Raisa
«Queste le vuoi tenere?» i capelli rossi di mia madre riflettono i raggi solari provenienti dalla finestra, le donano un'aria sbarazzina quasi come se fosse tornata indietro nel tempo. Preleva le ultime t-shirt dall'anta riservata ai suoi abiti da lavoro e li piega accuratamente in un sacco nero destinato in beneficenza. Le tende chiare sono scostate in modo da lasciar arieggiare, così che il profumo dell'uomo che abitava qui, non inferisca, rammentandoci i momenti in cui era lui stesso a compiere ciò che stiamo compiendo noi.
«Questa è molto rovinata» dico, come pensavo fossimo noi. Bruciacchiati da un lato e scorticati dall'altro, trasportati a riva da onde troppo alte per essere cavalcate. Ma è bastato guardarmi intorno per capire che non eravamo sole, che io non ero sola come credevo. Quando qualcosa dentro di te comincia a spegnersi e come se vivessi in una dimensione ultraterrena, una situazione di stallo fra finzione e realtà. Come se ciò che ti circonda fosse posizionato lì per una specifica motivazione, ignota e spaventosa. Arriva un momento in cui è la ragione a governare sul cervello, pensavo: ''Va bene, non posso contrastare il volere di altri per il mio piacere personale'', ''Non posso vincere su chi ha già scelto per me'' e non c'è cosa più sbagliata di pensare che qualcosa o qualcuno possa elaborare il tuo destino. Così una notte ho squarciato la patina, spostato e riposizionato pensieri fino a trovare la strada. La paura era sparita e il mostro nel buio non c'era più. Il temporale era fermo su di noi, inermi sotto l'alluvione, finché il vento non ha scassinato la porta, che era sempre stata aperta. Nel momento in cui siamo rientrate, la mamma ha smesso di avere le guance rigate dalla lacrime e non si e' piú colpevolizza più di non essere stata una buona compagna di vita. Zio Tony è stato il maestrale più forte e potente che abbia mai visto, l'ha condotta sulla via del divorzio, ancora in fase di essere appurato, ma è stato il trampolino di lancio per una vita serena e felice. Bizzarro come gli unici uomini che ho amato, mi abbiano fatto così male da lasciarmi senza fiato.
«Io mi fido di te, ti amo Hendrick» ho detto quel giorno al fienile.
Scuoto il capo, in segno di negazione. Non posso tornare indietro, il riflesso di un'altra ragazza è presente dinanzi a me.
«Adesso sei un'entità splendente, un piccolo Raggio di sole. Si, proprio un Raggio di sole» così l'ho spento, soffocato fino a morire. I capelli neri mi sfiorano a stento le spalle, arrotolo una ciocca fra le dita per impormi di smettere di pensarci. Da quel giorno tutto ciò che avevo costruito si è sgretolato come sabbia e con lui è andata via una parte di me che non tornerà mai più. La conservo con bramosia, fondata gelosia di una Raisa ingenua, incapace di trovare del marcio in chi gli sta intorno. Il suono della risata di Damen rintocca come un orologio, alla stesso ora e nello stesso punto, provocandomi una fitta al centro del petto. Serro gli occhi e la mascella così forte da percepire le tempie bruciare per lo sforzo.
Esci.
Esci dalla mia mente.
Sento qualcosa di duro schiantarsi contro la schiena e circondarmi il collo in una presa spezza-ossa, Mirea e i suoi capelli biondi sono spalmati su di me. Profuma di bontà, gentilezza e amore. Nello stesso identico modo in cui profumavi tu, mi ricorda la vocina presente nella mia testa.
«Aisa! Aisa!» starnazza a due centimetri dal viso, porge le labbra e lecca i residui di lacrime salate. «Kay mi ha rovinato le trecce!» schiamazza, ed è sul punto di riprendere in un pianto disperato. Mia madre ride, godendosi la scena comica.
«È ancora troppo piccolo per comprendere che non deve farlo» dice con calma, scosta il bustone e afferra i fili dorati della bambina. Cerca di acconciare l'intreccio senza disfarlo del tutto, mentre reprime un sorriso dinanzi alla vittima.
«Puoi tirargli via il ciuccio, così siete pari. E non ti sgriderò...» Brianna è ferma sul ciglio della porta con le braccia incrociate sul petto e un ghigno derisorio dipinto sulle labbra. I jeans le calzano perfettamente, il maglioncino grigio le dona un'aria da ragazzina, sembra uscita da un film adolescenziale anni 2000. Perfetta è riduttivo, credo che l'essere madre l'abbia resa ancora più radiosa ed eterea.
«Promesso!» esclama, verso la malcapitata.
«Non è proprio così che funziona» la voce secondaria di Lillian mi risveglia del tutto dal mio stato di trance. Solleva il palmo in un saluto e mostra le fossette ai lati delle guance, «Non volevamo disturbare, Nevaeh è corsa fuori e noi ci siamo intrufolate» gratta il retro del capo con imbarazzo. «Non abbiamo citofonato, la veranda era già aperta».
Kay è posizionato fra le braccia della donna come una piccola luna. La nuca poggiata fra il gomito e l'avambraccio, muove i piedi ed emette gemiti di apprezzamento. Ed è strano, fino a poco fa non m'accorgevo di quante persone avessi intorno e della loro importanza. Sollevo i sedere dal pavimento per andare incontro all'unico uomo che non tradirà mai la mia fiducia, il piccolo principe racchiuso nelle braccia della mia migliore amica.
«Ehi, principe!» scaldo la voce per non spaventarlo e gli schiocco un bacio in tempia. «Quante poppate hai ricevuto oggi?» chiedo sarcastica, sottolineando le guance gonfie come un piccolo castoro.
«Più di ieri» risponde la madre.
«Pausa caffè?» domanda quest'ultima con il viso di chi è pronta a raccontare l'ennesimo appuntamento finito male.
STAI LEGGENDO
𝑭𝒊𝒐𝒓𝒊 𝑵𝒆𝒍 𝑩𝒖𝒊𝒐.
Acak🔞 Questa storia contiene: violenza, linguaggio scurrile, scene che possono urtare la vostra sensibilità e uso di stupefacenti. E se ci fossero due sentieri da esplorare? Tu, quale sorte tenteresti? Raisa è una ragazza di diciannove anni, uno spic...
