Capitolo 41: cene insaspettate e sorprese poco carine.

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Prima di iniziare volevo chiedervi di passare a leggere la mia nuova storia "Famous h.s" la trovate sul mio profilo.
Grazie per l'attenzione e buona lettura 💘


Finalmente è arrivato Novembre, uno dei miei mesi preferiti.
Fin da piccola ho sempre amato l'inverno, forse perché a New York nevicava sempre in questo periodo.
Adoravo giocare con i vicini a fare pupazzi di neve e battaglie con palle di neve, mi sentivo così bene e felice, senza pensieri. È proprio vero; quando si è piccoli tutto è più bello.

Non ho la minima idea del perché alle 7:15 stia ancora nel mio letto a ricordare la mia infanzia, sarà meglio che mi alzi e andare a prepararmi.

«Buongiorno» saluto l'unica persona che trovo in cucina; mio fratello. Mi avvicino e gli lascio un leggero bacio sulla guancia.
«Aspetta. Cos'hai appena fatto?» domanda con un tono scioccato.

«Lo so, non è da me comportarmi così, non so ma oggi mi sono svegliata bene.»
Apro la scatola di biscotti e inizio a mangiarli sotto lo sguardo di mio fratello, che non fa altro che mandarmi occhiatacce.

Da Luke:
buongiorno xx

Rispondo subito al messaggio di Luke, mordicchiandomi l'interno guancia per nascondere un sorriso.

Nell'ultimo mese ci siamo praticamente visti 5 giorni su 7, ovviamente tutto di nascosto al mio fratellastro. Non ho ancora scoperto cosa ci sia di sbagliato tra loro, e sinceramente arrivata a questo punto non so se lo voglio ancora sapere. Insomma, Luke mi piace veramente e da quel che ho visto la cosa è reciproca, perciò perché rovinare tutto ciò?

Cameron sembra non essere più arrabbiato con me -ovviamente lui sa che con Luke ho chiuso- ed è tornato quello di prima, lunatico come sempre.

«Pronta?»
Parli del diavolo e spuntano le corna...

«Si mi metto le scarpe e vengo, aspettami pure in macchina.»
Annuisce e dopo aver salutato Benjamin fa quello che gli ho detto.

Una volta messe le scarpe me le allaccio e raggiungo Cameron in auto.

«Questa sera che facciamo?» mi chiede di punto in bianco quando si ferma ad un semaforo.

«Che facciamo?» ripeto confusa.
Non so di che cosa stia parlando.
«Tua madre non ti ha avvisato che stasera hanno una cena con la squadra di calcio di tuo fratello?»

Scuoto la testa in riposta, molto probabilmente mia madre se ne sarà scordata.

«Tu che vuoi fare?» chiedo adesso io.
«Non lo so, per questo chiedevo a te» mi risponde iniziando a picchiettare le dita sul voltante a ritmo di musica.
«Ci verrà qualcosa in mente.»

Poco dopo arriviamo a scuola e ci precipitiamo in fretta dal nostro gruppo di amici, mancano pochi minuti all'inizio delle lezioni, abbiamo poco tempo per salutarci e chiacchiere un po'.

La professoressa di letteratura, come al suo solito, è già dietro la cattedra prima del suono della campanella.

«Dai ragazzi, veloci! Non voglio perdere tempo prezioso della mia ora ad aspettare voi.» dice alzandosi dal suo posto e andando verso la porta, quest'ultima si chiude con un tonfo pazzesco: okay, adesso è iniziata la sua lezione.

Sto prendendo appunti dall'inizio dell'ora e la mia mano mi sta implorando di fermarmi.
Mi è sempre piaciuta letteratura, ma oggi proprio non ho voglia di stare a sentire la professoressa Simpson, la trovo noiosa.

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