Siamo negli inizi di febbraio, tutto è spento e per lo più lo sono anche io.
A quest'ora sarei dovuta tornare a casa dal mio viaggio a Roma.
Mi dà fastidio pensare che James sia stato così maleducato nei miei confronti e che mi abbia umiliata in questo modo davanti a tutti, inclusa Alyson.
Avrei voglia di cancellare tutto ciò che è successo e chiarire, ma mi lacero dentro piuttosto che dargliela vinta. Non sono un gioco e il mio orgoglio è sempre d'intralcio nelle mie decisioni. Stava andando tutto perfettamente, ma mi stavo semplicemente illudendo.
Illusione, è stato tutto una fottuta illusione. E fa male, cazzo.
Evitarsi fa schifo, ed è quello che facciamo da quella sera. Ci evitiamo. O per meglio dire lo evito.
Ricordo che durante la notte del pessimo scherzo continuavo a ricevere chiamate e messaggi di scuse, ma evitavo qualsiasi forma di contatto con lui.
Durante l'ora della mia fantomatica partenza che non sarebbe più avvenuta sono stata più male del previsto, immaginavo a come sarebbe potuto essere stato senza il suo sbaglio.
Ciò che è accaduto è sulle bocche di tutti per colpa di Alyson, che sta bene solo se vede le persone soffrire.
Gode quando cado perché è invidiosa di me, lo è sempre stata.
Ha sempre voluto ciò che doveva essere mio.
È sempre riuscita a fare la parte della vittima.
Ha sempre trattato le situazioni con la massima strategia dell'ipocrisia.
Parla male di tutto e di tutti, e la massa non può fare altro che seguire i suoi pettegolezzi per stare al passo delle informazioni imbarazzanti delle persone, come se loro non avessero mai avuto una situazione di disagio in vita loro.
È tutto molto scocciante e la colpa è solo di James.
Ci vediamo tutti i giorni a scuola perché è riuscito a farsi restituire i soldi del viaggio dalla agenzia, e astuto com'è se li è intascati senza alcun contegno.
Quando ci vediamo non ci scambiamo parole, solo sguardi.
Il mio sguardo è pieno d'odio, il suo è di mortificazione.
Ma per lui nessuna pietà, mi fa sempre più male.
Come se il mio pensiero fosse una sottospecie di macchina telepatica, lo vedo piombare davanti a me. Inevitabilmente dentro di me si accende il fuoco, ma cerco di mantenere comunque la calma. Indossa ancora il braccialetto che ha come il mio che non metto più da quella sera.
L'avevo lanciato da qualche parte in camera mia, è insieme a tutte le altre cose che sono finite a terra a causa della mia frustrazione.
"Hey, piccola" mi dice con un tono sospeso.
"Non chiamarmi piccola" ringhio senza nemmeno guardarlo negli occhi per non permettermi di poter cascarci ancora.
"Non capisco proprio... Sei testarda, troppo" mi accusa con ironia.
"Ah, adesso io sono testarda? Mi hai fatto una figura di merda davanti a tutti e in questo momento ciò che mi è successo lo sanno tutti, va di moda sapere i cazzi miei, ed è tutta colpa tua e della tua sgualdrina!" Alzo sempre di più il tono di voce.
"Piccola-"
"Cristo, basta con questo soprannome del cazzo! Tu sei piccolo, fanculo!" Sbotto nonostante ami quando mi chiama così.
"Ma non è in modo dispregiativo, è un nomignolo dolce" cerca di trovare giustificazione e forse di riallacciare con un altro discorso i nostri rapporti.
"Hai rotto il cazzo" dico schiettamente.
"Mi manchi" dice avvicinandosi.
"Esigo il mio spazio vitale" gli dico dandogli una spintonata.
Mi guarda incredulo.
"Che ti ho fatto? Era uno scherzetto!" Dice con noncuranza riferendosi ancora a quel che era successo, nonché la fonte della mia rabbia.
"Ancora con questa storia dello scherzo? Chiamalo anche scherzetto, ma mi hai fatto fare la figura della cogliona comunque. Perciò adesso ti levi dalle palle, prima che ti mandi dritto a fanculo con un calcio" dico mentre tra di noi le persone ci guardano interessate.
Dopo la mia affermazione tutti lanciano un urlo di approvazione, come se mi volessero stimolare a continuare ad insultarlo.
Voglio spegnerlo.
Voglio fargli vedere come ci si sente ad essere presi per il culo.
Io più che essere incazzata per il fatto che tutti ora si divertono a parlare delle mie tette scoperte dal reggiseno e accompagnate al mio top bianco bagnato, lo sono perché è James l'artefice di tutto questo casino.
"E poi se volevi usare il mio regalo scegliendo me per portarmi a Roma e scoparmi, sappi che non te l'avrei data perché da come fai schifo come ragazzo non hai abbastanza palle e ce l'hai di sicuro piccolo" dico a mani conserte attendendo gli applausi dei ragazzi che ci osservano.
Presto le risate si fanno sentire, facendo abbassare lo sguardo a James. Oh povero. Pietà.
Il suono della campanella interrompe la mia enorme scenata vendicativa che ha fatto colpo su James come speravo.
"Grazie, sei solo una debole... Ma ti riavrò" annuncia sicuro di sè sorpassandomi ed entrando in aula.
Schiarisco la voce cercando di mantenere la tranquillità.
"Tesoro!" Esclama Chloe staccandosi da una chiacchierata con Crystal.
Bah. Sembra quasi che la scommessa le abbia fatte simpatizzare e ciò mi rende un po' infastidita.
"Hey" le rispondo cortesemente.
"Che ti prende?" Mi chiede aggrottando le sopracciglia.
"No, nulla" dico scuotendo la testa.
"Dimmi" continuo il discorso fluidamente.
"C'è un party stasera" va dritta al punto.
"Ci sarò" dico con un'alzata di spalle.
Con queste mie ultime parole inizia ufficialmente la noiosa lezione di storia.
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My Best Mistake
Teen FictionLei: Abby Greed. É una ragazza stronza, senza peli sulla lingua, la tipica ragazza menefreghista che si ubriaca nei locali notturni di New York. Non c'é una spiegazione logica per il suo comportamento, odia semplicemente il fatto di essere consider...
