Maybe I'm crazy, maybe I'm weak
Mybe I'm blinded by what I see
Angel – Theory of a Deadman
24 ottobre 2001
Riley sfiora il laccio della Nikon.
Il sole le scivola addosso in una carezza distratta. Una luce chiara che sembra quasi abbia paura di toccarla davvero. Il vento è appena un soffio. Le smuove i capelli, solleva le foglie ingiallite ai suoi piedi e le lascia rotolare con un fruscio secco.
È come se quella mattina cercasse di smuoverla, ma lei resta lì, immobile. La testa piena di voci e il cuore carico di dolore.
Lesbica. Sporca. Perversa.
Fissa quelle parole senza avvicinarsi.
Vorrebbe farlo. Vorrebbe spalancare la porta e rifugiarsi in camera sua, ma non ci riesce. Le legge e rilegge finché non le sembrano vive. Finché non le sente sulla propria pelle.
Sono una stupida, si dice.
Per tutto quel tempo, non si è accorta che quelle scritte erano servite soltanto a sviarla. Era così convinta che fossero state lasciate da uno dei tanti idioti che la volevano lontana da Redwood, che non ha pensato potesse esserci dell'altro.
Invece, faceva tutto parte del grande piano di Wilkinson per renderla l'unica colpevole di una storia in cui è sempre stata la cattiva.
Il coltello. La catenina.
E la foto. Quella che conservava tra le pagine dell'unico libro che potesse custodirla. Dove sarebbe stata sempre vicina a Itaca.
Non gli ha chiesto cosa ne avesse fatto. Perché le avesse strappato anche quel ricordo. Era troppo impegnata a fallire, di nuovo.
Come aveva fatto sin dall'inizio.
Perché la verità è che non ha mai avuto motivo di credere che ci fosse qualcosa di più.
Lesbica. Sporca. Perversa.
In fondo, le avevano ripetuto quelle cose per tutta la vita. E a nessuno era mai importato di quanto facessero male.
I compagni di scuola.
Gli insegnanti.
I Bates.
Sua madre.
Era una ragazzina di quindici anni a cui erano state addossate colpe troppo grandi.
Come la morte di Brian.
Non ha mai raccontato a nessuno di quella notte. Neppure a Harrison. Ha tenuto quel ricordo sottochiave così a lungo che soltanto quando ha preso forma nella sua voce ha capito di essere pronta. Di non avere più paura.
Non di quello che Ronnie Campbell e Tyler Goodwin stavano per farle.
No.
Della vergogna che provava.
Bert Murphy aveva ragione. L'ha sempre avuta.
Il sangue di Brian è sulle sue mani.
Se soltanto non gli avesse dato retta.
Se non fosse scappata.
Se gli avesse detto che sapeva che lui non le avrebbe mai fatto una cosa del genere.
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Missing Autumn
Romance[IN REVISIONE] È il 1988 quando la vita di Riley Gilbert cambia per sempre. Ha solo quindici anni e capisce troppo presto che certi sentimenti non sono fatti per essere vissuti alla luce del sole. Non quelli che legano lei e Autumn Bates, la figlia...
