Eccolo comparirmi davanti agli occhi, con quel sorriso caldo e intenso come il sole. Riesco ancora a sentire il rumore della sua risata, a distinguere il colore ramato dei suoi capelli.
Perché te ne sei andato? Perché mi hai lasciata sola?
Ero sicura che non avrei mai potuto amare nessun uomo come ho amato te. Eravamo una cosa sola. Eravamo complici, inseparabili. Ma te ne sei andato. Ho bisogno di te, sempre.
Mi avevi promesso che mi avresti protetta per sempre, ma dov'eri questa notte mentre lui mi faceva del male?
Mi manchi, torna da me. Torna da me.
Sento un forte odore, un particolare profumo che mi sveglia. Sono sicura di averlo già sentito, ma non ricordo dove.
Ho gli occhi bagnati, li asciugo e vedo Diego seduto sull'angolo del letto, che mi guarda con una sigaretta appoggiata tra le labbra. Non indossa la maglietta e ancora una volta mi stupisco di quanto i suoi tatuaggi gli stiano alla perfezione sulla pelle. Non credo esista qualcosa di più perfetto al mondo.
«Stavi piangendo nel sonno...» sussurra.
Quell'affermazione mi spiazza. Sapevo che era successo, di nuovo, ma avrei preferito che non se ne accorgesse. Non perché non volessi mostrarmi a lui vulnerabile, ma perché lo ero già stata abbastanza la notte prima. Cosa avrebbe pensato di me?
«Grazie per avermelo ricordato!» risposi gelida.
«Non volevo fartelo pesare... era che, non ho mai visto nessuno piangere nel sonno!»
«Devi aver dormito con poca gente...» rispondo.
«Non proprio...» risponde svelto, mordendosi subito dopo la lingua.
Che stupida. Chissà con quante donne deve aver dormito. Chissà quante di loro hanno dormito su questo letto, tra queste lenzuola. All'improvviso mi sento a disagio. Mi scopro ed esco dal letto.
«Dove vai?» mi chiede, tornando a respirare. Sento un leggero velo di timore nella sua voce.
«Non ci voglio stare su quel letto...» rispondo ad alta voce, sperando quasi che non mi senta.
«Perché? Non mi sembrava ti facesse schifo stanotte!» domanda ancora con la sigaretta tra le labbra.
«Chissà quante ce ne sono state prima di me, al mio posto!» rispondo liberamente, sputandogli in faccia la mia accusa.
Lo vedo scurirsi in viso.
«Scherzi?» si alza in piedi prendendo la sigaretta tra le dita e mi viene in contro.
«Non so chi sei...» sussurro cercando di evitare i suoi occhi.
«Guardami... e ridillo!» comanda.
«Io non...»
Sento la sua mano sul mio viso. Spinge sotto il mio mento, forzandomi a guardarlo. I miei occhi si scontrano con i suoi.
«Non ti permetto di crederti una tra tante Selene. In quel letto ci sei stata solo tu...» continua a fissarmi.
«E Vanessa?» gli domando svelta.
Ho paura di essere andata oltre con questa domanda.
«Non gliel'ho mai permesso...» dichiara abbassando lo sguardo.
Cosa? Non ha mai dormito nel suo letto con la sua ragazza? Impossibile! Perché?
«Non ci credo...» sussurro.
«A lei questo posto non è mai piaciuto ed io ho bisogno dei miei spazi...» aggiunge.
«Ma io?»
«Perché piangevi?» mi domanda schietto, cambiando discorso.
«Stavo sognando mio fratello...»
La sua mascella si contrae e i suoi occhi si scuriscono.
Hai un fratello? È la domanda che mi fanno tutti quando parlo di lui. Parlo di Nathan raramente, ma amo farlo al presente. Diego invece resta in silenzio.
«Lui non c'è più...» mi sento di aggiungere.
«Mi dispiace» finalmente si rianima.
Com'è successo? E' la seconda domanda che compare spontanea sul viso di tutti.
«Un incidente stradale, nove anni fa... sai io ero li, con lui.»
«Davvero?» domanda, non troppo stupito. Quasi disinteressato.
«Avevo quattordici anni ed ero uscita con delle amiche, lui doveva venirmi a prendere più tardi, ma era inverno e stava iniziando a nevicare, così aveva deciso di passare prima. Io lo adoravo, era il fratello maggiore perfetto. Ma quella sera mi ero arrabbiata con lui e avevamo litigato. Aveva preso la patente pochi mesi prima...» sentii le lacrime riempirmi gli occhi.
Diego rimase stranamente a distanza e mi asciugai le lacrime da sola.
«Mi dispiace...» sussurrò nuovamente.
«Non ricordo nulla dell'incidente, probabilmente stavo dormendo quando accadde. Quando mi svegliai in ospedale mi raccontarono che quella notte venni soccorsa da un ragazzo. Se non fosse stato per lui, sarei morta.» mi si ruppe la voce.
«Chi era?» mi domandò curioso.
«Non lo so, non l'ho mai scoperto. Mi ha salvata e se n'è andato. Sai mi piace pensare che sia stato il mio angelo custode. Lo so, ti sembrerà una cosa stupida...»
«Non lo è!» esclama.
«Con Nathan se n'è andata una parte di me. Sai con lui sono morta un po' anche io»
E' la prima volta che lo dico ad alta voce. E' la prima volta che lo confesso a qualcuno. I primi mesi fingevo che non fosse successo. Mi raccontavo e raccontavo agli altri che Nathan stava bene. Nella mia testa lui era partito per quel college inglese al quale aveva fatto domanda e in cui era il suo sogno studiare. I miei genitori mi lasciarono credere in questa favola per un po', per il tempo cui loro servì metabolizzare la perdita.
Poi venne il mio momento. Ed allora arrivò il dolore, quello forte che ti fa perdere il respiro. Quando perdi qualcuno di davvero importante, che ti è sempre accanto, non te ne accorgi subito. Inizi a rendertene conto col passare del tempo, quando inizia a mancarti qualcosa e non sai spiegarti il perché. Puoi raccontarti un milione di storie diverse sul fatto che quella persona possa essere altrove, ma in fondo al tuo cuore sai che non la rivedrai mai più. Ed è proprio allora che ti si spezza qualcosa dentro, che non si ricomporrà mai più.
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Respirami
RomanceQuesta che state per leggere non è una storia come tante. Non è la solita poesia d'amore e opposti che si attraggono. La domanda che mi accompagna per l'intera storia è se si può amare qualcuno senza starci insieme. Esiste davvero quell'amore forte...
