Capitolo 42

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Pensieri importanti.

Rimasi con lo sguardo a fissare il soffitto della camera di Dylan per un'oretta buona, finchè il brontolio della mia pancia mi fece decidere di alzarmi e andare in cucina. Poggiai i piedi scalzi, nudi, sul pavimento gelido e rabbrividii un attimo. Scossi la testa, sbadigliando, e afferrai il cellulare, controllando Whatsapp nel caso Dylan mi avesse inviato qualche messaggio, ma niente di niente. Affranta scesi le scale, trascinandomi fino al piano di sotto, quando un rumore strano mi riscosse dallo stordimento del sonno. Sembrava che fosse caduto qualcosa proprio in cucina, dunque pensai di fare dietro front e correre su per le scale, chiamare Dylan e aspettare che venisse in mio aiuto, ma poi riflettei che, probabilmente, lo avrei disturbato inutilmente. Forse era solo un gatto che si era intrufolato in casa, mentre Dyl stava uscendo per andare chissà dove. Allora mi feci forza e presi tra le mani uno di quei frustini, che il tatuato tanto amava e che teneva in una teca accanto alle scale, e mi diressi verso la cucina. In punta di piedi feci il piccolo pezzo che separava la stanza, dove c'era la cucina, dalle enormi scale e mi affacciai dal muro. Era Zoe.

<Zoe! Per fortuna sei tu, pensavo fosse entrato un ladro...> Posai il frustino sopra l'isola, mentre lei fece un balzo all'indietro per la paura. Si pose la mano sul cuore e mi sorrise.

<Mi hai fatto prendere un colpo! Stavo...stavo prendendo del latte dal frigorifero> Sventolò per aria un cartone di latte blu e mi strizzò l'occhio, poi il suo sguardo indugiò sulla mia maglietta e i miei boxer. <Ehm, quella è la maglia di Dyl?>

Abbassai lo sguardo sul logo sgualcito della mia logora maglia XXL e feci un timido cenno di assenso. I suoi occhi brillarono di una strana consapevolezza. <E quei boxer sono suoi?>

Annuii con veemenza, stropicciando i bordi dei pantaloncini/mutande. La sua bocca si piegò in una smorfia forzata e i suoi occhi si intristirono. Mi accigliai e presi posto su uno degli sgabelli dell'enorme bancone al centro della stanza.

<Perché queste domande?>

<Uhm, così...tanto per sapere> Si voltò di scatto e versò il latte in un grande bicchiere di vetro. Sospirò e se lo portò alla bocca, ingurgitandolo in meno di mezzo secondo. <Sai, non l'ha mai fatto>

<Cosa? Di sparire senza dire niente?> La buttai lì, ancora scossa dall'improvvisa fuga di Dylan. Zoe, tuttavia, scosse la testa e fece spallucce. Attraversò la stanza e si mise a sedere di fronte a me, fissandomi.

<Non ha mai dato le sue cose alle sue Sottomesse, cioè...loro dovevano sempre indossare l'uniforme da...da Sottomessa appunto>

<Ovvero quei vestiti che tiene chiusi in quella stanza sulle scale? I vestiti tutta pelle e aderenza?> Ricordai una gonna di pelle nera e lucida e fui attraversata da un brivido, che mi diede una stilettata all'altezza del ventre.

<Esatto. Lui vuole, o meglio, da quello che vedo, voleva che fossero tutte uguali e avessero tutte la propria funzione. Roxanne, infatti, è vestita sempre di nero o di rosso e raramente non porta i tacchi alti>

Abbassai lo sguardo nel sentire rammentare il nome di Roxanne e forse mi sentii un po' in colpa, perché, alla fine, lei era stata al fianco di Dylan per tanti anni e se n'era innamorata perdutamente, mentre io conoscevo il tatuato da solo poche settimane e già ero riuscita a cambiarlo molto.

<Non parla mai di Roxanne...> Accennai, muovendomi lentamente verso il frigorifero. Zoe sospirò, tirando una pedata al bancone.

<Non gli è mai interessata più di tanto. Era una brava Sottomessa e lo è tuttora, ma non ha mai avuto quel qualcosa in più che potesse far sì che lui si innamorasse di lei> Ticchettò le dita sul bancone, mi diede un'occhiata fugace e, non appena incrociai il suo sguardo, spostò gli occhi altrove. Capii all'istante che c'era stata un'altra persona nella vita di Dylan, che gli aveva fatto perdere la testa talmente tanto da indurlo quasi, oppure proprio, all'innamoramento.

ALL BLACK || Dylan O'BrienDove le storie prendono vita. Scoprilo ora