We both said some things we didn't mean
We took our cheap shoots, didn't we?
I Still Love You – Josh Jenkins
26 luglio 1988
È quasi l'una di notte quando Bert sente la porta aprirsi.
Martha gli accarezza la mano sul divano.
«Non essere troppo duro», gli ricorda.
Lui non risponde.
Vorrebbe tanto, ma non può accontentarla. Brian non gli lascia scelta. Per colpa sua, la loro famiglia è diventata lo zimbello di Redwood. Da settimane si costringe a fare finta di nulla. A non ascoltare i mormorii tra i corridoi del supermercato, a ignorare i sorrisetti sornioni dietro le strette di mano e gli sguardi carichi di giudizio quando mettono piede in chiesa.
È ora che suo figlio capisca.
«Dove sei stato?» chiede.
Brian non si gira. Non li saluta. Tira dritto verso le scale, le spalle curve e la testa bassa.
Quella mancanza di rispetto è la goccia che fa traboccare il vaso.
Bert si alza di scatto. Sente la vena del collo tendersi fino a fargli male.
Alle sue spalle, Martha spegne la tv. La risata registrata di David Letterman muore di colpo, lasciando la stanza in un silenzio carico di rabbia.
«Torna subito qui!»
Non vuole urlare. Non gli piace farlo.
Ma deve.
Resta immobile, in attesa. Finché Brian non ricompare sulla soglia del salotto. Tiene gli occhi bassi, fissi sul tappeto, come se temesse di incrociare il suo sguardo. Come se si vergognasse. Sul viso ha qualcosa che non gli ha mai visto addosso prima.
Colpa.
Sa di aver sbagliato, pensa.
Ma non lo ammetterà. Purtroppo, è testardo come lui.
«Ti ho chiesto dove sei stato», ripete.
«In giro...»
La voce di Brian è bassa, spezzata. Non la voce di chi mente con disinvoltura. E gli sta bene così. Non ne può più delle sue bugie.
«Con chi?»
«Con...» esita. «Con Ronnie... e Tyler.»
«Non mentire.»
«Non sto mentendo.»
«Va bene», taglia corto. «Lo vediamo subito.»
Si volta verso il telefono appeso al muro e afferra la cornetta.
«Aspetta», tenta Brian. «Papà, aspetta.»
Ma non lo ascolta. Suo figlio ha bisogno di una lezione, e se per dargliela deve svegliare i Campbell e i Wiley, lo farà.
«Fermo!»
La voce di Brian si incrina ancora di più. «Fermo. Ti prego.»
Bert riaggancia così forte che per un secondo si aspetta di vedere il telefono staccarsi dal muro.
Quando si gira, Brian è terreo. Lo guarda come se lo avesse appena minacciato con qualcosa di molto peggiore di una telefonata.
«Con chi eri, tesoro?» chiede Martha alle sue spalle.
Brian si irrigidisce. Bert vede le sue mani tremare lungo i fianchi. E quella è l'unica risposta che gli serve.
«Era con lei», sibila. «Con quella puttanella di Riley Gilbert.»
«Papà, lei non è-»
«Sì, che lo è», lo scavalca. «Una schifosa puttanella a cui piacciono le ragazze. E in città lo sanno tutti.»
Brian abbassa ancora di più la testa.
«Che cazzo ti dice il cervello?» lo incalza. «Ti rendi conto di cosa ha fatto? Per colpa sua, la figlia del pastore Bates ha dovuto andarsene. Ha qualcosa che non va.»
«Non è vero...»
Quel sussurro è come uno schiaffo. Non può difenderla. Non di nuovo.
«Come, scusa?»
Brian alza finalmente gli occhi. Sono lucidi, velati di lacrime che non gli ha mai visto. E all'improvviso si sente come se non sapesse più leggere suo figlio.
«Riley non è la persona che credete», dice. «Non ha fatto nulla di male.»
Non ha fatto nulla di male.
Ci crede davvero. Glielo legge in faccia. E ormai sta diventando un problema.
«Oh, tesoro», interviene Martha. «Quella ragazza ti rovinerà. Non vale la pena essergli amico. Fidati di noi.»
Brian apre la bocca, ma la richiude subito. Le parole sembrano incastrarglisi in gola.
«Sono gli altri che vogliono rovinarla», ribatte. «Che vogliono...»
Il resto della frase muore da qualche parte dentro di lui.
Scuote la testa, le labbra che tremano.
«Lasciate perdere», dice alla fine.
Bert sente qualcosa pesargli sul petto. Che cosa ha fatto quella ragazza per ridurlo così? Perché non riesce a fargli capire che sta cercando di proteggerlo?
«Vai in camera tua», ordina. «E smettila di frequentare Riley Gilbert. È l'ultima volta che te lo ripeto.»
«Papà-»
«Non voglio più sentirne parlare. Sono stato chiaro?»
Brian lo fissa, immobile. Sembra che voglia dirgli qualcosa. Qualcosa di importante.
Ma lui è stanco. Non vuole più discutere.
E non vuole più ascoltare.
«Vai», ripete.
Brian annuisce.
Bert lo guarda salire le scale e chiudersi in camera.
«Domani gli passerà», prova a confortarlo Martha. «Il nostro ragazzo è solo confuso.»
Lui l'abbraccia.
Si convince che è così. Che lo ha fatto per il suo bene. Che quelle parole spezzate non erano poi così importanti.
E che domani potrà dirgli che lo ama più di quanto immagini.
Non sa che ha perso l'occasione di ascoltare la verità. Che è lui a non aver capito nulla. E che l'amore non andrebbe mai taciuto.
Perché, quella notte, lo avrebbe perso.
E, per tutta la vita, avrebbe incolpato Riley Gilbert.
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Missing Autumn
Storie d'amore[IN REVISIONE] È il 1988 quando la vita di Riley Gilbert cambia per sempre. Ha solo quindici anni e capisce troppo presto che certi sentimenti non sono fatti per essere vissuti alla luce del sole. Non quelli che legano lei e Autumn Bates, la figlia...
