Loving and fighting, accusing, denying
I can't imagine a world with you gone
The joy and the chaos, the demons we're made of
I'd be so lost if you left me alone
Hold On – Chord Overstreet
15 settembre 1988
Quando rientra a casa è tardi.
Chiude la porta alle sue spalle e inspira a fondo.
È stata una brutta giornata. L'ennesima.
La scuola è appena ricominciata, ma lei vorrebbe soltanto stringere tra le mani il diploma e correre via da quel posto.
Scappare da quell'incubo da cui non riesce a svegliarsi.
Riley resta in piedi per un minuto, lo zaino ancora sulle spalle.
Poi decide di farsi coraggio.
Il salotto è illuminato solo dalla tv. Sua madre è seduta sulla poltrona, la solita sigaretta accesa tra le dita. Neppure si volta a guardarla. I suoi occhi preferiscono concentrarsi sulla puntata di "Miami Vice".
Ma lei sa che l'ha sentita entrare.
Come ogni giorno.
«Sono tornata», la saluta.
Sua madre non risponde. Si porta la sigaretta alle labbra senza battere ciglio, come se non avesse aperto bocca.
«Sono stata trattenuta», tenta di nuovo.
Nulla. Solo silenzio.
Vede il fumo uscirle piano dalla bocca, ma continua a ignorarla.
Si morde l'interno della guancia, rassegnata, e si incammina verso la sua camera.
«Ancora.»
Riley si ferma. Deglutisce.
Non è una domanda.
«Mi hanno... provocata.»
«Provocata», le fa eco.
Finalmente si gira, ma Riley avrebbe preferito non incrociare il suo sguardo. Negli occhi non ha alcuna rabbia, nessuna delusione. È solo stanca. Di lei.
«La mia povera figlia», gracchia. «Costretta a difendersi.»
«Mamma, io-»
«Mi ha chiamato la preside Grant», la blocca. «Hai rotto il naso a Marcy Parker.»
Riley non riesce a guardarla.
Vorrebbe raccontarle della scritta con la vernice sul suo armadietto. Della parola "assassina" che le sembra di avere ancora davanti.
Vorrebbe dirle della folla che si è radunata attorno a lei nel corridoio. Delle risate, gli insulti.
Vorrebbe spiegarle come Marcy le si è avvicinata, la voce bassa per assicurarsi di andare a segno.
«Povero Brian. Strano come chi ti sta vicino finisca sempre male, no?»
E lei non ci ha visto più. Le ha sbattuto lo sportello dell'armadietto sul viso.
Ma non lo fa. Non apre bocca.
Perché tanto non le crederebbe. O non le importerebbe.
«Come dovrei sentirmi, Riley?» le chiede sua madre. Ma non vuole una risposta.
E lei non ne ha.
«Dovrei essere felice che un bravo ragazzo sia morto per colpa di mia figlia?»
Mamma...
«Fiera che tu sia una... una...» il viso le si contrae in una smorfia, come se quella parola la nauseasse «... lesbica del cazzo?»
Basta. Ti prego, smettila.
«Prima Autumn Bates. Poi Brian Murphy», continua lei. «Quanto ancora dovrò vergognarmi di te?»
Riley sente gli occhi bruciare. Quelle lacrime fanno male. Non le vuole. Non le merita.
Sua madre tira un altro po' di fumo dalla sigaretta. «Sono contenta che tuo padre non possa vedere tutto questo.»
No...
«Se soltanto fossi stata diversa...»
Non finisce la frase. Non ce n'è bisogno.
Lei ha già capito. Lo sa da mesi.
Sua madre la vede come tutti gli altri: un errore.
Stringe la cinghia dello zaino e corre verso la porta.
Scappa in silenzio, senza che nessuno la fermi.
Senza che a nessuno importi.
Non pensa a dove sta andando, non vede altro che un mondo offuscato dal suo dolore.
Se fosse colpa mia?
Se davvero fossi io il problema?
Se lo chiede ancora. E ancora. E ancora.
Finché la corsa non la porta nell'unico posto in cui si sia mai sentita al sicuro.
Nel loro posto.
Riley si lascia scivolare lungo il tronco di un albero. Il lago gorgoglia poco più in là, calmo come se nulla fosse mai cambiato.
Ma niente è più come prima.
Apre lo zaino e ne rovescia il contenuto per terra.
Le sue mani si muovono frenetiche. Sposta libri, quaderni e appunti alla ricerca di qualcosa che sa già non troverà.
Non c'è, si dice.
Non c'è. Perché non c'è?
Lei però sa perché. Sa perché non c'è nessuna lettera.
Perché Autumn non è lì. Non più.
«Torna», implora.
Le lacrime le scivolano sulle labbra. E nel loro sapore c'è tutto ciò che resta dei suoi ricordi.
«Ti prego, torna e dimmi che non era tutta una bugia.»
Riley si stringe nelle braccia. Respira a fatica.
Dimmi che non sono sbagliata come dicono.
Forse, però, è proprio questo.
Uno sbaglio che gli altri hanno imparato a riconoscere prima di lei.
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Missing Autumn
Romance[IN REVISIONE] È il 1988 quando la vita di Riley Gilbert cambia per sempre. Ha solo quindici anni e capisce troppo presto che certi sentimenti non sono fatti per essere vissuti alla luce del sole. Non quelli che legano lei e Autumn Bates, la figlia...
