Capitolo 12

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Scusate se questo capitolo è più corto di tutti gli altri, ma il prossimo sarà davvero ricco di altre vicende, e sarebbe stato davvero troppo lungo.
Buona lettura!

***

Era la sera della Vigilia di Natale.
Da quando mi ero trasferita qui, l'atmosfera natalizia non mi suscitava più alcuna emozione.
Il Natale era diventato un giorno come gli altri. Un normalissimo giorno come gli altri.

Ethel e Zayn, invece, sarebbero dovuti tornare dalle rispettive famiglie.
Zayn era partito la mattina stessa con la sua macchina, Ethel invece avrebbe preso l'aereo e sarebbe tornata in Irlanda, dai suoi genitori.
"Sei sicura che non vuoi che io resti?" si raccomandò la ragazza.
Sapeva che sarei rimasta da sola per tutte le vacanze, ma per me non era un problema. D'altronde ero sempre rimasta da sola quando loro non c'erano.
"Ethel, davvero stai tranquilla"
"Ti chiamerò tutti i giorni" disse poi lei, venendomi ad abbracciare.
Poi si allontanò di scatto "quasi dimenticavo!"
Aprí la credenza, e ne tirò fuori un pacchetto, allungandomelo.
"Buon Natale"
"Avevamo detto niente regali" sbuffai.
"Tu l'avevi detto, io no" rispose lei ridendo, soddisfatta.
Io, però, non avevo nulla con cui poter ricambiare e lei lo sapeva, ma sembrava non gliene importasse granché.
Mentre io, ogni volta che succedeva, mi sentivo tremendamente in colpa.
"Non voglio che tu lo apra prima di domani mattina, intesi?"
Io annuii, prima di abbracciarla di nuovo.
"Ora scappo, sennò faccio tardi" disse lei di nuovo "ti voglio bene".
Sciolse di nuovo l'abbraccio, questa volta però per afferrare il manico della sua valigia e sollevandola, prima di uscire dalla porta.

Era da poco scoccata la mezzanotte, ed io mi ero già infilata sotto le coperte leggendo 'Cime Tempestose'.
Da quando avevo lasciato orgoglio e pregiudizio ad Harry, non avevo altro da leggere, così mi immedesimai nella lettura di un nuovo romanzo.
Un paio di piccoli scoppi, però, mi fecero sobbalzare.
Guardai fuori dalla finestra, e non ci misi molto a collegare che erano i fuochi d'artificio.
Ogni anno, per Natale, lanciavano i fuochi, ed era uno spettacolo bellissimo.
Mi alzai così per scostare la tenda, rimanendo seduta sul letto a guardarli.
Quei momenti di solitudine mi facevano venire in mente quando, fino a qualche anno fa, andavo a vedere i fuochi con le mie amiche Susan e Megan nel centro del nostro piccolo paese.
Tornavamo dopo la mezzanotte, dopo esserci scambiate i rispettivi regali.
Oppure quando andavo con la mamma e Bryan a passare le vacanze a casa dei nonni, con i nostri cugini più grandi.
Io e mio fratello eravamo i più piccoli e non ci era permesso uscire per capodanno, come facevano invece i nostri cugini più grandi, quindi la mamma e il nonno compravano i fuochi e dal grande giardino della loro casa li lanciavamo dopo lo scoccare della mezzanotte. Ci sentivamo così grandi io e lui quando facevamo quelle cose, nonostante avessimo appena 10 o 11 anni. Non avevamo per niente voglia di crescere, perché le serate passate così, insieme e in famiglia era tutto ciò che potessimo desiderare.
Mi mancavano pochi momenti della mia adolescenza e della mia infanzia, ma quelli belli non li avrei mai voluti cancellare e li custodivo dentro di me. Anche quei pochi che avevo di papà, prima che morisse.

In quel momento, squillò il mio cellulare.
Quando controllai il mittente era la mamma.
Sospirai, non la sentivo dal mio compleanno. Sapevo che sarebbe stata distrutta nel sapere che nemmeno quest'anno sarei andata da loro, per Natale.
Quando risposi, la sentii quasi sollevata di sentire la mia voce.
"Tiffany, tesoro"
"Ciao mamma..." risposi io, quasi sussurrando "Buon Natale"
"Buon Natale anche a te amore mio" disse, poi di nuovo silenzio.
"Speravo che tornassi quest'anno"
"Mamma... mi dispiace.." cercai di dire.
Era difficile per me poter tornare. Avrebbe voluto dire affrontare faccia a faccia la realtà. Fare un tuffo in quel passato che tanto mi aveva fatto male. E non ero ancora pronta. Forse non lo sarei mai stata.
"Mamma io... lo sai che non posso. Non ancora, ti prego. Dammi un po' di tempo" la supplicai.
"Lo so tesoro... lo capisco" sussurrò "volevo solo sapere come stavi".
Sentivo nella sua voce spezzata, la delusione.
Lei capiva me e la mia decisione. Ma anche io capivo lei.
Capivo che mi avrebbe voluto stringere tra le sue braccia, e non augurarmi buon Natale per telefono.
"Sto bene mamma" anche se la mia voce mi tradiva, sentirla così faceva stare male anche a me e non riuscivo molto a nasconderlo "ora devo andare mamma"
"D'accordo tesoro, ci sentiamo presto, vero?"
"Si mamma" risposi "te lo prometto".
La mamma non disse nulla. Sapeva che non sarebbe stato così.
"Allora buonanotte" disse "ti voglio bene tesoro"
"Buonanotte mamma" dissi in un sussurro. Stavo trattenendo le lacrime. "Ti voglio bene anche io".
Poi riattaccai, gettandomi a peso morto sul cuscino.
A quel punto mi sentii così vulnerabile e fragile, che mi liberai di tutte le lacrime che avevo trattenuto fino a quel momento.
Ethel aveva ragione: a mantenere le promesse ero uno disastro.

