I'll give you everything I have
I'll teach you everything I know
I promise I'll do better
Light – Sleeping At Last
3 giugno 1988
Autumn tira ancora più forte, la mano stretta attorno alla cinghia dello zaino.
Avanti, si dice. Vieni fuori.
Quando lo ha nascosto nell'incavo dietro la libreria non ha pensato che potesse restare incastrato e adesso ce l'ha a morte con la propria stupidità. Avrebbe dovuto prevedere che sarebbe diventato sempre più ingombrante nel corso dei giorni.
Potrebbe spostare la libreria, ma non osa farlo. È notte fonda e il minimo rumore farebbe correre i suoi genitori.
Per non parlare di Noah...
E allora a cosa sarebbe servito tutto quello?
Come avrebbe spiegato i vestiti o – peggio ancora – i soldi che aveva rubato nell'ultima settimana?
Qualche dollaro dalla borsa di sua madre, altri dai risparmi di suo fratello o dal piccolo gruzzolo che suo padre tiene nel primo cassetto del comodino.
Sommato a ciò che ha messo da parte arriva a stento a centoquaranta dollari. Li ha contati e ricontati un'infinità di volte, ma il totale è sempre lo stesso.
Non è molto, ma è abbastanza per il suo piano.
Continua a ripeterselo, sperando che sia davvero così.
Oh, andiamo!
Uno strattone più forte e riesce a recuperare lo zaino.
Cade all'indietro e batte la testa contro la scrivania. Si porta le mani alla nuca e si morde le labbra, soffocando un grido. Le dita affondano tra i capelli finché il dolore non sbiadisce.
Per un minuto resta lì, seduta per terra in attesa che suo padre spalanchi la porta.
Riesce già a vedere la sua faccia. Gli occhi assonnati che si sgranano, le labbra che vibrano per l'incredulità, la delusione nei suoi lineamenti.
Ma non accade. Non sente nessun rumore e lei è ancora sola nella sua camera.
Tira un sospiro di sollievo.
Le è andata bene, ma la sua è stata solo fortuna.
Apre lo zaino e si assicura che tutto sia a posto.
Le sembra che sia così, ma in caso contrario non potrebbe rimediare.
E poi, la cosa più importante è lì. Tutto il resto può rimediarlo in un modo o nell'altro.
Le dita accarezzano la copertina del libro. Il profumo delle pagine la rassicura.
La paura si allontana.
Come il protagonista di quella storia, anche lei avrebbe fatto ritorno alla sua Itaca.
Adesso ne è certa.
Il suo sguardo cade sulla libreria, sulla rosa blu che vive nel vetro.
«Verrò a riprenderti», sussurra.
Guarda l'orologio: quasi mezzanotte.
Non c'è tempo da perdere. La provinciale è ad almeno quattro miglia e non può rischiare di prendere la bici dal garage.
Senza contare che una volta raggiunta dovrà fare l'autostop fino a Portland. Almeno un'ora di auto, forse un'ora e mezza.
Da lì potrà prendere un treno per New York e sparire una volta per tutte. Nessuno sarebbe riuscito a rintracciarla.
E poi...
La voce di Riley le indica la strada, come sempre.
«Ti ci vedo a San Francisco, con il tuo quaderno pieno di storie e il caffè lungo che io odierei.»
Sorride. Un sorriso amaro, proprio come quel ricordo.
Riesce a sentire sulle labbra il sapore della promessa che sta infrangendo.
L'ennesima.
Perché per lei non può esserci San Francisco senza Riley. Non può esserci un futuro.
Eccolo, il pensiero che più di tutti la tormenta: quello di avere sbagliato tutto.
Nelle ultime settimane ha fatto di tutto per spezzare ciò che le unisce. Ha evitato i suoi sguardi, ha taciuto le parole che avrebbe voluto dirle e ha lasciato che credesse a tutte le sue bugie.
Ogni passo indietro è stato una ferita. Ogni distanza che ha imposto, un dolore che non ha potuto urlare.
E ora teme una cosa sola.
Che quando tutto questo finirà, non le sarà rimasto abbastanza del proprio cuore per tornare indietro.
Che, nel tentativo di proteggere Riley, finirà per distruggerla. E, con lei, la parte migliore di sé.
Perché ormai lo sa: tutto l'amore che è capace di provare appartiene a Riley.
E tutto quello che sta facendo è per lei. Per loro.
Anche se le separerà.
Anche se Riley la odierà.
Autumn sente le lacrime bruciarle gli occhi.
No, non adesso.
Si alza, chiude lo zaino e se lo mette in spalla. Non può avere ripensamenti. Non adesso.
Provinciale. Portland. New York.
Lo ripete ancora e ancora, finché quelle parole non allontanano le altre.
Si avvicina alla finestra e la scavalca.
I piedi trovano subito il ramo del faggio che cresce accanto alla sua stanza. L'ha già fatto centinaia di volte e sa perfettamente come muoversi. Potrebbe riuscirci anche a occhi chiusi e in pochi secondi si lascia scivolare sull'erba bagnata.
Non appena raggiunge la strada, inspira a fondo.
Il vicinato è immerso nel sonno. Non ci sono luci accese, voci o auto di passaggio. L'unico suono che sente sono le pompe d'irrigazione.
Adesso o mai più.
Inizia a correre.
Non si guarda indietro neppure una volta. Evita la strada principale e prende i passaggi laterali tra le case, quelli che da piccola usava quando era in ritardo per la cena.
Corre tra i giardini bui e i vialetti, pregando che nessun nottambulo si affacci alla finestra.
A ogni passo il fiato le taglia il petto, ma non rallenta.
Perché sono quei passi ad allentare la catena attorno al suo collo.
E allora continua.
Continua finché gli alberi non sostituiscono le case e i lampioni non diventano piccole lucciole alle sue spalle.
Finché la catena non si spezza.
Soltanto allora si volta. Sudata, con i capelli rossi attaccati al collo. E il cuore a pezzi per aver lasciato la sua casa.
La sua vera casa.
«Tornerò», dice. «Ti prometto che tornerò da te, Ry».
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Missing Autumn
Romansa[IN REVISIONE] È il 1988 quando la vita di Riley Gilbert cambia per sempre. Ha solo quindici anni e capisce troppo presto che certi sentimenti non sono fatti per essere vissuti alla luce del sole. Non quelli che legano lei e Autumn Bates, la figlia...
