Capitolo 29: Destino Nero

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Oscurità. Ovunque mi girassi non vedevo e non sentivo nulla. Ero solo schiacciata e tirata dal buio più profondo e nero. Non avrebbe dovuto esserci tutto quel buio, non era naturale, non poteva essere Vero.

Stavo sognando? Era uno dei miei soliti incubi?

Ero in piedi, seduta o sdraiata? Qual era il sopra e quale il sotto? Dov'era il pavimento?

Il cielo, che fine aveva fatto?

Che ci facevo lì? Che stavo facendo un secondo prima?

Esiliati...

Christian ci aveva esiliati, cacciati, banditi. Eravamo saltati nel portale per andare alla ricerca di risposte.

Eravamo?

Damian! Che fine aveva fatto Damian?

Cercai la mia mano ma non la trovai. Ero sicura di stare stringendo la sua solo pochi secondi prima.

Perché non trovavo la mia e la sua mano?

Ero morta? Quindi era quello ciò che si provava quando si moriva? Una mente nel nulla assoluto? Avrei potuto pensare e ricordare per l'eternità?

Qualunque cosa fosse, era la giusta punizione per averlo tradito, per aver ingannato lui.

Lui, l'unico.

"Fa la cosa giusta, salvalo" disse una voce profonda e buona. Di chi era quella voce? Aveva un qualcosa di familiare.
Manu, il mio piccolo supereroe, mi aveva detto la stessa cosa ma questa non era la sua voce, era più adulta e più lontana. Era anche più luminosa e, in un certo senso, giusta. Mi faceva pensare felicemente alla luce.

Luce... calore... faceva caldo...

"Curatrice" una voce diversa, cattiva, la voce di Mildred sussurrò all'orecchio della mia mente costringendomi ad aprire gli occhi.

Faceva caldo, davvero caldo. L'aria puzzava in modo indescrivibile e tutto intorno a me c'erano solo sabbia e rocce.

Non riconobbi subito quel posto, infondo non ci ero mai stata sul serio. Era più come un ricordo, un ricordo di un passato lontano.

Passato...

Che cavolo ci facevo nel Limbo?!

Avevo le mani legate davanti da una corta stretta.

– Damian!– urlai in preda al panico. Vidi un Predone passare a qualche metro di distanza da me ignorandomi totalmente ma non mi mossi fino a che non fu abbastanza lontano.

Non era possibile, perché ero lì?

Mi nascosi dietro ad una roccia e cercai di calmarmi. Dovevo pensare, trovare una soluzione.

Che cos'era successo?

Damian aveva aperto il portale, Christian ci aveva esiliati e noi eravamo andati via.

D'un tratto capii.

Damian aveva aperto il portale, Damian mi aveva fatto vedere il passato, Damian mi aveva parlato del manoscritto. Damian mi aveva portato lì.

– È stato lui – sussurrai terrorizzata – era tutta una bugia. –

Clap - clap.

Il ragazzo Oscuratore, uscito fuori dal nulla, mi osservava appoggiato ad una roccia battendo le mani colpito.

– Non pensavo ci saresti mai arrivata– esclamò con tono sprezzante.

– Chi sei?– chiesi inorridita – perché?–

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