Capitolo 9: Il Salvatore

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Il mostro era piuttosto infuriato, puntò il suo occhio sano su di me pronto ad attaccare.

Probabilmente avrebbe cercato direttamente di uccidermi visto che non avevo fili, fortunata come al solito.

Iniziai a correre in direzione opposta rispetto a quella in cui era andata la donna, ma la debolezza si era impossessata del mio corpo come se tutte le mie energie fossero scivolate via. Riuscii a fare solo qualche metro e mi ritrovai a pochi centimetri dal muso del predatore che con un balzo mi aveva tagliato la strada. Il suo occhio giallo mi fissava malvagio, mentre una puzza di carne putrida e disperazione mi obbligò a trattenere il respiro. Caddi all'indietro stesa su un manto di foglie secche. Lo vidi spalancare la bocca e mostrare le sue numerose zanne oscure. Una delle sue enormi zampe si appoggiò con forza sul mio polso sinistro che a quel contatto iniziò a bruciare come se ci avessero versato sopra dell'olio bollente.

Capii che stava per attaccare e che non potevo fare nulla per salvarmi. Ebbi paura della morte e, stranamente, mi sentii più viva che mai. L'avevo sentito spesso raccontare: quando ci si ritrova faccia a faccia con la morte, quando si ha la certezza che in pochi istanti tutto finirà allora è in quel momento che il desiderio di continuare a vivere, gioire, stare con gli altri e proseguire il proprio cammino giorno dopo giorno, si fa più intenso che mai. Mai come in quel momento avevo desiderato di poter respirare, parlare, ridere, piangere, urlare e semplicemente vivere.

In un istante pensai alle persone che più mi erano care: mio padre, Livia e Chris.

E poi mi sembrò di sentire il tempo rallentare come per farmi un favore e concedermi qualche attimo in più per pensare, avere paura e allo stesso tempo prepararmi psicologicamente al fatto che stavo per morire.

Chiusi gli occhi, e attesi il dolore.

Sentii un po' di rumore ma niente di più, il male fisico che mi aspettavo non venne. Era passato troppo tempo, anche se mi sembrava tutto rallentato così era troppo. Forse ero già morta? Forse quel mostro mi aveva uccisa così velocemente che nemmeno me ne ero resa conto?

Eppure sentivo ancora le foglie sotto le mani, sentivo il dolore al polso e il sole tiepido sulla faccia. L'unica cosa diversa era l'aria che ora non puzzava più ma era fresca e pulita quanto lo può essere l'aria di una città.

Mi feci coraggio, riaprii gli occhi e vedendo che il mostro non incombeva più su di me mi alzai per vedere dove fosse e cosa l'avesse spinto a non sbranarmi.

Non si era allontanato di molto, era a pochi metri davanti a me, ma tra di noi c'era una persona che si era posta a mia protezione. Mi dava le spalle perciò non potevo vedere il suo viso. Beh anche il fatto che indossava un lungo mantello scuro con il cappuccio non aiutava certo a capire chi fosse.

Brandiva uno spadone del bianco più candido che avessi mai visto.

La creatura si avventò sul nuovo venuto che schivò il colpo senza alcuno sforzo.

Rimasi ipnotizzata a guardare le movenze di quel salvatore insperato che si muoveva attorno al mostro con la grazia di un ballerino e l'agilità di un trapezista. Saltava, correva e schivava in modo straordinario, a mio parere anche poco umano. Il cuore mi martellava nel petto, il polso mi faceva male e la paura mi strisciava nelle ossa ma non riuscivo a muovermi di un millimetro. Non riuscivo a scappare, non riuscivo a pensare, non riuscivo a razionalizzare. Avevo gli occhi fissi sulla battaglia e la mente completamente svuotata.

Dopo alcuni minuti il lucertolone, ormai allo stremo delle forze, si mosse con maggiore velocità e impeto come se avesse messo le sue ultime energie in quell'attacco.

– Attento – riuscii ad urlare al mio salvatore, con voce rotta.

Lo vidi sorridere beffardo. Per tutto il combattimento non ero riuscita a scorgere i suoi occhi o altro del suo volto se non la bocca. Schivò l'attacco all'ultimo momento spostandosi a sinistra e senza nemmeno voltarsi trapassò il fianco della creatura facendole emettere un rantolò di dolore. Il mostro stramazzò al suolo respirando a fatica mentre l'incappucciato le si avvicinò con lo spadone teso sopra la testa per darle il colpo di grazia. Vidi l'arma scendere verso il collo della creatura ma prima che giungesse alla sua meta sentii un forte rumore, come un risucchio. L'aria intorno al mostro si mosse in un vortice che lo inglobò facendolo sparire nel nulla come se la battaglia a cui avevo appena assistito fosse stata solo un orribile incubo.

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