12. Il giorno che smisi di aspettarti

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And if you wait for me

I'll be your voice when you don't know what to say

Last Train Home – Ryan Star



7 giugno 1988


Riley sposta la cannuccia da una parte all'altra del bicchiere.

Non ha bevuto neanche un sorso del milkshake al cioccolato che Owen le ha messo davanti, e adesso la panna sta iniziando a sciogliersi. La guarda colare sul bancone, come neve in miniatura.

Le dispiace. Quell'uomo è stato così gentile da offriglielo e lei non riesce a fare altro che a fissarlo.

Ma è così da giorni.

Non ha fame, né sete. Ogni volta che prova a mandare giù qualcosa ha l'impressione di soffocare.

Anche respirare le fa male.

È come se Autumn insieme ai sogni le avesse strappato via anche la voglia di vivere.

Lei, la ragazza che le ha insegnato ad amare, le ha mostrato quanto sia doloroso illudersi.

E continua a farlo. Lo sa.

Altrimenti non sarebbe seduta su quello sgabello, in attesa.

Gli occhi scattano sulla porta d'ingresso del Crispy's ogni volta che la sente aprirsi. E – ogni volta – il suo cuore spera per un secondo prima di accorgersi che è inutile.

Perché non è mai Autumn.

Ma lei resta lì.

Prima o poi entrerà, si dice. Lo farà.

Stringe le mani sulle ginocchia e inspira piano, ma le gambe non la smettono di tremare.

Il locale è rumoroso come sempre. Piatti che sbattono in cucina, risate troppo alte, il juke-box nell'angolo che spara canzoni che non ascolta.

Eppure, anche in mezzo a quella confusione, le voci delle ragazze alle sue spalle trovano il modo di raggiungerla.

Anzi, di colpirla.

«È lei, vero?»

«Sì, quella malata.»

«La lesbicuccia innamorata di Autumn Bates.»

Per Riley quelle parole sono lame. Ma non si volta. Non risponde. Si limita ad abbassare lo sguardo sul suo milkshake, ormai ridotto a un miscuglio pallido e indefinito.

Mi ha amata, vorrebbe ribattere.

Vorrebbe urlarlo.

Ma non può. Non è più certa che sia la verità.

Se lo fosse, Autumn non avrebbe infranto tutte le sue promesse.

Non l'avrebbe distrutta.

La porta del Crispy's si apre di nuovo.

Riley alza lo sguardo di scatto, il cuore in gola. E stavolta lo sente piegarsi.

Non è Autumn.

È Noah.

È insieme ad alcuni dei suoi amici, ma fa in fretta ad accorgersi di lei. I suoi occhi la trovano prima ancora che la porta si chiuda. Sono arrossati, carichi di una rabbia che la mette in allarme.

«Tu!» urla.

Il brusio si ferma, la musica si allontana.

Riley sente gli sguardi di tutti spostarsi su di lei. Non ha il coraggio di affrontarli. Sa cosa ci leggerebbe: giudizio, biasimo e la certezza di essere ciò che le ripetono da settimane. Uno sbaglio.

No, non può restare.

Scivola dallo sgabello e fa per raggiungere la porta, ma Noah le si para davanti.

«Dove credi di andare?»

Solleva lo sguardo. Le lacrime premono per venire fuori, ma le trattiene. Non vuole dargli quella soddisfazione.

«Lasciami passare», sibila.

«Perché? Vuoi rovinare qualche altra ragazza?»

«Non ho fatto niente di male!»

Noah sgrana gli occhi. «Niente di... male?»

Riley non sa perché, ma quelle parole sono come un drappo rosso davanti a un toro.

«Niente di male?» ripete più forte.

Uno dei suoi amici prova a posargli una mano sulla spalla, ma lui lo scaccia.

«Le hai riempito la testa di schifezze!» esplode. «Volevi sporcarla. Farla diventare una lurida lesbica come te.»

«Io... io l'am-»

«Cosa? L'amavi?»

Commenti di disapprovazione volano nell'aria.

«Tu non sai cos'è l'amore», sputa. «La tua è una malattia.»

Riley sente le unghie conficcarsi nei palmi. Non ce la fa più. Non può lasciare che quelle parole prendano forma nella sua testa.

E allora lo fa.

Si aggrappa a ciò che resta del suo cuore.

«Anche Autumn mi amava», dice.

La sua voce non trema. Non esita.

Perché non poteva essere tutta una bugia.

Si rifiuta di crederlo.

E lo vede. Vede le labbra di Noah fremere. Vede la rabbia scurirgli gli occhi mentre le voci attorno a loro crescono.

Per una volta, è stata lei a colpire.

Ma non dura a lungo.

La smorfia di Noah si distende in un sorriso lento. I suoi occhi sono famelici. La guarda come se non avesse aspettato altro.

Il momento in cui può ferirla.

«Se è così, perché se n'è andata?»

Riley sente qualcosa aprirsi sotto la pelle. Qualcosa che fa male.

«A-andata?»

Noah annuisce, soddisfatto.

«Ha lasciato la città. E sai perché?»

«Adesso basta!», la voce di Owen irrompe da dietro il bancone, ma a Noah non importa.

«Perché non ne poteva più di te. Di quello che sei. Della tua ridicola fantasia.»

Le lacrime le bruciano gli occhi.

«No...»

«Sì, invece. Autumn è andata via per colpa tua.»

I suoi occhi le affondano dentro come coltelli. Sono tra i suoi ricordi. Tra i suoi sentimenti.

«Torna pure ad aspettare la ragazza che non ti ama.»

«Ho detto basta! Toglietevi dai piedi!» sbraita Owen aprendo la porta.

Ma è Riley. È lei a dover sparire.

Si lancia fuori e corre, la vista annebbiata dalle lacrime.

Non sa dove andare. Non sa dove rifugiarsi.

Sa soltanto che qualcosa in lei si è spezzato per sempre.

E che a romperlo è stata proprio la persona che amava.

Missing AutumnLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora