Elizabeth
-Può bastare amore mio. Può bastare. Non voglio sforzarti troppo.-dico accarezzando il viso di Alex .-Ora tocca a me. Ti avviso che la mia storia è molto lunga e dolorosa, perciò non riuscirò a raccontarla tutta.-
-Racconta ciò che ti senti piccola mia.-dice stringendo la mia mano. Faccio un respiro profondo e comincio a parlare.
-Quel giorno eravamo felici. C'era il sole e io e mamma avevamo tenuto un concerto di beneficenza con il violoncello. Siamo saliti sulla macchina e abbiamo preso l'autostrada da Siattle in direzione New York. Io e mamma cantavamo mentre mio padre guidava con un sorriso sulle labbra. Adorava sentirci cantare mentre guidava. Siamo arrivati a New York e abbiamo preso una delle tante strade della città in direzione di casa.-scendo dalla macchina ed Alex fa lo stesso.- Qui è successo tutto. Questa strada è stata testimone dell'inizio della mia rovina.-ed indico l'asfalto sotto i miei piedi.-Una macchina nera, non ricordo più di quale marca, è sbandata ed è venuta nella nostra direzione con una velocità incredibile.-chiudo gli occhi e rivedo le immagini del fatidico giorno.- Papà ha cercato di evitare l'impatto ma è stato tutto inutile. Colpiti frontalmente. Eravamo tutti e tre feriti, io meno di tutti. L'ambulanza è arrivata e ci ha portati all'ospedale. Mi hanno disinfettato alcune ferite superficiali ed ero apposto. I miei genitori erano messi peggio di me, ma erano vivi.-dico entrando nell'auto. Mi poggio allo schienale e mi passo entrambe le mani nei capelli.
-Se vuoi fermarti va bene.- dice Alex accarezzandomi la mano.
-Mio padre ha chiesto di me, ha chiesto di vedermi. Mi hanno fatto entrare nella stanza dove li avevano ricoverati: avevano fasciature, flebo, fili, tubi e tubicini su tutto il corpo. le macchine facevano un rumore ritmico e assordante. Mi sentivo morire dentro, ma dovevo mostrarmi forte per dare il potere di lottare ai miei genitori. Hanno cominciato a parlare, a dirmi che ci volevano bene, che non ci avrebbero mai abbandonate. Mi hanno fatto promettere che la vita non avrebbe mai separato me e Chloe. Poi le macchine hanno fatto quel maledetto rumore. I loro cuori avevano smesso di battere nello stesso istante, in fin dei conti vivevano l'uno per l'altra. I dottori mi hanno mandata fuori, mi sono appoggiata al muro e sono crollata. Ho cominciato a piangere perchè quel giorno sarebbe stato l'inizio del mio inferno. L'inizio della mia sofferenza-dico accendendo la macchina.
-Piccola...-sussurra Alex. Ho le lacrime agli occhi e sto cercando di trattenerle. Il cuore sanguina, le ferite sono aperte e doloranti. Parcheggio davanti al posto che ho definito "casa" per quattro anni: l'orfanotrofio.
-Ecco l'inferno. Per alcuni è la salvezza, per altri è il declino. Per me è stato la seconda opzione. Nicole ti ha mai raccontato qualcosa?-
-Diceva che era un bel posto tutto sommato, ma da come lo descrivi tu sembra un vero e proprio inferno.-dice guardando l'enorme edificio davanti a sè.
-Non puoi mettere a confronto sei mesi con quattro anni. Comunque all'inizio ti devo dire che non era male. Soffrivo molto però non per colpa della gente persente là dentro. Avevo visto morire i miei genitori davanti ai miei occhi e non potevo dimenticare tutto ciò. Mi davo la colpa di tutto, mi maledicevo ogni secondo per essere in vita e averla tolta ai miei genitori, mi maledicevo di aver tolto i genitori a Chloe ed anche oggi mi maledico per questo.-dico stringendo i pugni mentre le lacrime escono senza fermarsi.
-Amore mio, ti prego non piangere.-dice Alex abbracciandomi.-Basta raccontare.-
-Ho conosciuto Nicole e ci siamo consolate a vicenda, ma poi lei è stata adottata. Un mese dopo è cominciato il vero inferno, il motivo per cui sono ciò che sono. Il motivo per cui ho il carattere che ho.-dico in un sussurro abbracciandolo forte. Non dice nulla. Mi accarezza la schiena e lacia dei baci sulla mia testa.
-Mi dispiace amore. Mi dispiace per ciò che hai dovuto passare.-mi dice.
-Questo...questo è solo l'inizio-dico tra i singhiozzi.-Non ti dispiacere per me.-
-Perchè pensi che io voglia andarmene?-chiede mettendosi al volante.
-Per ciò che scoprirai più tardi. Questo che ti ho raccontato è solo l'inizio.-dico asciugandomi le lacrime.
-Non ti lascio. Non ti lascio piccolina mia.-dice. Il viaggio di ritorno a casa è silenzioso, ma questo silenzio fa un rumore assurdo. Entriamo in casa e vedo mia sorella guardarmi preoccupata.
-Tranquilla tesoro. Sto bene.-dico baciandole la fronte.
-Hai parlato?-chiede e annuisco. Chloe guarda Alex e poi me. Salgo in camera mia, mi chiudo a chiave dentro, prendo il violoncello e comincio a suonare. L'archetto scivola veloce sulle corde producendo un musica soave, ma che è allo stesso tempo un lamento. Il lamento del mio cuore. Le lacrime cadono mentre lo strumento che ho tra le gambe si fonde con me. Io ed il violoncello siamo un tutt'uno, l'archetto è il prolungamento della mia mano e le note sono tutte le parole che vorrei urlare. Poi la rabbia si impossessa di me. Cambio archetto, prendendone uno vecchio e malandato, e comincio a suonare con una velocità pazzesca. Gli occhi sono chiusi, le dita si muovono sulle corde e l'archetto sfrega contro le corde con violenza e rabbia. Poi mi fermo e lancio un urlo di rabbia.
-Ellie che succede? Piccola apri!-dice Alex battendo i pugni contro la porta. Rimetto il violoncello nella sua custodia ed apro lentamente la porta.-Stai bene?-chiede preoccupato. Annuisco prendendo le chiavi della mia R8 e mettendomi le scarpe.
-Dove vai?-chiede seguendomi sulle scale.
-Ho bisogno di aria.-dico sotto lo sguardo preoccupato di Chloe.
-Sorellona dove vai?-chiede mettendosi davanti a me.
-Dai ragazzi. Ho bisogno di liberare la mente.-dico guardandola negli occhi.
-Quali ragazzi?-chiede Alex prendendomi per un polso.
-Dei miei amici. Quel brutto giro non tanto brutto.-rispondo guardandolo negli occhi.
-Perchè?-chiede piano.
-Sono gli unici a potermi tirare su. Per ora non conosco altri metodi.-dico aprendo la porta ed andandomene. Torno dalla mia "famiglia" che è l'unica a potermi salvare in questo momento.
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Ciao a tutti! Stiamo cominciando a scoprire qualcosa sul passato di Ellie. Cosa pensate farà con la sua "famiglia"? Sono ben venute proposte. Qualsiasi risposta potrebbe essere corretta. Grazie a tutti . Baci💋
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Lasciati Amare(#WATTYS2016)
Romance[COMPLETATA] Elizabeth Miller è una 17enne orfana che ha alle sue spalle un passato triste e doloroso. Verrà adottata dalla famiglia Walker. Qui incontrerà Alex il solito ragazzo bello,stronzo,senza sentimenti e puttaniere. Si odieranno da subito. Q...
