Capitolo 9.

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"occhi. quei maledetti occhi.

mi fottevano sempre.

ci facevo l'amore solo a guardarli."

J A M I E' S  P O V

<muoviti Jam, papà ci aspetta> sento distrattamente la voce di sam.

non faccio altro che ripensare ad Olivia. non mi era mai successo prima. sono uscito da quella stanza due minuti fa, e penso già a lei. e poi, è un pensare in un modo diverso. non mi era veramente mai successo prima. certo, vorrei farmela, un po' come tutte, ma anche lì è un farsela diverso. non è che voglio farmela, voglio sentirla. non mi era mai successo prima.

e poi, sento che anche se non me la facessi sarei contento lo stesso. so che anche solo starle accanto qualche minuto mi farebbe bene.

oddio, che cazzo mi succede?

<jamie! che fine avevi fatto?> mi chiede mio padre. non mi ero neanche accorto di essere arrivato vicino alla macchina.

<scusatemi, ero con Olivia Grey> rispondo sedendomi sui sedili dietro.

mio padre mette in moto, Sam è accanto a me, mia madre davanti.

<sono contento che tu abbia trovato qualcuno che ti stia simpatico> mi dice mia madre

<già>

<anche se, in realtà pensavo ti saresti trovato bene con Dylan, o al massimo con la dolce Nina, non con Olivia> continua mio padre

<Nina è una delle ragazze più strane che abbia mai conosciuto, e se vuole si può rendere insopportabile. Dylan è okay, anche se non abbiamo esattamente gli stessi interessi, ma Olivia Grey è decisamente la migliore> rispondo

<bene, sono contento. tu invece Sam, hai fatto amicizia?>

<non particolarmente, anche se ho parlato con tutti. perfino Dylan, nonostante sia più grande mi ha prestato attenzione> risponde lui

<bene bene, così potremo organizzare altre cene con loro. sapete, Giorgia è una donna adorabile. l'ho conosciuta a Londra. ha fatto un anno di Erasmus nella nostra università, e da allora siamo rimasti più o meno sempre in contatto.> ci spiega lui.

guardo i suoi occhi riflessi nello specchietto retrovisore.

sono grigi, ma hanno una strana luce negli occhi.

ho sempre avuto una famiglia perfetta. i miei genitori non sono molto uniti, anzi. non litigano, semplicemente si limitano ad ignorarsi a vicenda. né io né sam capiamo il senso di quella relazione. non sarebbe più facile chiudere lì quel rapporto di merda?

lavorano entrambi nel mondo musicale, mio padre, David è un impiegato della ''Gibson guitar corporation'', mentre mia madre, Anne, è una Manager musicale. lei è sempre stata assente. mio padre, lavorando come impiegato, guadagna bene, ma quel 'bene' non è mai abbastanza per gli standart di mamma. lei vuole una vita piena, completa di ogni tipo di lusso, e nonostante la casa che abbiamo qui, a Santa Barbara, sia una delle più belle, lei nell'ultimo anno ne ha comprate altre tre. una a Miami, una a New York, e una a Seattle. non ci aspettiamo mai nessun tipo di aiuto da lei, non solo perché sappiamo che non c'è per aiutarci, ma che se anche ci fosse non lo farebbe. "dovete farvi le cose da soli, non ci sarà nessuno a darvi una mano, e se ci sarà, sarà solo perché prima vi siete fatti il culo" è questo che ci diceva da piccoli. ad ogni modo, so che ci vuole bene, come noi lo vogliamo a lei.

mio padre, invece, è l'esatto opposto. lavora e guadagna bene, ma non è tipo da sperperare i suoi soldi in giro. ci ripete sempre che quando sarà vecchio si vuole trasferire nella sua casa in Inghilterra, gli manca molto stare lì. è un uomo gentile, disponibile e generoso, ma alle volte sembra perfino troppo ossessivo, come se fossimo ancora piccoli. non è più un uomo affascinante, ma anche se lo fosse non penso si vorrebbe risposare.

A little change. || Jamie Campbell BowerLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora