Capitolo 5

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Devo andarmene da quel posto, ma non so neanche dove mi trovo. Sono una stupida. Ma cosa mi è saltato in testa, avrei dovuto aspettare che tornasse Massimo. Dove sarà lui adesso? Oddio, sono una persona orribile mi preoccupo solo ora. Sicuramente si sarà chiesto dove sono finita. Sono stata proprio una stronza. Ma a cosa pensavo? Salire in macchina con uno sconosciuto, cosa mi aspettavo?

Esco dal portone del capannone e il vento gelido mi investe. Maledetto inverno. Odio l'inverno, tutti questi stradi di vestiti addosso inutili perché tanto fa freddo comunque. Non che sia molto vestita. Cerco di non guardare le calze sfilate, ma è inevitabile. Cammino sul marciapiede senza meta. Destra o sinistra? Dove sarà il centro? Se solo incontrassi qualcuno a cui poterlo chiedere. Non so neanche che ore sono.

D'un tratto sento gli occhi umidi. No, non farlo. Selene non provare a piangere ora. Andrà tutto bene.

Non so da quanto tempo sto camminando, ma non mi sento più le dita delle mani da quanto sono gelate, per non parlare del mal di piedi per questi tacchi. Fortunatamente le poche macchine che ho incrociato non hanno accennato a fermarsi. In queste condizioni posso sembrare solo una donna di strada.

Sento una macchina arrivare, cerco di allontanarmi il più possibile dal ciglio della strada camminando svelta. E' vicina, frena. Selene non ti girare, cammina svelta.

«Selene fermati!» sento urlare.

Chiudo gli occhi. Non può essere lui e se anche fosse non accetterò un suo passaggio dopo quello che non ha fatto.

«Selene ascoltami!» urla di nuovo.

E' proprio lui. Continuo a camminare finché non sento sbattere la portiera dell'auto. Qualche istante dopo mi ritrovo Diego davanti. Ha gli occhi stranamente lucidi. Si avvicina.

«Lasciami spiegare!» implora.

«Spiegare? Non c'è nulla da spiegare! Sei fidanzato e mi hai solo dato un passaggio... fine!» esclamo cercando di guardarlo negli occhi, ma non riesco. Sono sempre stata brava a mentire, ma ora non ce la faccio.

«Hai ragione! E' andata così...» sussurra lui cercando di autoconvincersi.

Cosa? Lo guardo attentamente. Si è già arreso. Ma cosa pretendevi Selene, che lasciasse la sua fidanzata per te?

«Sali in macchina, ti accompagno a casa»

«Non mi serve un passaggio...» sussurro.

«Lascia almeno che ti accompagni. Poi sparirò dalla tua vita ok?» mi domanda guardandomi.

Ha le braccia abbandonate lungo i fianchi, gli occhi gonfi e le labbra contratte.

Sento il petto contrarsi, mi manca l'aria. Non voglio che esca dalla mia vita, ma credo sia la scelta migliore.

Vado verso la macchina e apro la portiera. Qualche istante dopo mi raggiunge e si infila in macchina.

Circa quindici minuti dopo si ferma sotto casa mia. Siamo rimasti in silenzio per tutto il tragitto, a parte le mie indicazioni stradali.

«Grazie del passaggio... addio Diego!» esclamo ed apro la portiera, richiudendola subito.

Diego non riparte subito, abbassa il finestrino.

«Non è un addio...» sussurra guardandomi con quei suoi occhi verdi, poi accelera e svanisce nel nulla.

Sento una lacrima rigarmi la guancia, l'asciugo subito. Sei solo stanca Selene, mi ripeto.

«Eri con lui... ed io che mi sono preoccupato come un idiota!» sento esclamare dietro di me.

Mi ritrovo Massimo davanti. Merda.

«Mi ha solo dato un passaggio... scusami...» inizio con lo scusarmi, poi però sento sprigionarsi la rabbia.

«Mi hai abbandonata in macchina, non sapevo dove fossi e cos'era successo... cosa credi che avrei dovuto fare? Restare ad aspettare?» domando urlando.

Massimo strabuzza gli occhi incredulo.

«Stai scherzando? Mi stai incolpando di non averti svegliato? Incredibile...» sussurra strofinandosi le mani sui pantaloni. Avevo imparato a conoscerlo e lo faceva quando era nervoso.

«Io... ho fatto quello che mi sembrava giusto!»

«Certo! Hai lasciato borsa e telefono e te ne sei andata con uno sconosciuto? Molto maturo da parte tua...»

Mi stava giudicando e cosa peggiore sapevo che aveva ragione. Ero ferita dal comportamento di Diego ed ora ci si metteva anche lui.

«D'accordo ho sbagliato. Ma è tutto ok!»

«Dalla tua faccia non sembra... Credi che basti questo? Hai passato la notte con lui, cosa dovrei pensare?»

Un altro che si fa strani film quando non è successo nulla.

«Mi ha solo dato un passaggio e un letto dove dormire. Nient'altro. Ti sembro una ragazza da una notte?» domando.

«Certo che no!» risponde subito.

«Grazie di credermi...» sussurro.

Si avvicina e mi stringe in un abbraccio caloroso.

«Quando sono tornato indietro e non c'eri sono impazzito! Ho pensato a cose tremende... ho girato gli ospedali vicini e sono tornato persino in discoteca, poi sono venuto sotto casa tua e mi sono addormentato stremato in macchina...»

Lui ha fatto questo per me. Ed io che dormivo tranquilla nel letto con Diego. Ma cosa ho che non va. Perché l'ho trattato in questo modo? Odio me stessa in questo momento. Che nervi.

«Mi dispiace!» esclamo sincera.

«Non importa...»

Ero stretta tra le braccia di Massimo, l'uomo che mi aveva cercata per un intera notte preoccupato per me. Ero stretta tra le braccia del ragazzo che fino a poche ore prima era la mia cotta da mesi. Ero stretta tra le braccia dell'uomo che avevo desiderato baciare da tempo. Eppure la mia testa non faceva altro che pensare alle braccia che mi avevano stretto quella mattina appena sveglia. Non facevo altro che pensare a quegli occhi verdi, che appartenevano a un'altra donna.



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