Empatia.
Durante l'orario scolastico, compresa quindi anche la ricreazione, era vietato spostarsi tra i vari licei: in poche parole, ogni studente doveva rimanere nel proprio.
Ciò non era un problema, fortunatamente, per Akaashi.
Non appena poté scappare dalla propria classe, infatti, costui si diresse verso la classe di Bokuto, ben consapevole che quest'ultimo stesse facendo lo stesso. Non a caso, si incontravano sempre a metà strada.
Kōtarō non era esattamente difficile da notare, data l'aurea di chiasso ed energia che si portava dietro; per questo il corvino non si stupì di sentirlo già a qualche metro di distanza.
«Akaashi!» lo salutò il maggiore, con un sorriso a trentadue denti, alzando una mano, mentre nell'altra aveva ben due panini. Subito ne porse uno dal minore. «Sapevo ti avrei trovato senza cibo, ormai ti conosco troppo bene!» aggiunse fieramente, mentre il corvino prendeva quella merenda con un sorriso delicato a volteggiargli sul volto.
Protestare sarebbe stato inutile: l'altro non lo avrebbe lasciato andare senza nulla da mangiare.
«Ti ringrazio, Bakuto-san, anche se non ce n'era bisogno.»
«Oh, sì che ce n'era! Abbiamo una partita da vincere, noi!»
Akaashi quasi si stupì nell'aver sospettato, anche per un secondo, che il più grande non stesse pensando alla pallavolo.
Scosse leggermente il capo, come rassegnato, con un sorriso divertito sul viso.
«Quando dovremmo giocare?» domandò quindi, tornando a guardare lui negli occhi.
Belli come pochi.
«Non so, ma spero il prima possibile, così che Kuroo possa presto assaggiare la mia rivincita!»
«La tua rivincita? Non avevi detto di aver pareggiato?»
Bokuto esitò per mezzo istante. «Volevo dire la mia vendetta, per aver osato insinuare di avermi battuto.» si corresse in una mezza risata nervosa, come a convincere l'altro della verità nelle proprie parole.
«Oh, certo.» alzò gli occhi al cielo il corvino.
La giornata passò relativamente in modo veloce, ed il pomeriggio arrivò presto.
I due ragazzi avevano optato per vedersi, così da valutare le proprie capacità nella pallavolo prima dello "scontro".
Bokuto faceva parte del club della scuola, dunque era chiaramente sicuro e fiducioso delle proprie abilità.
Il caso era contrario per Akaashi: infatti, costui non toccava un pallone da anni, e temeva seriamente di fare una pessima figura dinnanzi al suo migliore amico.
Come se non ne avesse mai fatte, poi.
Un piccolo grigno uscì dalle sue labbra mentre si vestiva; stava provando a ricordare, seppur lontanamente, quelle nozioni che aveva appreso, ma sembrava aver dimenticato tutto.
Inoltre, Kuroo avrebbe giocato con Kenma, un suo compagno di liceo del secondo anno, anch'egli parte del club di pallavolo.
"Per nulla squilibrate queste squadre, eh..?" pensò scoraggiato il corvino, mentre usciva di casa, dopo aver avvertito sua madre.
Come da copione, l'eccessivamente entusiasta Bokuto lo stava già aspettando, con un pallone giallo e blu tra le mani, mentre faceva dei piccoli palleggi.
Relativamente vicino casa di entrambi vi era un parco abbastanza ampio, utile per allenarsi quando la palestra era occupata. D'altro canto, era raramente pieno di gente, quindi non vi era il rischio di colpire qualche ragazzino sparso qui e là. Il posto perfetto.
Deglutendo, Akaashi richiamò l'amico, che subito si girò e sorrise, pronto a giocare.
Si spostarono verso il centro del prato, iniziando a riscaldarsi con qualche banale palleggio. Era già qualcosa, no?
«Bene, hey! Se non ricordo male usavi giocare come alzatore, giusto Akaashi?» gli domandò quindi il ragazzo dagli occhi dorati.
«Sì, esatto.» rispose l'interessato rimandando la palla indietro, che venne immediatamente afferrata da un energico Bokuto.
«Fammi qualche alzata, allora!»
Ciò che accadde in seguito fu abbastanza confusionario.
Akaashi valutò fortunatamente come Bokuto riuscisse seriamente a schiacciare ogni alzata, dalle più alte alle più basse, dalle più precise alle meno. Il lato negativo? Lui, contrariamente, pareva non aver mai giocato neanche per sbaglio.
