Capitolo 38

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Cattivi presagi.

Passai l'intera notte a girarmi e rigirarmi nel letto, facendo aggrovigliare le lenzuola nere attorno le mie gambe sudate per il caldo e l'ansia. Non facevo a tempo a chiudere occhio che il sorrisetto sotto i baffi di Dylan, chiuso dentro l'abitacolo di un auto di pattuglia, mi raffiovarava alla mente, portandosi con sè milioni di domande senza una cavolo di risposta. Mi voltai su un fianco e diedi un'occhiata all'ora sul mio cellulare, che segnava le quattro del mattino. Non avevo sentito Dylan rientrare e ,quindi, ció significava soltanto che doveva essere stato trattenuto in centrale. Non riuscivo a capire perchè, ad un certo punto, avessimo iniziato a correre e a fuggire dalla polizia: non avevamo fatto niente e non stavamo facendo niente di male! Quel poliziotto con i baffi non mi era piaciuto per niente e, per di più, sembrava già conoscere Dylan e anche molto bene, da quel che mi sembrava. Adesso scopro che è pure un criminale con precedenti penali, pensai, rigirandomi ancora una volta, mentre cercavo la posizione adatta per non pensare. Ah giusto, non esisteva quella posizione. Improvvisamente sentii il familiare squillo del mio cellulare, che indicava il fatto che mi fosse arrivato un messaggio. Mi affrettai ad afferrare l'aggeggio e a leggere.

APRIMI, recitava.

Mi infilai una vestaglia da notte, che trovai appesa all'armadio della mia nuova stanza, e mi fiondai giù per le scale, percorrendo i gradini due a due, rischiando più volte di spezzarmi l'osso del collo e non solo. Oltrepassai la fontana e superai l'intero atrio, fino ad arrivare al corridoio dai quadri ambigui e oscuri, giungendo, pochi attimi più tardi, alla porta della casa. Dopo tre mandate con la chiave e aver sfilato i chiavistelli, la porta si spalancó, mentre si riveló dietro di essa l'altra porta, quella di legno. Aprii anche quella e lo vidi. Era appoggiato con una mano al muro accanto a qualche scatolone ed aveva una sigaretta accesa in bocca, sembrava contento. Soltanto uno schizofrenico come lui poteva essere felice di essere appena stato in una centrale di polizia, perchè arrestato.

<Cavolo Dylan, tutto bene?>

Lui si limitó a togliersi dalla bocca la sigaretta e a fare una nuvoletta per aria. Mi accigliai e chiusi sul davanti la mia vestaglia, coprendo il mio misero intimo bianco. <Ei, dico a te!>

Finalmente mi guardó e, con espressione torva, non si vergognó a far scendere lascivamente il suo sguardo sulle mie cosce nude e alle trasparenze lasciate dal tessuto di seta della vestaglia da notte, che, soltanto in quel momento, notai essere un capo di abbigliamento alquanto inutile, dal momento che nè proteggeva dal freddo nè copriva le nudità.

<Certo che va tutto bene, altrimenti non mi troverei qui> Prese il mozzicone tra due dita e si voltó, dando la schiena al muro e poggiando la testa contro di esso, inclinandola verso l'alto, così che potei scorgere il suo pomo di Adamo fare su e giù. Lasciai, impercettibilmente, la presa sulla veste, fissandolo come un'ebete. <Hai intenzione di fissarmi tutto il tempo oppure vieni qui da me?> Mi rinsavii dalle sue parole e buttai giù un po' di saliva, tossicchiando per quella poca che mi era andata di traverso. Feci qualche passo avanti, intimorita, mettendo un piede nudo di fronte all'altro, molto lentamente, dato che tentavo di non schiacciare con la pianta del piede qualche vetro rotto o chiodo sparso per terra. Mi ritrovai di fronte a lui poco dopo. Teneva ancora la testa appoggiata al muro e distesa all'indietro, mostrandomi il collo. Poi prese, nuovamente, il restante mozzicone tra le dita e inclinó la testa all'altezza giusta, guardandomi dal basso. Bè, era molto più alto di me.

<Con questa luce hai un colore degli occhi particolare...> Commentó, mentre mi osservava quasi come fossi una perla rara, o almeno mi faceva sentire così. Difatti arrossii violentemente e abbassai lo sguardo. Che poi, in realtà, la sola luce che vi era in quel posticino era una lampadina mezza rotta e consumata sopra di noi. Probabilmente Rob non la cambiava da secoli.

ALL BLACK || Dylan O'BrienDove le storie prendono vita. Scoprilo ora