Capitolo 43

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Una dura rivelazione.

Due giorni, e qualche doloretto all'altezza del bacino, dopo la mia plateale confessione d'amore a Dylan, mi ritrovai con lo straccio per pulire in mano e lo sguardo fisso chissà dove, quasi come se fossi stata lanciata in un pianeta diverso e stessi vivendo una vita parallela. Ginevra, infatti, mi si avvicinò con passo felpato e, proprio quando i miei ricordi mi riportarono alla sera precedente e a come Dylan aveva usato in modo eccezionalmente innovativo, ed eccitante, un pacco di pop-corn, lei mi diede una spintarella che mi fece picchiare il fianco sul bancone e far ritornare con la mente alla realtà.

<Ei, ci sei o ci fai?> Rise, sventolandomi di fronte alla faccia la sua mano con le unghie rigorosamente smangiucchiate. Feci una smorfia e mi ricomposi. <Perchè, bhè, hai la faccia da pesce lesso>

<Che carina, grazie del complimento> Ironizzai, facendole la linguaccia. <Comunque questa faccia...> Indicai il mio volto. <è la faccia di chi è felice come matti>

<Mh...posso precisare una cosa? Secondo me quella è la faccia di chi è pazzamente innamorato di qualcuno...ma la mia è una sola ipotesi basata su quando, di solito, mi vedo allo specchio e penso al mio ragazzo>

Le feci una seconda volta la linguaccia e le diedi ragione, poi le spiegai, brevemente, ciò che era successo soltanto due sere prima, senza entrare nei particolari, e con "particolari" intendevo il sesso, facendole presente che Dylan mi stava sorprendendo giorno dopo giorno, dimostrandosi essere un buon compagno. Ginevra, però, ad ogni mia parola, non sembrava essere totalmente convinta e, anzi, manteneva un'espressione alquanto distaccata e quasi scettica, tanto che avrei voluto dirle che non mi stavo sbagliando e che ciò che lei pensava di Dylan erano soltanto pregiudizi fondati su una facciata che lui stesso si era montato, ma, ovviamente, non avrei mai rivelato le confessioni che Dylan di solito mi faceva a notte fonda, mentre teneva la testa sul mio petto e parlava a voce bassa, rendendomi partecipe dei suoi segreti, delle sue paure, del suo passato...

<Che c'è? Perchè mi guardi in quel modo?> Asserii, incrociando le braccia sul petto.

<Pensavo a quanto è strana questa situazione...tu che arrivi dal Texas, senza esperienza e con qualche precedente di violenza subita...Dylan che è la quinta essenza della violenza...voi due insieme. Non so, mi fa strano, ecco.> Alzò le spalle e abbassò lo sguardo, quando, improvvisamente sentimmo un forte colpo provenire dal portone del locale. Ci guardammo contemporaneamente, spaventate da ciò che poteva essere. Posai lo straccio sul bancone e mi avvicinai alla porticina di quest'ultimo per andare a vedere cosa fosse stata quella botta, ma, non appena sfiorai con i polpastrelli il vetro della porticina, la porta nera con i bulloni d'oro dell'All Black si spalancò e due uomini caddero a terra. Più precisamente un uomo sopra un altro, mentre...ehm...si prendevano a botte? Cacciai un urlo e Ginevra mi prese per un braccio, facendomi retrocedere di qualche passo.

<Quello è Dylan!> Urlò poi, tappandosi la bocca con entrambe le mani. Io, confusa, prima feci scivolare lo sguardo sulla faccia atterrita della mia amica, poi lo diressi sui due litiganti. E, infatti, era proprio così. Dylan era quello che aveva la schiena contro il pavimento e stava cercando di allontanare l'uomo sopra di sè, tenendolo per la collottola e pressando con il ginocchio. Strabuzzai gli occhi e mi affrettai a superare il bancone.

<...cazzone...> Dylan aveva un labbro ferito e del sangue gli colava dalla fronte. Rabbrividii dalla paura e dalla preoccupazione, sentendo il mio cuore battere sempre più forte e sempre più senza controllo. Cosa diavolo stava succedendo? Perchè non andava mai niente liscio come l'olio?!

<Dyl!> Cercai di gridare con la voce strozzata dalla paura. L'uomo sopra di lui era di almeno due stazze più grande e aveva le braccia coperte di tatuaggi strani e contorti. Aveva i capelli biondo ossigenato e del sangue raggrumato dietro la nuca. Rabbrividii una seconda volta e li osservai rotolare per la terra, mentre si lanciavano offese reciprocamente, aggiungendovi qualche minaccia in qua e in là.

ALL BLACK || Dylan O'BrienDove le storie prendono vita. Scoprilo ora