quel bacio.
Gli allenamenti stavano assumendo per il corvino un'aria strana e contrastante.
Da una parte li attendeva con ansia, potendo distrarsi finalmente giocando a pallavolo, ma dall'altra assisteva sempre in prima persona a quelle che erano le moine delle liceali nei confronti dell'Ace in particolare, a volte durante le amichevoli, altre fuori dalla palestra, quando si incontravano.
Cercava il più possibile di non rimanere solo con Bokuto, come poteva esser accaduto più di qualche volta nei tempi passati mentre tornavano a casa o lasciavano la sala allenamenti, così evitando di "opprimerlo" e lasciandogli la possibilità di fare due chiacchiere con la tanto famigerata ragazza dai capelli neri. Chiarendo che quel "fare due chiacchiere" consisteva maggiormente in un "flirtare l'uno con l'altro".
Nonostante tutto ciò che si dicesse, ciò che lo spingeva ad "allontanarsi" maggiormente dal proprio migliore amico era semplicemente la propria condizione: la repressione obbligata dei propri sentimenti, unita a quell'impossibilità di fare qualsiasi cosa per cambiare la situazione, lo logoravano dall'interno, facendogli bruciare e ritorcere lo stomaco. E come se ciò non bastasse, ogni volta che ciò accadeva, la gola gli si chiudeva e sentiva l'aria mancare.
Era riuscito a cavarsela per quelle due settimane precedenti, prima dicendo di dover controllare una cosa negli spogliatoi, poi cambiando strada e facendo il percorso più lungo perché «...devo fare una cosa per mia madre.», o anche aspettando Akinori così che potessero tonare a casa assieme.
Ciò di cui era consapevole era che Bokuto avesse distintamente notato quei suoi tentativi, non che fossero particolarmente espliciti.
Quando aveva provato ad accennargliene, con un tono diverso dal solito e più quieto, Akaashi aveva risposto prontamente:
«Ho semplicemente scoperto che Konoha abita nel quartiere dopo il mio, quindi perché non fare la strada assieme?»
A quel punto Kōtarō aveva borbottato qualcosa, ma Keiji non gli aveva dato modo di continuare:
«Poi, sono sicuro Heather sia contenta di spendere un po' di tempo sola con te.»
"Heather" era il nome della tanto celebre ragazza dai capelli neri. Aveva origini inglesi, secondo ciò che il maggiore gli aveva raccontato.
Quest'ultimo, udite quelle parole, aveva raddrizzato la schiena e posato le proprie ampie mani sulle spalle del corvino, il quale aveva emesso un minimo sobbalzo.
«Akaashi, nonostante tutto e tutti, voglio che tu ricordi di poter sempre contare su di me. Per qualsiasi cosa, okay?»
Il minore aveva visto raramente un'espressione così seria e decisa sul volto dell'altro, e ciò lo stupì leggermente. Si diede qualche secondo per metabolizzare quanto gli era stato detto, annuendo in seguito con un dolce sorriso sulle labbra. La gola gli si chiudeva lentamente, il battito accelerava.
«Dopotutto, non sono solo un ace formidabile, ma anche un migliore amico fantastico e fighissimo!» aveva dichiarato in seguito, sorridendo fieramente e lasciando andare il più piccolo, che scosse leggermente il capo.
«Chiaramente, Bokuto-san.» era stata la sua risposta, mentre si rincamminava con l'altro al suo seguito, raggiungendo gli altri che li aspettavano.
Persino la mancanza d'aria e quella sensazione di fine imminente venivano annientati dalla luminosità del sorriso del ragazzo dagli occhi dorati.
Nel preciso istante in cui Keiji iniziò a pensare di poter quasi abituarsi a quei sintomi che lentamente lo consumavano, la malattia parve intraprendere un peggioramento esponenziale.
Quello era un pomeriggio soleggiato, il sole filtrava tra le foglie degli alberi circondanti la palestra e vi era un leggero vento.
Gli allenamenti sarebbero iniziati tra pochi minuti, ed il corvino camminava assieme a Konoha e Haruki verso il liceo. Parlottavano con tranquillità, del più e del meno, riscaldati delicatamente dall'arrivo dei raggi solari.
Oltrepassarono il cancello della scuola, dirigendosi verso la propria meta, quando i loro sguardi incontrarono qualcosa d'inaspettato: davanti l'entrata della palestra, un ragazzo ed una ragazza stavano in piedi, le mani di lui che avvolgevano i fianchi di lei, la quale era ritta in punta dei piedi. I lunghi capelli le sfioravano i fianchi, il volto coperto dal capo dell'altro. Quell'inconfondibile capigliatura che risultava spiccata come poche.
I tre giocatori rallentarono il passo nel vedere una scena del genere, lo stupore esplicito sui loro volti. Akaashi percepì il battito del proprio cuore accelerare, la gola chiudersi in una repentina morsa e lo stomaco ribaltarsi su se stesso. Un senso di delusione si diffuse nel suo petto.
La coppietta si separò, e lei si allontanò salutando allegramente l'altro con una mano. Altro non ottenne se non un sorriso. Poi, Bokuto mise le mani in tasca ed entrò in palestra, la schiena leggermente ricurva.
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Sweet death. /BokuAka/
Fanfiction"Cosa si scrive, quando non si ha più tempo per farlo? Cosa si dice, sapendo che quelle saranno le ultime parole che potrai mai pronunciare? Cosa si pensa dell'amore, quando questo diviene la causa della tua fine?„ Il giovane liceale Akaashi Keiji...
