17. Una sentenza già pronunciata

84 21 12
                                        

It's sacrilege, sacrilege, sacrilege, you say

Sacrilege – Yeah Yeah Yeahs



17 ottobre 2001


La stanza è più fredda di quanto si aspettasse.

Non c'è colore attorno a lei. Solo un tavolo di metallo, qualche sedia e una parete di vetro opaco.

La luce è fioca, con un'unica lampadina appesa al soffitto che potrebbe spegnersi da un momento all'altro.

Riley non riesce a sollevare lo sguardo. Le fitte che le bucano le tempie sono insopportabili e respirare le sembra uno sforzo troppo grande.

Gli occhi non si staccano dal sangue sulle sue mani.

E dalle manette che le stringono i polsi.

Non fanno male.

Ma sono lì.

E questa, forse, è la parte peggiore.

Vorrebbe chiudere gli occhi, ma non può. Ogni volta che ci prova, Dakota torna davanti a lei.

E il coltello.

Io l'ho trovata, si ripete.

Non ho fatto nulla.

Ma nessuno sembrava crederle. E non l'avrebbero fatto.

Riley inspira piano, cercando di scacciare le voci che le affollano la mente. Ogni secondo sembra più lungo del precedente, come se il tempo si fosse fermato.

Però sa che non è così.

È la sua vita a essersi fermata.

Forse, per sempre.

Quando la porta si apre, si costringe ad alzare la testa.

Rowan Wilkinson entra nella stanza seguito da Greene. Per un attimo, lo sguardo del capo della polizia indugia su di lei, sulla felpa troppo larga che le hanno dato al suo arrivo. Sotto, il pigiama sporco del sangue di Dakota.

«Bene», dice soltanto.

Si siede all'altro capo del tavolo. Greene resta in piedi, appoggiato al muro.

«Sai perché sei qui.»

Il tono è quello di chi ha già emesso una sentenza.

Riley vorrebbe rispondergli che si sbaglia. Che hanno preso la persona sbagliata. Che il colpevole è lì fuori.

Ma le parole non arrivano.

«Io...»

Le muoiono in gola.

«Come sta?» riesce a sussurrare.

«È stata trasportata d'urgenza al Memorial Hospital di Portland», informa Greene. «È viva.»

Qualcosa dentro di lei si allenta. Respira, come se finalmente potesse prendere aria.

Ma Wilkinson gliela strappa via subito.

«Non grazie a te», sibila.

Riley esita. «Era ferita. Io... cercavo di aiutarla.»

«Con questo?»

Wilkinson sbatte una busta di plastica sul tavolo. Il cuore le balza nel petto.

Dentro c'è il coltello. La lama ancora sporca, il sangue ormai secco.

Missing AutumnLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora