Capitolo 11: Condanna all'oblio

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Un ronzio fastidioso aveva preso a rimbombare nelle mie orecchie, gocce di sudore freddo mi scendevano lungo la schiena e il cuore sembrava essersi fermato per non disturbare, con i suoi battiti rumorosi, il silenzio calato nuovamente sullo studio.

Sbattei più volte le palpebre, come se quel gesto potesse far diradare la nebbia confusa che era scesa nella mia mente e sul mio mondo.

– C-come scusi?– balbettai in preda all'ansia.

– Tu sei una Guardiana del Destino, il tuo compito è combattere i Predoni e proteggere gli esseri umani. –

– Io non posso essere una Guardina – affermai con una sicurezza che in realtà non avevo – anche se tutta la sua storia fosse vera, io sono una normalissima ragazza, devo esserlo. –

– Solo il fatto che tu possieda una "vista" così portentosa dovrebbe farti capire che non sei una ragazza, come dici tu, normale. Cos'è poi la normalità? – chiese lui enigmatico.

– Che cosa ne sa lei della mia "vista"? – chiesi sgomenta.

– So che vedi molti fili del destino e ne sai leggere le varie sfaccettature. Sei una Guardiana potente, nonostante la tua età.–

– Come fa ad essere così sicuro che proprio io sia una Guardiana? Il fatto che io abbia un potere, o quello che è, non significa nulla. Potrei semplicemente essere una squilibrata con le allucinazioni – dissi rivelando quella che per anni era stata la mia paura più grande e, a volte, uno dei miei desideri più strani. Le allucinazioni si potevano curare.

– Ci sono tanti motivi per cui ho la certezza assoluta che tu sia una Guardiana: prima di tutto hai visto il Predone. Un normale essere umano non avrebbe potuto, può sentire su di sé la morte imminente nel momento in cui il Predone divora i suoi fili ma non può in alcun modo vederlo. Le persone speciali come te invece sì. –

– Come fa a sapere che io l'abbia effettivamente visto?– chiesi in tono di sfida. Una sfida che, lo sapevo, non reggeva.

– Poco fa hai parlato di un mostro – rispose sicuro – ma anche non sapendo questo, posso essere certo che tu sia una Guardiana per almeno altri due motivi. –

– Quali?–

– Hai guarito una donna i cui fili erano già stati divorati rivelando così il tuo strabiliante potere. –

Come diavolo era possibile che quell'uomo sapesse ogni cosa? Forse aveva messo delle spie al mio seguito, non volevo nemmeno saperlo. Mi girava la testa.

– Come ti ho detto i Guardiani esistono per proteggere gli uomini e tu hai protetto e salvato quella donna. Nel momento del bisogno i tuoi poteri curativi si sono rivelati – rispose felicissimo.

– Eppure lei ha detto che sapeva da tempo che sono una Guardiana. –

– Già e questo è il terzo motivo. Quattordici anni fa, ti ho... trovata grazie al mio di potere – Brian Loi sorrideva vittorioso come se nessuna delle mie obbiezioni potesse far breccia in quella spiegazione, incomprensibile a mio parere.

– Il suo potere? Lei è un Guardiano? o un Cavaliere?–

– Nessuna delle due. Come discendente del Fondatore dell'Organizzazione del Destino, ho ereditato il potere di rintracciare i Guardiani e i Cavalieri del Destino. Ho viaggiato molto e ad oggi ho trovato e portato qui cinque Guardiani e quattro Cavalieri, contando anche te ovviamente.–

Ero senza parole.

– Ho rintracciato ognuno di loro, o meglio ognuno di voi, quando ancora eravate dei bambini molto piccoli. Ho avvertito i vostri genitori cercando di far capire loro l'importanza di farvi trasferire qui una volta che i vostri poteri si fossero manifestati. I genitori, come è logico, non credono mai alla mia storia. La parte difficile del mio lavoro è convincere loro: inizialmente pensano che il proprio bambino sia esattamente come tutti gli altri e che l'Organizzazione sia solamente una grande fregatura, per lo più mi danno del pazzoide. Quando però i loro figli iniziano a rivelare i primi poteri, i genitori cambiano idea e iniziano a considerarli speciali. Nonostante ciò, praticamente nessuno collabora con l'Organizzazione per fornire ai figli un addestramento adeguato che possa insegnare loro il controllo. A lungo andare la maggior parte delle madri e dei padri però non riesce a sostenere le incombenze che poteri così speciali comportano. I figli non sono in grado di controllare pienamente i propri poteri senza allenamento e spesso finiscono per combinare disastri, alcuni anche molto gravi. I genitori iniziano a considerare i propri figli dei mostri e scelgono di consegnarli alla custodia dell'Organizzazione che, quindi, si prende cura di loro. In genere succede più o meno questo.–

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