Stacey

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Camminavo avanti e indietro, senza sosta, tentando di mantenere la calma. Rowena era accanto a me, le braccia incrociate al petto e lo sguardo indispettito.

"Piantala. Sarà qui a momenti." sibiló lei.
Probabilmente, il suo tono era dovuto alla tensione che aveva, come me, dentro il corpo, nonostante cercasse di nasconderla in tutti i modi, lo sguardo sempre determinato e tagliente. Ma il suo portamento, sempre perfetto, regale, autoritario, era messo a dura prova dai nervi tesi e dalla mascella serrata: sarebbe venuta a contatto con un pezzo del suo passato. Un pezzo piccolo, ma estremamente importante.
Non che m'importasse piú di tanto quello che voleva Rowena: aveva rispettato gli accordi e questo mi bastava. Avevo Mike. Rowena mi aveva concesso di poter trasformare anche Mike, in cambio del mio aiuto nel suo piano per recuperare la sua trisnipote, o qualcosa del genere. La sua erede al trono. Colei che avrebbe dovuto far proseguire la dinastia della famiglia al potere, la famiglia di Rowena. Niente meno che la ragazza che non sopportavo, che non odiavo per poco.
L'idea di vedermi scorrazzare per la tana dei licantropi, la mia tana, la mia nemica mi dava sui nervi.
Ma Rowena mi aveva concesso Mike. E io avrei dovuto aiutare quella che, ormai, da quando ero diventata un licantropo come lei, era diventata la mia sovrana.
Non che mi piacesse ammetterlo. Avrei anche potuto sopravvivere senza sapere che, in realtà, anche quando ero stata umana ero rimasta sotto il controllo di un re vampiro, ormai mio nemico.
Mi bloccai all'istante, quando sentii dei passi avvicinarsi, nel corridoio. Mi voltai di scatto, temendo si trattasse delle guardie di Rowena, venute a portare Lilith, la discendente della mia regina, al cospetto della propria trisavola. Al solo pensiero, un brivido mi percorse la schiena per il disgusto.
Ma, quando riuscii a capire di chi fossero i passi che avanzavano veloci per il corridoio, mi rilassai all'istante: era Mike. Nessun'altro, se non Mike. Il mio dolce Mike.
Gli rivolsi un sorriso malizioso, mentre lo osservavo correre, per il corridoio. Aveva l'aria spaventata, confusa, titubante.
Rallentó, quando raggiunse me e Rowena.
Ora che si era avvicinato, potevo notare i suoi capelli scompigliati, come se fossero stati travolti da una bufera, alcune macchie di sporco sulla sua pelle morbida, gli occhi spalancati, come se fosse stato di fronte ad un plotone d'esecuzione. Aveva la mascella serrata, lo notavo dalle piccole rughe che si formavano ai lati della sua bocca quando era teso, rughe che a me piaceva baciare e mordicchiare, durante i momenti tranquilli. Non che ce ne fossero stati molti, negli ultimi tre giorni. Ma ne avrei trovati sicuramente altri, nei giorni successivi.
Gli servirebbero.
L'agitazione di Mike era palpabile.
Rowena scattó in piedi.

"È arrivata?" chiese, impaziente, al mio licantropo.
Mike le rivolse uno sguardo intimidito, poi si piegó in un piccolo inchino. Non si dilungó nel solito inchinó lungo ed esagerato, quello che tutte le guardie di Rowena dovevano presentare alla loro regina, qualora si fossero trovate al suo cospetto, con una gamba piegata a terra e l'altra che sorreggeva il braccio, ma un piccolo piegamento in avanti, simile all'inchino che il maggiordomo di casa mi aveva da sempre dedicato. Mike aveva fretta. Non aveva tempo da perdere in inutili cerimonie. Quello che doveva dire era di estrema importanza.
Mi irrigidii improvvisamente. Cosa avrebbe dovuto dirle di cosí importante da dover evitare quel gesto di rispetto che era tenuto a compiere, in quanto suddito, di fronte alla sua sovrana. La mia tensione era aggravata anche dal fatto che ció che lo faceva comportare cosí aveva a che fare con Lilith e con la spedizione che Rowena aveva organizzato, per recuperarla.
Socchiusi gli occhi, in attesa che Mike parlasse, per capire a cosa fosse dovuta tutta quella paura che percepivo, in lui. Ormai, lo conoscevo. Sapevo che cosa provava nel momento in cui lo provava.
Quando si rialzó, infatti, lui teneva lo sguardo basso. Sembrava imbarazzato.

"No...." rispose, con titubanza.
Rowena sbarró gli occhi. Io la fulminai con lo sguardo.
Niente Mike, niente aiuto.
Avrebbe solo dovuto fare qualcosa al mio ragazzo e io avrei abbandonato tutto. Anzi, forse avrei persino provato ad ostacolarla nel suo piano.
E questo, lei, lo sapeva bene.
Dopotutto, ambasciator non porta pena.
Quindi, Rowena cambió atteggiamento, tentando di trattenersi.

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