Capitolo 41

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Un passato fastidioso.

Jack era di fronte a me con le pupille super dilatate, tanto che la sua espressione avrebbe invitato persino un serial killer a togliersi di torno. Invece io me ne stavo impalata sul marciapiede, aspettando che lui si calmasse e iniziasse a ragionare, perchè in quel momento voleva soltanto prendermi e portarmi con sè. Non era stato più lo stesso da quando avevo deciso di lasciarlo e fuggire dal Texas per provare, per soltanto qualche mese, a respirare una nuova aria. Era diventato possessivo, geloso e psicopatico.

<Jack! Ragiona! Non mi sembra il caso che tu dia di matto in mezzo alla strada, potrebbero vederti e chiamare la polizia> Tentai di dire, guardandomi disperatamente attorno sperando di incontrare qualche passante per chiedere aiuto. Ma non c'era nessuno, nemmeno l'ombra di un uomo o di una donna. <E, se mi metto ad urlare, qualcuno potrebbe persino...persino accorrere in mio aiuto> Indietreggiai verso la porta della biblioteca, affannandomi per trovare la maniglia. Lui sembrò accorgersene e, accigliandosi, si avventò su di me, mi prese per le braccia e mi fece voltare, stringendomi in un rude abbraccio.

<Tu resti con me> Mi sussurrò, gettandomi sulla faccia il suo maleodorante alito di birra. Arricciai il naso e serrai le labbra, dicendomi che urlare non sarebbe servito a niente e che nessuno si sarebbe mosso in mia difesa, fronteggiando un pazzo ubriaco. Mi guardai nuovamente attorno, terrorizzata, cercando una via di fuga, che, ahimè, non mi avrebbe comunque portata lontana dall'ossessione che aveva per me.

<Jack, ti prego, non farmi questo> Mugolai, mentre le sue dita si stringevano intorno al mio polso, stringendo sempre di più, provocandomi stilettate di dolore dalla mano all'intero braccio. <Mi stai facendo male>Lui tolse di fretta la sua mano da me e, con un movimento repentino, mi prese per il bacino e cominciò a trascinarmi verso quella che sembrava un'auto presa a noleggio. Cercai di allontanarmi da lui, tirando calci e pugni come i miei fratelli mi avevano insegnato, ma gli anni di palestra lo avevano reso molto forte e resistente ed io rimanevo pur sempre una ragazza spaventata e magrolina. Tentai di mordergli la mano, ma lui mi schiaffeggiò. La sua mano atterrò piatta e veloce sulla mia guancia, facendo sì che la mia testa si inclinasse leggermente a sinistra e i miei denti stringessero il labbro inferiore, ferendolo. Cominciò a uscirmi del sangue, che mi affrettai a leccare via per non rendere ancora più evidente la mia impotenza di fronte a lui.

<Mi hai rotto il cazzo, zitta e ferma.> Ruggì, afferrandomi con violenza per una spalla, per poi lanciarmi dentro l'auto, chiudendo lo sportello subito dopo. Io, però, ero ancora scioccata dallo schiaffo appena ricevuto, dato che mi aveva trascinata immediatamente a qualche mese prima e alla prima volta che Jack aveva alzato le mani su di me. Ricordai, anzi il ricordo sembrava un incubo ad occhi aperti, la sua mano che si abbatteva sulla mia faccia e, poi, sulla mia coscia, seguita da un insieme di offese e parolacce, che odiavo soltanto sentire pronunciare. Mi toccai la faccia, lasciando che una lacrima scivolasse sullo zigomo, la quale asciugai subito dopo. Strinsi i denti e, non appena vidi Jack sedersi al posto del guidatore, mi lanciai contro lo sportello della vettura, che, tuttavia, era chiuso. Lo sentii ridere e mettere in moto l'aggeggio maledetto. Feci scivolare gli occhi nell'abitacolo, fino a che non scorsi un cellulare. Mi sembrava strano che Jack avesse lasciato proprio sui sedili posteriori un cellulare, che avrei potuto usare per chiamare aiuto. Ci pensai su e, alla fine, decisi di afferrarlo, rendendomi conto che era acceso e carico: avrei voluto saltare dalla gioia. La gioia, d'altronde, ebbe poco spazio, poichè Jack parlò, facendo cadere in mille pezzi il mio piano di chiamare la polizia e farlo arrestare.

<Non penserai mica che sia così scemo?> Esordì, ridendo e tossicchiando. <Quel telefono ti serve per chiamare Dylan, il tuo amato Dominatore. Che cazzo ci troverai in quello non lo so proprio...> Borbottò alla fine. Guardai il cellulare e poi lui, senza realmente capire per quale motivo volesse che io chiamassi Dylan, dato che sarebbe stato come chiamare rinforzi. E che rinforzi, avrei aggiunto, poichè Dylan avrebbe reso in poltiglia quel poco di Jack che sarebbe rimasto dopo i pugni ricevuti.

ALL BLACK || Dylan O'BrienDove le storie prendono vita. Scoprilo ora