Ricordava di avere una forte precisione, o comunque di cavarsela, ma a quanto parte il tempo l'aveva portata via con sé.
Sarebbe stato impossibile negare quanto ciò lo stesse innervosendo.
Com'è possibile dimenticare tutto assieme?
Strinse frustrato i pugni, in seguito all'ennesima alzata completamente scoordinata e caotica.
«Perché pensi io abbia chiesto a te di giocare con me, Akaashi?» si sentì Kōtarō, ai cui occhi il crescente malessere del compagno non era sfuggito.
L'altro si girò e lo guardò: «Perché sono il primo che hai visto in quel momento..?»
Bokuto parve sobbalzare, scuotendo velocemente le mani come a ripararsi:
«No! Cioè sì, ma non esattamente!» esclamò repentinamente «il destino ha voluto che tu ti trovassi lì, essendo ben consapevole del nostro rapporto.»
Keiji gli rivolse uno sguardo confuso:
«...eh?»
«Nella pallavolo, chiaramente, tecnica ed esperienza hanno un certo spessore, ma la chiave della vittoria si trova in altro. <<Allora in cosa, Bokuto-senpai??>> mi vorrai chiedere...»
«-non ti avrei mai chiamato così.»
«Non è questo il punto! La chiave, in questo sport, sta nella squadra. Nella collaborazione, nella fiducia reciproca, nell'empatia tra giocatori.» parlò orgogliosamente, con gli occhi che splendevano di energia «...e nessuno, in nessuna squadra, ha ciò che abbiamo io e te.»
Il cuore di Akaashi perse un battito.
Non tutti hanno un'amicizia così duratura, ecco cosa intende. Non viaggiare con la mente.
Grazie ad una potentissima forza, o debolezza, riuscì ad accantonare quel pensiero.
La speranza ed il buon umore del più grande lo contagiarono immediatamente, facendogli tornare la voglia di giocare. Raccolse la palla da terra, lanciandola immediatamente al compagno.
«Ricominciamo.»
Non sapeva se fosse merito dell'altro e delle sue parole, o delle proprie capacità necessitanti più tempo per risvegliarsi, ma i tiri andarono man a mano migliorandosi.
Quando arrivava il momento di alzare il pallone, in quel preciso quanto sfuggente ed estremamente lungo istante, nel corvino si svegliava una spiccata ragione.
Qual era l'azione più utile, al momento? Cosa avrebbe comportato? Secondo la posizione dell'ace, quale altezza è la più opportuna?
A questa insolita calma, poi, univa la propria conoscenza del maggiore. Data l'atmosfera, la situazione e l'andamento del gioco, Akaashi riusciva a prevedere con un'importante affidabilità le azioni del compagno.
Fece progressi in pochissimo tempo.
Dopo l'ennesima schiacciata olimpionica, Bokuto non si trattenne dall'esultare:
«Hey, hey, hey! Hai visto Akaashi?? Cosa abbiamo fatto??» disse, girandosi a guardarlo fieramente «Quei due gatti non avranno possibilità di vincita, neppure minima!»
L'interessato ridacchiò, asciugandosi la fronte imperlata di sudore. Non ricordava che la pallavolo fosse uno sport così divertente.
«Hai ragione, Bokuto-san. Fantastico.»
I due si dovettero salutare poco dopo, data l'ora che si era fatta. Akaashi quasi si sentì ringiovanire: come quando, da bambino, prendevi a giocare e perdevi totalmente la cognizione del tempo.
In seguito ad un ulteriore riso gasato del più grande, il corvino prese ad allontanarsi, con un indelebile ma sottile sorriso stampato sul viso.
Già, un rapporto estremamente speciale.
Author's note:
Penso che il genuinamente puro rapporto che la bokuaka ha sia uno dei soggetti di cui amo maggiormente scrivere, I mean, look at them.
Questi capitoli iniziali saranno abbastanza "corti", tuttavia man a mano che la storia si evolverà aumenteranno di lunghezza quanto di contenuti. Spero la storia stia iniziando a catturare la vostra attenzione. :)
Prossimo aggiornamento: 11/09.
-H.
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Sweet death. /BokuAka/
Fanfic"Cosa si scrive, quando non si ha più tempo per farlo? Cosa si dice, sapendo che quelle saranno le ultime parole che potrai mai pronunciare? Cosa si pensa dell'amore, quando questo diviene la causa della tua fine?„ Il giovane liceale Akaashi Keiji...
