17 Maggio
E' ormai tardo pomeriggio e sono appena arrivata a lavoro. Parcheggio la mia macchina al solito posto.
Qualche minuto dopo sono nello spogliatoio. Apro l'armadietto e dopo essermi tolta la maglietta, mi infilo meccanicamente la divisa arancione. Esco frettolosa dallo spogliatoio, sono in ritardo. Merda, lo sono sempre.
Timbro e quando mi giro in direzione del corridoio che porta alla vendita urto qualcuno.
«Arriverai mai in orario?» mi domanda Massimo.
«La speranza è l'ultima a morire!» sorrido.
Si china un po' e appoggia le sue labbra sulle mie. Un bacio a stampo, perché a lavoro non ama dare spettacolo. E' una persona molto riservata, ho imparato a conoscerlo negli ultimi mesi. Ormai facciamo coppia fissa e stiamo bene insieme. Mi riempie di attenzioni ed a modo suo è dolce.
«Eccoli i piccioncini! Sbrigatevi e andate a lavorare!» urla sbucando da dietro la porta della segreteria, Manuel.
«Agli ordini... andiamo!» rispondo io prendendo sotto braccio Massimo e trascinandolo via.
Tra Manuel e Massimo non corre buon sangue, Massimo lo odia e credo che la cosa sia reciproca.
«Un giorno di questi gli buco le gomme...» sussurra a denti stretti Massimo.
«Certo, lo dici ogni giorno e poi non lo fai mai!» rispondo indispettita.
Mi guarda e scoppia a ridere.
«Stasera vieni da me?» mi domanda, guardandomi.
Ero stata solo una volta a casa sua ed era giorno. Una domenica pomeriggio per la precisione. Eravamo stati in centro e mi ero congelata, così mi aveva offerto una cioccolata calda a casa sua. Ne avevo approfittato per ispezionarla. Era un bilocale in una vecchia palazzina, quindi molto spazioso. L'appartamento era in affitto, quindi si percepiva che non era molto interessato ad arredarlo per farlo suo.
Era arrivato il momento Selene. Esci con lui da due mesi ed ora si aspetta che tu vada a casa sua per concludere. In fondo a ventitré anni hai già rimandato abbastanza, non trovi?
Ma è giusto calcolare questa cosa? Non dovrei buttarmici e basta?
«Ok!» rispondo tesa.
«Ceniamo e guardiamo un film...»
«Cucini tu?» domando incuriosita.
«Certo! Non sono un gran cuoco, ma non è ancora morto nessuno a cui abbia preparato qualcosa...» sorride forzato, mostrandomi i denti perfetti bianchi.
«Spero di non essere la prima!» rispondo.
Mi stringe a se e pochi istanti dopo ci dividiamo, buttandoci tra i clienti.
Saluto i colleghi e dopo aver timbrato raggiungo lo spogliatoi. Trovo un messaggio di Massimo. Lui finiva due ore prima di me, approfittando così di andare a casa a preparare la cena. Si raccomanda di muovermi, perché non vede l'ora di avermi li con lui. Sorrido contenta.
«Qualcuno qua si sta innamorando...»
Alzo la testa dal telefono e mi trovo davanti Eleonora, una collega. Ero così persa a leggere il messaggio che non mi sono accorta della sua presenza.
«Innamorare è un parolone... per ora mi piace!»
Avevo una concezione d'amore totalmente differente da quello che provavo per Massimo. Per molto tempo avevo creduto che nel momento in cui avessi trovato la persona giusta me ne sarei accorta. Poi però avevo aperto gli occhi. Massimo mi piaceva e anche molto, ma in due mesi non avevo sentito farfalle nello stomaco. Non avevo sentito suonare strane campane o altro. Era un bel ragazzo e anche un bravo ragazzo. Dolce e gentile, ma non era scattato nulla. Però mi faceva piacere uscire con lui, stargli vicino. Forse lo conoscevo ancora da troppo poco tempo. Poi lui sembrava davvero preso da me. Dovevo solo aspettare di innamorarmene.
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Respirami
RomansQuesta che state per leggere non è una storia come tante. Non è la solita poesia d'amore e opposti che si attraggono. La domanda che mi accompagna per l'intera storia è se si può amare qualcuno senza starci insieme. Esiste davvero quell'amore forte...
