Capitolo 28

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Tentazione.

La sua lingua continuava a ruotare intorno al mio lobo, stuzzicando e accarezzando la pelle del collo, tenendo una mano ben salda sul mio sedere. Anzi, stava proprio strizzando la mia natica come se fosse qualcosa di prezioso, che non avrebbe mai voluto lasciare andare via.

《Sei così buona...》Ansimò, facendo spostare le labbra dal mio orecchio alla mia mandibola, sfiorando con lieve tocco la pelle sensibile, tanto da provocarmi brividi in tutto il corpo, a partire dai piedi fino alle punte dei capelli. Mi strinsi a lui, usandolo come una sorta di ancora di salvataggio, chiudendo le mie dita intorno ai suoi bicipiti, accorgendomi dei suoi battiti cardiaci stranamente calmi in confronto ai miei, che sembravano cavalli al galoppo. Come poteva, in una situazione del genere, restare tranquillo e pacato? Era come se non stesse provando nessuna emozione, come se fosse un macchina programmata per fare quello. Non aveva il respiro accelerato, non sudava, e i suoi occhi non mi stavano guardando, per lui ero solo una delle tante. Una ragazza che lui doveva usare in funzione dei suoi bisogni.

《Per...perfavore...》Cercai di respingerlo, spingendolo un po' in avanti, ma era una statua di marmo. Non si muoveva. 《Dylan...basta.》Lui non voleva staccarsi da me, continuava a baciarmi, leccarmi, succhiarmi...non aveva intenzione di smettere, mentre io sentivo soffocare sotto la sua presa, mi sentivo delusa da quello che provavo, perchè non volevo provare niente. Io non avevo bisogno di lui, io avevo bisogno di andarmene, e subito.

《Basta!》Scivolai sotto le sue braccia e feci qualche passo indietro, mentre lui mi guardava sbigottito con le labbra luccicanti e così dolci al pensiero...

《Cosa cazzo ti prende ora?》

Scossi la testa e chiusi gli occhi. Ero così confusa...lui aveva infranto due regole per me, era andato contro la sua stessa setta per rendermi le cose più facili. Forse teneva davvero a me!

Stupida! Stupida! Lui vuole soltanto possederti come le altre, vuole esercitare il controllo su di te. Non sei niente. Niente, mi suggerì la voce della coscienza, trovandomi d'accordo con lei. In effetti come potevo pensare che lui provasse qualcosa per me, se entrambi ci eravamo trovati in quella situazione senza preavviso e senza volontà da parte nostra?

《Arya, tu...》Sospirò, scompigliandosi i capelli fino a farli ricadere scomposti sulla fronte. 《Tu sei un grosso problema, porca puttana.》

Alzai lo sguardo su di lui, sconfitta. Ecco, mi considerava un problema.

《Lasciami andare》

《Non posso》

《Sì che puoi!》Mi infervorai, stringendo i pugni lungo i fianchi.

Lui percorse lo spazio che ci separava con una falcata, strinse i miei capelli e strattonò la mia testa all'indietro, posando, con crudele violenza, le sue labbra sulle mie. I nostri denti si scontrarono e la sua lingua si impossessò della mia senza ritegno, senza darmi la possibilità di ribellarmi o di scacciarlo. Non riuscivo a muovermi, trattenuta da lui, dalla sua forza, abbagliata dal suo controllo, dalla sua presa di posizione, dalla sua insensata eccitazione...ma poi cominciai anch'io a muovere le labbra e venni percorsa da una scarica elettrica, che mandò l'impulso alla mia lingua di ricambiare la passione. Mi teneva per i capelli, con un gesto di totale egoismo e di possessione, tenendomi ferma e al suo comando.

La sua mano, improvvisamente, si avventò sul mio bustino e, con uno strattone, me lo strappò di dosso, gettandolo a terra, mentre ancora la sua bocca succhiava la mia lingua calda e liscia. Poi fu il turno del mio reggiseno, che calò lungo il mio corpo poco dopo il bustino. Non provavo vergogna, anzi mi sentivo eccitata e felice. Volevo che anche lui si spogliasse, ma il gioco era nelle sue mani. Lui comandava ed io obbedivo, semplice.

ALL BLACK || Dylan O'BrienDove le storie prendono vita. Scoprilo ora