Olivia è una ragazza normalissima, vive a Roma, monta a cavallo e non vede l'ora di iniziare il suo secondo anno di superiori. purtroppo però la sua vita viene completamente stravolta quando sua madre riceve un lavoro in California, e così lei, sua...
"E ti giuro, passerà il tempo, ma non mi scorderò di te. Di noi, di quella che ha tenuto a me più di tutti. Più di me stessa."
Sono sdraiata sul letto, ascoltando "the A team", una lacrima mi riga la guancia e cade sul cuscino. Di mamma e Dylan neanche l'ombra, ma infondo non mi dispiace, non ho veramente voglia di parlare con loro. Verso le 16 mi inizio a preparare. Dopo quasi mezz'ora sento la porta aprirsi, sono tornati.
<Holly, 15 minuti e andiamo> mi dice Dylan dal corridoio.
Infilo un vestitino corto a fiori, un paio di scarpe col tacco, una pettinata ai capelli e sono pronta. Ho preso tutto. Vado verso la porta, e mi guardo in torno sull'orlo delle lacrime prima di chiuderla dietro di me. Scendo velocemente le scale, e trovo Dylan che chiude tutte le finestre. Mamma ha già messo in moto la macchina, io e Dyl dopo esserci assicurati di aver chiuso bene casa la raggiungiamo. Siamo in ritardo, perciò la macchina sfreccia per le strade di Roma, diretta all'aeroporto. Arriviamo lì alle 17.45, il nostro aereo è alle 18.30. Mamma parla con le persone alla reception, Dylan ed io ci mettiamo seduti su quelle scomodissime sedie, mi guardo in torno. Quell'aeroporto, fin troppo enorme. Ci sono stata solo un'altra volta. Dovevo andare dai miei cugini, in inghilterra. Ho passato un mese lì con loro, una delle vacanze migliori del mondo. Passavamo tutti i giorni all'acqua park, oppure a fare gite. Ho un sacco di cugini, alcuni più grandi altri più piccoli, ma siamo tutti molto uniti. Io e Dylan andavamo spesso lì, quand'eravamo piccoli. Abbiamo smesso di andarci quando è morto lo zio. Erano tutti distrutti, e da quel momento siamo andati molto meno. Decidiamo di andare a prendere qualcosa al bar, e mentre torniamo verso la mamma dylan mi tocca una spalla.
<Olivia, guarda là> mi dice
Vedo due persone correre in questa direzione, e ci metto un po' a realizzare. In qualche secondo vengo avvolta dalle braccia della mia migliore amica, e poco dopo anche del mio migliore amico. Senza che me ne accorga inizio a piangere. È una cosa così ridicola...
<<scusaci Holly, c'era un traffico tremendo. Avevamo paura di non farcela>> dice ludovica
Li guardo confusa. Poi sfilo il cellulare dalla tasca e guardo l'ora: le 18.15?!
Li abbraccio senza dire niente. Mi mancheranno così tanto.
La mamma mi fa un cenno: è ora di andare. Mi prendo qualche minuto per salutare bene i miei migliori amici. Abbraccio la mia migliore amica, i suoi capelli che si uniscono con i miei, io bionda, lei scura. Abbraccio il mio migliore amico, è più grande di me, e decisamente molto più alto. Fra le sue braccia mi sento piccolina.
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ci promettiamo che ci sentiremo spesso, e finalmente, dopo un sacco di lacrime riesco a staccarmi da loro e avvicinarmi a Dylan.
Mi controllano la valigia e si assicurano che io non abbia cose strane addosso. Una volta finito tutto mi fanno passare, e io, mamma e dyl ci imbarchiamo. Odio prendere gli aerei, perché soffro tremendamente di vertigini, perciò Dylan si mette vicino al finestrino e io verso l'interno. Mamma ha un posto lontanissimo dal nostro, ma meglio così. Mi infilo le cuffie e appoggio la testa sedile.
Inizio a pensare. Penso a quanto mi mancheranno Lù e gio, le serate solo noi tre a guardare la tv, o ad ascoltare ed sheeran mentre il mio migliore amico si lamenta perché gli fa schifo. i pomeriggi a leggere tutti insieme, i concerti a cui saremmo dovuti andare. Come farò senza di loro?
Penso a quanto sarà difficile ambientarsi in America. Dicono che la California sia bellissima, ma di tutti i posti in America è sicuramente l'ultimo in cui voglio stare.
Penso a quanto mi mancherà la mia roma. Il colosseo, cipster, persino tutti gli autobus, che non si sa mai quando passano.
Penso a quanto sarà dura farsi degli amici. Se ci riuscirò, ovvio. E ad ogni modo, nessuno sarà all'altezza degli amici che ho a casa.
Casa, buffo no? Quella non è più casa mia. Penso.
Pensa e ripensa, i miei occhi si fanno pesanti. E ancora con le note di yiruma in mente, mi addormento.
<<Olivia! Ci siamo! Svegliati!>> la voce di Dylan mi entra nelle orecchie, bel risveglio.
Stropiccio gli occhi, e senza dire una parola prendo le mie borse e mi alzo. Con molta pazienza, aspetto che tutti scendano dall'aereo, in modo che prima o poi ci riesca anche io. Sono l'ultima passeggera a scendere, e mi chiedo dove siano mia madre e Dylan. La mia mente non fa in tempo a formulare quella domanda che subito me li ritrovo accanto. Ci avviamo all'uscita, e la mamma chiama un taxi.
Io e Dylan ci guardiamo intorno incuriositi. La città non è così male.
<<turisti?>> chiede il tassista svoltando a destra
<<ci siamo trasferiti qui dall'italia>> risponde Dylan sorridendo.
<<oh beh, due posti completamente diversi>>
Detto ciò il tassista accosta in una via molto larga, piena di palme.
<<beh, benvenuti a santa barbara!>> esclama prendendo i soldi della mamma e ripartendo.
Santa barbara... Mica male.
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Ecco a voi il secondo capitolo. okay, so che finora la storia non è niente di che, ma più in là si farà mlmlml.