Quando mi alzai il mattino seguente non erano nemmeno le nove.
Non mi ero nemmeno accorta che mi ero addormentata ancora truccata. Avevo ancora il telefono appoggiato sul cuscino, e il libro aperto vicino a me sul materasso.
Un angolo del libro si era piegato verso l'interno.
Fuori splendeva un solo pallido, e la luce stava iniziando ad illuminare la mia camera, anche se era attenuata dalle tende appesa della mia finestra.
Mi ero quasi dimenticata che quella mattina, era la mattina del 25 dicembre.
Mi sedetti sul letto prendendo il cellulare.
Avendo dimenticato di metterlo in carica quella sera, la batteria ora era al 20% e ogni cinque minuti vibrava.
Erano tutti gli auguri di Natale dei miei parenti, e anche di alcuni vecchi amici.
Mio fratello, la mamma, Susan, Megan.
Anche Ethel e Zayn mi avevano mandato gli auguri.
Non risposi a nessuno, per ora. Lo avrei fatto più tardi, e mi fiondai in bagno per una doccia calda e rigenerante, per affrontare quella lunghissima è noiosissima giornata di solitudine.

Uscii dal bagno avvolta dal mio asciugamano.
Anche se i capelli erano ancora bagnati, avendoli semplicemente tamponati con il mio asciugamano prima di tornare nella mia stanza, mi sedetti sul letto.
Il mio cellulare vibrò di nuovo, e la notifica che apparve era sicuramente quella più inaspettata.

Buon Natale Tiffany!
Un bacio, Harry

Il sorriso che mi si stampò sul viso era inevitabile.
Al contrario di tutti gli altri messaggi, questa volta risposi quasi subito.

Buon Natale anche a te!
Tiffany

Non mi aspettavo che Harry si potesse ricordare di scrivermi in questa giornata così importante. Ovviamente importante per tutti, meno che per me.
Ero probabilmente l'unico individuo sul pianeta che avrebbe passato volontariamente quella giornata da sola.

Mentre mi stavo infilando i vestiti puliti, mi arrivò un altro messaggio.
E il mittente era sempre lo stesso.

Come stai passando questa giornata?

Fui quasi tentata di mentire.
Avrei quasi voluto dirgli che stavo trascorrendo una bellissima giornata con amici e parenti. Ma non avrebbe avuto senso.
Ero talmente abituata a questa situazione che non la trovavo più così strana.
Così digitai con tutta serenità la risposta.

Sono da sola, non sono potuta tornare dalla mia famiglia

Non sei la sola, stai tranquilla

Rispose immediatamente lui.
Non feci in tempo a scrivere una risposta chiedendogli il perché, che subito mi arrivò una chiamata da parte sua.
Risposi immediatamente, avendo già il cellulare in mano.

"Ehi Harry" 
"Buon Natale Tiffany" rispose lui entusiasta
"Buon Natale anche a te, se così lo possiamo chiamare"
"Posso sapere perché non sei potuta tornare a casa?"
Io sospirai
"È una lunga storia" dissi tagliando corto, anche se non avevo proprio tanta voglia di parlarne.
"Beh hai tutto il giorno per parlarmene"
"Eh?" Dissi confusa
"Ti sto venendo a prendere" aggiunse il ragazzo, con un tono soddisfatto nella sua voce
"Stai scherzando" dissi io incredula, quasi contrariata.
"No affatto, dammi una ventina di minuti e sono lì"
Io non dissi nulla su un primo momento, poi feci per ribattere "andiamo, non ci credo che sei felice di passare questa giornata da sola. È Natale! Tutti amano il Natale!"
Io scoppiai a ridere.
Il suo entusiasmo e quella vena un po' infantile lo rendevano terribilmente adorabile, e anche se non condividevo il suo stesso pensiero riguardo a questa festa, mi lasciai travolgere dalla sua impulsività.
Poi, era Natale, e anche se crescendo avevo imparato a considerarla come una festa senza senso, passarla con lui l'avrebbe resa tutta un'altra cosa.
"Direi che non ho molta altra alternativa" dissi scherzosamente.
Lo sentii ridacchiare. Già mi immaginavo il suo sorriso sghembo stampato sul viso.
"Sono da te fra venti minuti".
E riattaccò, senza darmi altre spiegazioni.
Era un ragazzo tremendamente impulsivo.
Lo avrei odiato, se solo questa caratteristica non gli si addicesse così bene.

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