Si van al infierno!

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-Megan-

Spalanco gli occhi. Sono molto disorientata, dove mi trovo? Forse in un ospedale? Ma sì, certo. Ho un tubo per ogni narice e una flebo al braccio. Guardo la radiosveglia sul comodino. "05:00 am, Lunedì 19 Febbraio, 2 °F." CRISTO, COME FA AD ESSERE IL 19 FEBBRAIO?! ERO RIMASTA AL 12... Qualcosa stritola la mia mano. Poso lo sguardo su un'altra mano che stringe la mia. -Fred?- provo a chiamare, ma qualcosa impedisce quasi al fiato di uscire. Ho una specie di collare, che copre tutto il collo. Lo scuoto, per tentare di svegliarlo, ma non ottengo nulla. -Fre-e-e-e-d.- Provo nuovamente, sta volta va meglio. Fred risponde al mio richiamo:- Megan?- ancora assonnato. Vorrei sorridere, ma l'imbracatura me lo impedisce. Posso a malapena parlare. -Meg?! Sei sveglia?! Oh dio mio, Megan! Quanto mi sei mancata Principessa!- urla lui, stritolandomi. -Fre-e-d, t-ti pre-e-go. M-mi fa-a-i mal-le.- Fiato. Lui mi guarda negli occhi. Piange. Frederick Scott sta piangendo. Per la prima volta in vita sua. Gli faccio cenno di avvicinarsi, e gli dò un bacio sulla fronte, per quel che posso. Sono molto debole, non posso muovermi. Ho le piaghe. -Fre-e-d, a-andiamo, ra-a-ccon-n-tami t-t-utto- dico io. -Eh, Piccola, da dove cominciare...-

-Chantelle-

-Mak- chiamo. Fra le tenebre si ode solamente la mia cupa e assonnata voce. -Mak, svegliati.- riprovo, ma lei non si alza. -MAK! DIO, VUOI ALZARTI?!- urlo. -Sì, Chant, gli unicorni esistono.-

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