Stavo dormendo profondamente quella sera, rallegrata dai bei avvenimenti accaduti la sera stessa.
Ero cullata da bei ricordi, pensieri, emozioni per quanto era successo.
Mi ero addormentata pesando ad Harry, a quello che ci eravamo detti, alla sua canzone.
Incominciai a svegliarmi lentamente, disturbata da alcuni rumori fastidiosi, che mi avevano interrotto il sonno.
Ante che sbattevano, porte che si aprivano, le grida provenienti dalle stanze accanto mi fecero aprire gli occhi.
Solo quando riconobbi la voce soffocata dai singhiozzi di Ethel mi svegliai di soprassalto. Stava piangendo.
Mi sfilai in velocità le coperte, e mi alzai uscendo dalla mia camera da letto, con addosso solo i miei pantaloni della tuta e la canottiera nera, che usavo come pigiama.
Le luci del salotto e della camera di Zayn erano accese, ed Ethel continuava a girovagare avanti e indietro per quella stanza, con le mani fra i capelli e il trucco sbavato le colava sul viso.
Io, ancora assonnata e con i capelli arruffati, mi diressi a passo svelto verso di loro.
"Volete spiegarmi cosa sta succedendo?"
Zayn era chino sul pavimento, che richiudeva alcuni dei suoi vestiti nella grande valigia nera.
Indossava solo i suoi pantaloni neri, ed il suo petto tonico era scoperto.
Le maglietta era stropicciata su una sedia in un angolo della stanza, insieme ad altri vestiti che si stava affrettando a recuperare e a riporre disordinatamente nella valigia.
Lo sguardo serio, la fronte corrucciata e la mascella irrigidita. Il ragazzo sembrava davvero arrabbiato, al contrario della ragazza ancora in lacrime, appoggiata allo stipite della porta.
Sembrava sconvolta, e come lui indossava solo la maglietta, che le copriva appena metà coscia.
Io mi guardai intorno, nella speranza che uno dei due mi desse una spiegazione valida di tutta quella confusione.
Zayn, come sempre, non si faceva avanti e non sembrava affatto intenzione a spiegarmi. Al contrario, continuava a buttare le sue cose nel suo bagaglio, prima di uscire dalla camera, evitando completamente la ragazza ancora ferma sullo stipite, e tornando in salotto, dove probabilmente stava andando a recuperare altre sue cose.
La ragazza si asciugò le lacrime, soffocando i gemiti e i singhiozzi.
Alzò lo sguardo su di me, e poi corse fra le mie braccia, affondando il viso nei miei capelli e avvolgendomi forte tra le sue braccia.
Ero confusa. Non capivo cosa stesse succedendo.
L'unica cosa che potei fare, a quel punto, era ricambiare il suo gesto, accarezzandole capelli e la schiena, per cercare di tranquillizzarla.
Zayn tornò con il suo chiodo di pelle fra le mani.
Lo lanciò sul letto mentre si infilava la sua maglietta. Poi infilò anche il giubbotto e afferrò la sua valigia dal pavimento.
Sfilò le chiavi dell'auto dai suoi pantaloni e uscì dalla stanza.
Io, che per tutto il tempo osservavo i suoi movimenti rimanendo fra le braccia della ragazza, consolandola, mi staccai da lei, raggiungendo di corsa il ragazzo prima che potesse uscire dalla casa.
"Che cosa stai facendo?" gli chiesi, fredda, afferrando il suo braccio.
"Me ne sto andando, mi sembra abbastanza chiaro"
"Perché?" chiesi di nuovo.
Lui appoggiò la sua valigia sul pavimento, voltandosi verso di me.
"Perché non erano questi i patti" disse poi lui.
Io aggrottai la fronte.
"Cosa?" dissi alzando la voce.
Quella situazione mi stava innervosendo. Odiavo non sapere.
"Zayn, dimmi che cosa diavolo sta succedendo"
"Fattelo spiegare da lei. Io me ne vado"
Poi, riprendendo le sue cose, uscì di casa sbattendo la porta d'ingresso.
Io la riaprii velocemente, ma lui aveva appena caricato i suoi bagagli nel baule a stava salendo in macchina.
Lo guardai, mentre accendeva il motore, fino a quando non lo vidi partire, e svoltare alla fine del nostro viale.
Richiusi la porta alle mie spalle, ritornando nella camera dove avevo lasciato la ragazza.
Ora Ethel era seduta sul letto.
Aveva raggruppato le ginocchia al petto, e si era lasciata andare ad un pianto forte e liberatorio, sfogandosi di tutte le lacrime che aveva cercato di trattenere fino a quel momento.
Mi sedetti sul letto affianco a lei, avvolgendola di nuovo fra le mie braccia.
Alzò lo sguardo su di me, di nuovo.
Aveva gli occhi gonfi e rossi.
Ethel si stava dimostrando così fragile in questo momento come non l'avevo mai vista.
"Avevi ragione" singhiozzò "avevi ragione su tutto. Non è vero che l'amore non esiste".
In quel momento mi fu chiara ogni cosa.
Si era innamorata di lui, e probabilmente il compresso che avevano raggiunto non era stato rispettato.
"Mi dispiace tanto" sussurrai, fra i suoi capelli. E la avvolsi nuovamente in un abbraccio consolatorio.
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As Black As Ink
FanfictionDove Tiffany, frequentando un semplice corso di scrittura e poesia, incontra Harry, un ragazzo di cui non sa nulla, se non il suo nome e il suo modo di esprimersi attraverso i suoi testi e i suoi versi. Mentre il fare vissuto della ragazza, il suo m...
