Un giorno comune e quotidiano- speciale compleanno Akaashi.
Quella era una giornata fredda e ventosa di dicembre, con il cielo coperto da grossi nuvoloni ed il sole a riparo dietro essi. Erano le cinque di pomeriggio, ma già si presentava un notevole buio.
Due ragazzi camminavano lungo una strada, attenti a non scivolare lungo quei tratti parzialmente ghiacciati. Uno era da poco entrato in prima liceo, l'altro ancora bloccato in una scuola media.
Nonostante le differenti scuole frequentate, i due tentavano sempre, o almeno il più possibile, di compiere quella strada assieme, facendosi compagnia e raccontando luno allaltro la giornata appena avvenuta: la squadra di pallavolo cui Bokuto aveva preso parte, quel dannato prof di matematica, la scemenza del giorno compiuta con Kuroo, le verifiche di Akaashi, i vari orientamenti per i licei
Era un pomeriggio normale e quotidiano, ed i due si portavano avanti con una comune calma.
Kōtarō, che era preso in una dettagliata descrizione di quello che era stato l'allenamento odierno, si bloccò immediatamente, colpito da un'improvvisa e repentina realizzazione:
«'Kaashi, che giorno è oggi?» domandò, attirando l'attenzione del corvino, che aveva il naso leggermente arrossato dal freddo, così come le gote.
«4 dicembre, Bokuto-san.» rispose, facendo fare un sospiro di sollievo interno al brizzolato. Per un attimo aveva temuto fosse il cinque.
«Ah! Non sei emozionato per domani?» chiese comunque, alludendo al compleanno del più piccolo, che sarebbe venuto giusto il giorno seguente.
Keiji alzò le spalle, continuando a camminare lentamente:
«Dovrei?»
«Certo che dovresti, 'Kaashi! Domani è il tuo compleanno!» ribatté quasi indignato il liceale, alzando le braccia al cielo in un gesto d'enfasi «Un'intera giornata dedicata a te!»
Il riccio scosse il capo, un ferreo sorriso ad incurvagli le labbra sottili.
«È una giornata come le altre, Bokuto-san.» gli rispose, infilando le mani nelle tasche della sua giacca calda «È solo uno dei tanti compleanni che, spero, arriveranno.»
Kōtarō emise un verso simile ad un grugnito:
«Mah, come se potessi morire così a caso, l'anno prossimo.»
((Bokuto, amore mio, sappi che gliel'hai appena tirata.))
L'interpellato non rispose: alla fine suo padre se n'era andato così, no? La morte non guarda in faccia nessuno, e quando vuole si realizza e spezza legami quanto vite. Che tu sia ricco o povero, felice o triste.
Si disse di non pensarci, era successo così tanti anni fa. Eppure...
Il brizzolato gli circondò le spalle con un braccio, stringendo il corvino a sé. Aveva capito a cosa avesse portato la propria battuta, e si sentiva leggermente in colpa.
Akaashi riconobbe ed accettò la scusa silenziosa, guardandolo con un tranquillo sorriso sul volto, che il più grande ricambiò, sollevato e radioso.
Fecero qualche altro metro così, poi il maggiore si staccò improvvisamente, avente avvistato una lastra di ghiaccio lungo una leggera discesa.
Strabuzzò gli occhi, emozionato, e vi si avvicinò spedito.
«Bokut-» prima che Akaashi riuscisse nemmeno a pronunciare parola alcuna, ecco che l'altro già stava scivolando su quella, tenendo le braccia larghe per mantenere l'equilibrio e le ginocchia piegate per non cadere.
«AGAASHI GUARDA, STO PATTINANDO SENZA PATTINI!» urlava, andando su e giù lungo quella strada ghiacciata.
Ed il povero Keiji non ebbe nemmeno il tempo d'aprir bocca che un forte tonfo si fece spazio, e la figura di Bokuto cadde rumorosamente a terra, di sedere.
Fu inutile quanto il corvino provò a trattenersi: dinnanzi quella scena, egli scoppiò in una risata piena, portandosi le mani sulla pancia e chinandosi leggermente.
«Agasheeee! Non ridere di me!» protestava l'infortunato, mentre provava ad alzarsi, scivolando continuamente.
Il riccio pensò di non aver mai riso quanto quel giorno.
La mattia seguente, al suo risveglio, Keiji trovò una distesa bianca di soffice neve ad attenderlo fuori dalla finestra.
Aveva i capelli scompigliati ed ancora i segni del cuscino sul volto, mentre guardava quello spettacolo con gli occhi brillanti e stupiti. Era semplicemente magnifico.
Si preparò immediatamente, scendendo in cucina, ove trovò sua madre ad attenderlo. Lei lo strinse in un caldo abbraccio, baciandogli il capo ed augurandogli un felice compleanno.
Lui sorrise, stringendo a sua volta il corpo delicato della donna. Aveva un buon presentimento, magari quello non sarebbe stato un altro comune, ripetitivo e banale giorno come i restanti.
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Sweet death. /BokuAka/
Fanfiction"Cosa si scrive, quando non si ha più tempo per farlo? Cosa si dice, sapendo che quelle saranno le ultime parole che potrai mai pronunciare? Cosa si pensa dell'amore, quando questo diviene la causa della tua fine?„ Il giovane liceale Akaashi Keiji...
