Capitolo 22

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«Signorina si sente male?»

Sento domandare da una voce femminile, ma è distante, ovattata. E' come se fosse distante anni luce da me. Mi sento immersa in un altro posto, cupo e triste.

«Signorina...»

Non riesco ad aprire gli occhi, non ne ho la forza.

Sento il rumore metallico di una cintura che si sgancia.

«Signore non può alzarsi, siamo ancora in fase di decollo!» sento sussurrare alla hostess.

«Maledetto check-in! Avevo avvisato che la mia ragazza sta male in aereo...» sussurra una voce familiare.

«E' il suo... sa cosa ha?» domanda la donna.

«Non lo vede, è un chiaro attacco di panico!» urla il ragazzo.

«Amore calmati...» sento una mano sulla spalla.

Apro gli occhi e vedo una figura appannata. Cerco di mettere a fuoco, è il ragazzo che mi ha salvata poco prima.

«Vado a prendere dell'acqua...» accenna la hostess.

«Devi calmarti...» sussurra lui, sedendosi accanto a me.

«Io...» scoppio a piangere di nuovo prima di riuscire a ringraziarlo. Appoggio istintivamente la testa sulla spalla di quello sconosciuto, che continua a salvarmi da situazioni imbarazzanti. Non riesco a smettere di tremare.

«Chi ti ha fatto questo?» sussurra, stringendomi di più.

Ed è come se sapesse che il mio stato d'animo causato da qualcuno.

Continuo a singhiozzare finché stremata da quel dolore non mi addormento.

Apro gli occhi e mi ritrovo sdraiata sulle gambe di qualcuno. Quei jeans scuri li conosco, è stato solo un sogno. Alzo lo sguardo sicura di trovare i suoi occhi verdi a rassicurarmi, invece no. Due occhi nocciola mi stanno fissando.

Mi alzo in fretta appena mi rendo conto di essere sulle gambe di uno sconosciuto.

Ho le labbra secche, gli occhi impastati e mi fa male il petto. Ho uno strano senso di pesantezza alla testa.

«Stiamo per atterrare...» sussurra guardando fuori dal finestrino.

Seguo il suo sguardo e rincorro le nuvole in cielo, finché non compare il mare e la terra. Una terra sconosciuta, un nuovo inizio.

Resto in silenzio finché non atterriamo e quando sgancio la cintura di sicurezza per scendere, lui si gira verso di me accennando un sorriso.

«Io comunque sono Ryan»

Si alza e se ne va, scomparendo tra gli atri passeggeri e lasciandomi interdetta.

Non sono neanche riuscita a dirgli il mio nome, o a ringraziarlo. E' scomparso.

Quando mi alzo vedo quella maledetta lettera piegata sul sedile. Dovrei lasciarla li, ma non riesco è più forte del mio volere. La raccolgo e la infilo in tasca. Chiudo gli occhi e respiro profondamente. Forza Selene, sei qui per iniziare una nuova vita, non pensare al passato.

Prima di recuperare il mio trolley e dirigermi all'uscita dell'aeroporto, mi fermo in bagno. Mi sciacqua il viso con dell'acqua fresca. Ho gli occhi rossi e gonfi. Devo aver pianto anche mentre dormivo.

Ho prenotato in un Bed and Breakfast nel centro di Dublino per una settimana, sperando di trovare nel frattempo una buona stanza da poter affittare. I siti di ricerca consigliavano di cercare un alloggio solo una volta arrivati a Dublino, tanto per essere sicuri di non prendere in affitto una catapecchia.

Guardo le persone che camminano svelte nell'aeroporto sconosciuto. Cerco il punto info per chiedere indicazioni su quale mezzo prendere per arrivare in centro.

«Ha bisogno di un passaggio?» mi chiede un uomo sulla quarantina, con uno strano accento inglese.

«Io non...» mi zittisco e cerco di formulare una risposta con quel poco inglese che so. Lui mi guarda dubbioso, forse non ha capito. Mi sento a disagio, cosa mi è venuto in mente? Venire in questo stato senza sapere la loro lingua, merda. Poi d'un tratto sorride e mi prende il trolley, accenno a seguirlo quando viene fermato da una donna dai capelli rossi che gli urla qualcosa, recupera la mia valigia e me la porge.

«Cara sei in Irlanda, ma non dovresti fidarti di chiunque!» esclama severa in un italiano impeccabile.

Credo mi abbia appena salvata, anche se non capisco chiaramente da cosa. Forse era un rapitore che addesca ragazze straniere. Oddio. Ha ragione, come sono stupida!

«Dovrei fidarmi di lei?» le rispondo in italiano, visto che sembra conoscere bene la lingua.

«Hai imparato bene la lezione, brava!» mi sorride.

«Imparo in fretta dai miei sbagli... E' Italiana?» le chiedo senza convinzione.

«Irlandese! Ma il mio ex marito è italiano, per questo conosco bene la vostra lingua!»

«Devo arrivare in centro, sa dirmi dove posso prendere il pullman?» le chiedo.

«Da dove vieni?» mi chiede senza prendere in considerazione la mia richiesta.

«Milano...»

«Dovevi essere sullo stesso volo di mio figlio!» sorride.

«Suo figlio?» Un bambino intende? Deve essere giovanissima, non credo abbia più di trentacinque anni.

«Abitiamo vicino ad O'Connell Street, dove sei diretta?» mi chiede.

Tiro fuori la piantina di Dublino dalla borsa, cerco il B&B e lo indico alla sconosciuta.

«Scherzi?» mi domanda sorpresa.

«Sapevo che a quel buon prezzo non mi sarei dovuta fidare!» esclamo atterrita. Avevo prenotato troppo tardi quel B&B e mi era sembrato strano fosse l'unico a quel prezzo vantaggioso.

La donna scoppia a ridere.

«Scusami, devi aver pensato male. Sono la proprietaria dell'Adelphi!» mi sorride.

Impossibile. Quante possibilità potevo avere di incontrare in aeroporto la proprietaria del posto in cui avrei pernottato?

«Quindi tu devi essere Selene?» mi chiede cortese.

«Esatto» ma non mi guarda più, la sua attenzione è stata attirata da qualcos'altro. Seguo il suo sguardo e lo vedo.

«Mi fai sempre aspettare!» esclama abbracciando e baciando proprio Ryan.

Lui accetta mal volentieri le attenzioni della madre e quando mi vede si acciglia.

«Lei è Selene, pensa il caso alloggia nel nostro B&B!» sorride lei.

«Ci siamo già conosciuti, vero?» aggiunge lui freddo e mi supera andando verso l'uscita.

«Ma Ryan...» resta di sasso lei.

«Sono stanco, andiamo!» risponde lui.

«Lascialo perdere, è timido!» aggiunge sua madre.

«Io sono Lily!» mi sorride.

Li guardo insieme, ad aspettarmi davanti le porte scorrevoli dell'aeroporto e mi rendo conto di quanto si assomiglino. Lily è una donna bellissima e Ryan non è da meno.

Possiamo prendere in mano la nostra vita nuovamente, ogni volta che vogliamo. Possiamo cambiare casa, città e stato, ma nulla cambierà chi siamo. Possiamo fingere di cambiare, ma non è reale. Accetta chi sei, questa sarà la vera vittoria.


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