa e avevo passato quel tempo a rimuginare sul perché avesse deciso improvvisamente di lasciarmi andare e sulla frase ambigua di Matilde. Sentivo che ci fosse un motivo o una spiegazione dietro a tutta quella storia, ma non riuscivo a capire quale.

Aveva forse cercato di dirmi che Daniel mi stava mandando via per una ragione precisa? Perché mi stava tenendo all'oscuro? Cosa era cambiato in una notte? O l'aveva programmato già da tempo? Voleva solo portarmi a letto?

Mi aveva riempito la testa di tutte quelle storie sulla fiducia, sulla lealtà e sul rispetto, ma proprio quando avevo scelto di concedergliele, mi aveva buttata via come un fazzoletto sporco.

LE SETTE DAMEDove le storie prendono vita. Scoprilo ora