Alle 10 in punto arrivai sulla pista di atletica leggera, nel giardino sul retro della scuola. La giornata era abbastanza calda da permettermi di indossare la tuta scolastica estiva: pantaloncini e t-shirt blu cobalto.
Sulla pista c'erano altre sette ragazze della squadra rossa, che chiacchierando aspettavano l'arrivo della professoressa di educazione fisica. Notai, con grande rammarico, che tra di loro c'era anche Camilla, una ragazza del mio anno che mi odiava profondamente, molto più di tutti gli altri.
L'antipatia era decisamente reciproca: era una di quelle ragazze che pensano di essere dee in Terra. Era oggettivamente bella, aveva lunghi capelli biondi, labbra carnose e un sorriso da favola perciò, ovviamente, era molto apprezzata dai ragazzi della scuola. Di solito era sempre attorniata da un gruppo di "ancelle" che la seguivano dappertutto e la riverivano come l'ape regina di un alveare. Nemmeno quel giorno mancavano all'appello.
Quando Camilla mi vide arrivare, mi lanciò un'occhiata di disprezzo particolarmente penetrante, se avesse potuto mi avrebbe fatto un buco in faccia con lo sguardo. La mia solita sfortuna, con lei in squadra la tortura che mi aspettava quella settimana sarebbe stata venti volte peggio. Era una delle poche persone che non mi evitava ma mi attaccava, di solito con scherzi non molto simpatici.
Poco più in là, su un'altra pista, c'era il gruppo dei ragazzi della squadra rossa che avrebbero corso i 200 metri. Chris si affacciò sorridente dal centro del gruppo e puntando il suo sguardo su di me iniziò a salutare con la mano. Le ragazze che erano vicino a me lo guardarono con aria sognante mista a confusione. Non capivano perché un così bel ragazzo stesse salutando l'emarginata della scuola.
Vedendo che lo ignoravo, Chris venne verso di me.
– Ciao – mi disse cordialmente senza fare caso al fatto che Camilla e le sue ancelle stavano fissando la scena a bocca aperta.
– Ciao – risposi secca – Come mai ti trovo ovunque ultimamente?–
– Emozionata? Oggi testerai la tua velocità. Metticela tutta – disse senza rispondere alla mia domanda.
– Oggi farò una gran bella figuraccia per colpa tua – risposi borbottando. Non che me ne importasse poi molto.
– Ma figurati. Ho occhio per queste cose,– disse sicuro di sé – arriva la prof. Ci vediamo dopo – e detto questo corse di nuovo verso i suoi compagni.
Da lontano vidi la professoressa Galli avvicinarsi alla pista dei ragazzi avvolta nella sua larga tuta nera: era una donna alta e muscolosa con corti capelli scuri e occhi di ghiaccio. Era quel tipo di persona che dava sempre il massimo ed esigeva lo stesso da ogni suo studente. Spesso e volentieri mi ero rifugiata da Livia per evitare di dover partecipare alle sue lezioni perciò mi teneva d'occhio anche se comunque non sembravo starle particolarmente antipatica. Almeno non mi odiava come la professoressa di letteratura.
La osservai dare alcune indicazioni al gruppo dei ragazzi con il suo modo di fare da generale e lasciare in mano a uno di loro un cronometro e una cartellina. Velocemente i ragazzi si organizzarono per prendere il tempo di ognuno e iniziarono ad allenarsi mentre la professoressa si incamminava verso di noi.
– Bene ragazze – disse rivolta a me e alle altre della squadra – oggi prenderò il vostro tempo sui 100 metri. Correrete una alla volta a turno e, mi raccomando, fate il vostro meglio.–
Ci mettemmo in fila una dietro l'altra aspettando il nostro turno, io ero l'ultima. La professoressa si spostò vicino alla linea di arrivo dei 100 metri con cartellina, penna e cronometro in mano. Ogni volta che una ragazza arrivava al traguardo segnava il suo tempo. Dopo poco, troppo poco, arrivò il mio turno.
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Filo Rosso
FantasíaMolte leggende sostengono che ognuno di noi nasce con un filo rosso legato al mignolo della mano sinistra. Questo filo ci collega con la nostra vera ed unica anima gemella. E se esistesse qualcuno in grado di vedere quel filo? E se ci fosse più...
