Capitolo 16: L'Ammaliatrice

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Passai il giorno successivo e quello dopo ancora in totale isolamento. Praticamente tutti i Membri del Destino tranne Jena, Chris e Xandra erano venuti a chiamarmi per cercare di farmi uscire dalla stanza. Keller era passato infuriato almeno cinque volte dicendo che stavo perdendo giorni preziosi di allenamento. Il signor Loi aveva bussato un paio di volte dicendomi che mi avrebbe lasciato qualcosa da magiare davanti alla porta.

Non avevo risposto a nessuno, mi sentivo tremendamente in colpa ma ero stanca.

Chris aveva ragione su una cosa: mi chiudevo in me stessa troppo spesso. Era il mio modo di proteggermi, non sapevo fare in altrimenti.

Il nostro Legame era sbiadito molto ma non accennava a sparire. Mi era sembrato meraviglioso quando quel bagliore dorato era comparso. Nella tristezza di quei giorni però mi sembrava un vincolo più che un legame, una catena che mi teneva prigioniera in quel posto.

Perché non potevo scegliere come tutti gli altri?

Decisi che era ora di uscire da quella camera che di certo non mi aiutava a riordinare la massa di pensieri negativi che si era formata nel mio cervello. Approfittai della notte per andare nell'unico posto della base che veramente sembrava portarmi un po' di calma: il giardino.

Uscii fuori senza fare alcun rumore, fortunatamente non avevo freddo nonostante mi fossi coperta solo con una giacca di pelle leggera.

Mi sedetti sulla panchina dove avevo incontrato Manu per osservare il cielo.
Eravamo in una dimensione parallela o qualcosa del genere ma le costellazioni erano esattamente le stesse del mio vecchio mondo. Pensai tristemente a quando, da bambina, mio padre mi aveva portato in campagna la notte di San Lorenzo per vedere insieme le stelle cadenti. Felicissima avevo espresso quattro desideri, tutti su mia madre.

Scacciai velocemente quel pensiero dalla mente.

Un rumore secco come di un ramoscello che viene spezzato attirò la mia attenzione.

– Rei, smettila di preoccuparti – sentii sussurrare poco più in là rispetto a dove ero io.

Mi avvicinai piano a una quercia e mi affacciai per scrutare nell'oscurità.

Susy e Reimar erano in piedi in mezzo a una piccola radura illuminata leggermente dalla luce della luna.

– Suse non è una buona idea – sentenziò il Cavaliere.

– Ti ho detto di non preoccuparti – ripeté lei con voce sicura – so quello che faccio e dobbiamo assolutamente scoprire i loro piani, non ho nessuna intenzione di essere solo una pedina nelle loro mani. –

Non c'era nulla di infantile nella sua voce, sembrava totalmente un'altra persona rispetto alla bambina che era entrata come un uragano nella mia stanza o che chiacchierava amabilmente con il signor Loi a colazione.

La vidi prendere un bastone da terra e tracciare un cerchio intorno a sé e a suo fratello. Poi congiunse le mani come se volesse pregare e chiuse gli occhi. In pochi secondi il solco a forma di cerchio incominciò ad illuminarsi e i due ragazzi furono completamente travolti dalla luce scomparendo alla mia vista.

Quando finalmente la luce si spense mi resi conto che sia Susy che Reimar erano usciti dal cerchio e ci stavano guardando dentro inginocchiati ai suoi margini.

– La minaccia che incombe su di noi è davvero grave – una voce maschile proveniva da quella sorta di cerchio magico che Susy e Reimar avevano creato – la ragazza potrebbe risvegliare forze sopite da tempo – aggiunse con fare grave.

– Sommo Paul, diciamo le cose come stanno – la seconda voce apparteneva senza ombra di dubbio a Brian Loi – il fatto che Nina sia collegata a lui non significa necessariamente che comporti un pericolo – sentenziò quasi con rabbia.

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